Venezia 2014

FUORI CONCORSO

Ann Hui, la chiusura della Mostra è tutta del suo "The Golden Era"

"Huangjin shidai" ("The Golden Era") sarà presentato questa sera a seguire la cerimonia di premiazione. Racconta la scandalosa, breve esistenza della scrittrice cinese Xiao Hong. "Mi ha affascinato la sua vita vissuta come in circolo, in continuo movimento per sfuggire alla guerra"

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VENEZIA - Una vita breve, movimentata, scandalosa quella della scrittrice Xiao Hong, morta a Hong Kong nel 1942 a soli 31 anni. La racconta la regista Ann Hui in The Golden Era, il film di chiusura della Mostra. Autrice di una ventina di film, presentati in diversi festival europei, Ann Hui, 67 anni pieni di energia, è qui anche come presidente della giuria di Orizzonti. Era già stata in passato membro della giuria ufficiale e nel 2011 era in concorso con A simple life, che fece conquistare la Coppa Volpi alla protagonista. The Golden Era, interpretato da Tang Wai (era in Lussuria di Ang Lee) non è un film biografico tradizionale, alle immagini di una vita ricostruita cronologicamente con rari flash nel tempo, si alternano testimonianze di intellettuali e scrittori che si rivolgono direttamente allo spettatore, oltre a letture di brani e poesie. "La donna e la letteratura si intrecciano, nella maggior parte dei suoi libri Xiao Hong racconta le sue esperienze di vita, dall'infanzia vissuta nella campagna della Manciuria con il nonno, dal legame con un grande scrittore che fu il suo mentore agli incontri d'amore. Tutta la sua vita è nella sua scrittura, non è stato difficile armonizzare i due aspetti, privato e pubblico", dice Ann Hui.
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Che cosa l'ha appassionata nella sua storia?
"Intanto la vita vissuta come in circolo, in continuo movimento per sfuggire alla guerra. Quando i giapponesi invasero la Manciuria fuggì a Shanghai, quando anche Shanghai fu invasa scappò e si spostò nelle regioni interne della Cina finché con il marito, un altro scrittore, trovò rifugio a Hong Kong, una delle ultime città ad essere occupate dai giapponesi, dove morì di tubercolosi poco prima. Soprattutto mi ha affascinato la spregiudicatezza del pensiero, fuori dal suo tempo".

Nella Cina in guerra c'era la libertà di esprimersi?
"Come tutti gli intellettuali e gli artisti Xiao Hong era contro i giapponesi. Era impossibile parlarne liberamente, lei lo faceva indirettamente, scriveva della gente comune, della miseria e della sofferenza in cui viveva a causa della guerra. Allora il popolo cinese era contro la guerra, ma era una situazione complessa, all'interno del paese c'era già la lotta per la supremazia tra i comunisti e i nazionalisti. Secondo alcune testimonianze Xiao Hong era dalla parte dei comunisti".
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Com'era nel rapporto con i sentimenti?
"Ha vissuto una vita bohemienne, ha avuto molti incontri interessanti, e se si innamorava non si negava all'amore. A quel tempo era un grande scandalo se una ragazza non si sposava giovanissima. Xiao Hong a 15 anni ebbe una storia d'amore con un cugino e rifiutò il matrimonio combinato dalla famiglia. È straordinaria la sua modernità, mi affascina, ma nel film voglio che siano gli eventi a raccontarla al pubblico, non mi piace quando un regista lascia trapelare troppo il suo pensiero".

Anche lei ha lasciato la Manciuria e vive a Hong Kong
"Sì, ma per altre ragioni, oggi non c'è la guerra e non ci sono matrimoni combinati. Negli anni Cinquanta e Sessanta quelli della mia generazione si sono divisi, chi è rimasto in Cina ha vissuto nella cultura del regime comunista, chi come me ha preferito Hong Kong è cresciuto in un regime coloniale".

Lo stato del cinema a Hong Kong?
"Hong Kong è famosa per le arti marziali, Bruce Lee, Jackie Chan, kung fu. Noi che raccontiamo storie realistiche abbiamo un pubblico, ma non arriviamo molto in alto nel box office. Adesso Hong Kong è in crisi, è più facile andare a girare in Cina. The Golden Era l'ho fatto in Cina, ho avuto parecchie difficoltà, perché è un film costoso ed Xiao Hong è una scrittrice amata nei circoli intellettuali, non è una figura popolare né gradita al regime comunista, era troppo moderna e spregiudicata. È stata rivalutata soltanto in anni recenti".

Come vede la Cina di oggi nella sua continua evoluzione?
"Non ci vivo, sono poco preparata. Quando sono stata a Pechino per il film ho avuto l'impressione di una città divisa. Da una parte il comportamento dei ricchi che viaggiano nel mondo e ostentano il loro lusso, dall'altra quelli che si affannano a conquistare la ricchezza, gente che spesso arriva dalla campagna, lavora nei ristoranti, negli alberghi, negli uffici in una frenesia impressionante. Non ne ho esperienza diretta, ma so che l'ansia di conquistare la ricchezza genera violenza. Ci vorrà tempo prima che la società cinese ritrovi un suo equilibrio".

Com'è visto oggi Mao Tse Tung?

"C'è stata una revisione soprattutto sotterranea. Naturalmente i politici lo celebrano, ma è difficile capire che cosa pensino veramente. La gente comune non ne parla, soprattutto si guarda bene dal parlarne male".