Venezia 2015

CINEMA

Elisa Sednaoui: "Modella che sognava di far la diplomatica, oggi lotto per l'accoglienza"

La madrina di Venezia 72 è la top model e attrice di mamma italiana e papà egiziano. Il suo impegno più grande è quello con la fondazione che ha creato due anni fa per diffondere l'educazione attraverso l'arte con i bambini del Medio Oriente

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Modella da quando aveva 14 anni, musa di Lagerfeld e Louboutin, attrice per il libanese Sharunas Bartas e per l’italiano Alessandro Genovesi, mamma piemontese e padre egiziano, regista di un documentario sulla primavera araba (Bukra Insh'Allah, Tomorrow, God Willing) e creatrice di una fondazione per sviluppare la creatività tra i bambini in Egitto e in altri paesi del Medio Oriente, vive a Londra con il marito inglese mecenate e il figlio di due anni. Classe 1987, fisico statuario, occhi verdi penetranti e voce potente. “Mi fa sempre ridere quando chiamo in America e mi rispondono Yes, sir. Ok, sir”. Chi è la madrina Elisa Sednaoui? “Innanzitutto è Elisa. Da sempre ho la difficoltà di riassumermi in poche frasi.  I mestieri che ho fatto, prima la modella per necessità, poi l’attrice per curiosità non bastano per raccontarmi. Figurati che io volevo fare la diplomatica e fin da ragazzina volevo lavorare nel sociale, oggi come oggi la cosa più importante per me è la Fondazione che punta all’educazione attraverso l’arte. Non pensiamo che tutti i bambini debbano diventare artisti o musicisti, ma crediamo che l’arte possa aiutare tutti, grandi e piccoli, ad aprire le proprie prospettive e a vedere la propria vita da un’angolazione differente”.
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A vederla oggi, questa giovane donna molto sicura di sé, si fa fatica ad immaginarla, ragazzina indifesa, adolescente in difficoltà perché confondeva le lingue e non sapeva fare i gestacci. “Vent’anni fa arrivare a Milano o in Piemonte dall’Egitto è stata dura. Ero figlia unica e avevo difficoltà a rapportarmi con quelli della mia età e all’epoca l’apertura nei confronti del diverso era tutt’altro che acquisita. Per questo in tutto quello che faccio mi interessa portare avanti un discorso non solo di tolleranza ma di inclusione. Cerco risposte alla domanda come facciamo a stare insieme se siamo diversi?”
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La sua filmografia non è ancora particolarmente ricca, ai titoli usciti in Francia (Indigène d'Eurasie, Les gamins, Bus Palladium) si aggiungono il venezuelano Libertador e l’italiano Soap Opera. “La folgorazione per il cinema è arrivata con Assassini nati di Oliver Stone, ma mi piacciono molti dei registi italiani presenti a Venezia quest’anno da Bellocchio a Guadagnino di cui vidi proprio qui a Venezia Io sono l’amore. Certo se mi chiamassero Cuaron o Sorrentino ci andrei di corsa. Devo imparare solo a mettere un po’ più di distanza tra le riprese e il film finito. Quando rivedo i film sul grande schermo c’è sempre qualcosa che non mi torna, sono molto dura verso me stessa e non mi piaccio mai e poi, sarà una vocazione da regista che cova, penso sempre Avrei montato diversamente, quella scena l’avrei girata in un altro modo, perché ha tagliato quell’attore?. Ora sto scrivendo un mio progetto, vedremo se finirò per girarlo o solo produrlo”.