Venezia 2015

L'EVENTO

"Everest", il kolossal ad alta quota. Jason Clarke: "Abbiamo rischiato di congelare"

Il regista islandese Baltasar Kormakur e il cast stellare (Jake Gyllenhaal, Emily Watson, Josh Brolin) raccontano l'esperienza estrema del film in 3D girato sulle montagne più alte del mondo: "Abbiamo sofferto, ma è stato incredibile"

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VENEZIA - Non ci sono tutti ma sono tanti i protagonisti del film corale, spettacolare e in 3D Everest: il gruppo di star hollywoodiane è arrivato qui a Venezia per sostenere il regista del film, l'islandese Baltasar Kormakur, e per aprire la settantaduesima edizione della Mostra del Cinema. L'accoglienza alla proiezione per la stampa non è stata particolarmente calorosa, andrà meglio stasera con il pubblico perché Everest, 65 milioni di dollari di budget e un cast di star, è un film ideale per la sala, dove uscirà il 24 settembre. Ci sono l'avventura della scalata sulla cima del mondo, la tensione e la commozione della storia vera (la tragica giornata del 10 maggio 1996 dove persero la vita otto alpinisti), il senso di cameratismo che si stabilisce a quell'altezza, la bellezza degli scenari (in parte il vero complesso dell'Himalaya in parte la ricostruzione nella nostra Val Senales).
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E così qui al Lido sbarcano Jake Gyllenhaal (Lo sciacallo ma anche Prince of Persia), Jason Clarke (Terminator Genisys e Il pianeta delle scimmie), Emily Watson (Le onde del destino, La teoria del tutto), Josh Brolin (presenza fissa dei film dei Coen ma anche protagonista del poliziesco Sicario) e John Hawkes (Un gelido inverno). Oltre ai familiari dei veri scalatori e alcuni dei protagonisti, compresi tre sherpa che parteciparono a quella scalata.
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Gyllenhaal non nasconde la sua gratitudine nei confronti della mostra: "Sono molto legato a Venezia, qui la mia carriera è cambiata dopo la proiezione di Brokeback Mountain dieci anni fa - ci dice quando lo incontriamo all'hotel Marriott sull'isola delle Rose insieme al collega Jason Clarke, platino per il film che sta girando - quando sono arrivato al Lido ero un uomo quando sono ripartito un altro".

Stasera il cast corale del film (mancano Keira Knightley e Robin Wright, rimaste a casa come i loro personaggi, le moglie degli scalatori Scott Fischer e Rob Hall e il marine Avatar Sam Worthington) sfilerà sul tappeto rosso sfidando i temporali che le previsioni meteo danno in arrivo sul Lido. "Abbiamo affrontato di peggio - scherza Jason Clarke - abbiamo girato sulle Dolomiti con un vento pungente e temperature sotto zero, ma nonostante il freddo, le punte dei piedi e delle mani quasi congelate é stata la migliore esperienza cinematografica che abbia mai avuta".
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Gli fa eco il regista: "Ci sono stati momenti difficili come quando in Val Senales la produzione é stata colpita da una delle nevicate più intense della storia e l'allarme valanghe é diventato veramente realistico, eppure è stata un'esperienza straordinaria sia per il rapporto con la natura che per il senso di cameratismo che si è creato tra gli attori. Li ho fatti soffrire parecchio, ma non li ho mai messi in pericolo". D'altronde il regista (nato a Reykjavik nel '66) é abituato a combattere con le forze della natura: "Beh, se si nasce in Islanda andare a scuola in bicicletta attraverso le tempeste di neve o andare in barca nel mare ghiacciato o ancora viaggiare a cavallo per gli altipiani senza incontrare nessun segno di civiltà è normale e condiziona profondamente il tuo rapporto con la natura e con le sfide che ci pone".

Ma al di là dell'esperienza estrema della montagna ("Siamo arrivati a Cinecittà in cerca del sole" ha raccontato il regista) per gli attori le emozioni più forti sono state quelle con l'incontro con i familiari delle due guide che hanno perduto la vita quel giorno. "E' stata un'emozione incredibile per me incontrare la moglie di Hall, Jen e la figlia Sarah che oggi é un'adolescente ma che non ha mai conosciuto suo padre. E' stata l'emozione più forte della mia carriera di interprete, sapere di dover restituire la verità di quell'uomo". E per prepararsi infatti Clarke ha osservato attentamente le fotografie di Hall, ha ascoltato le interviste radiofoniche per modificare il suo accento australiano e renderlo più simile a quello neozelandese e poi ha smesso di bere caffè perché gli alpinisti sono grandi bevitori di tè.
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A differenza dei colleghi Josh Brolin ha interpretato uno dei pochi sopravvissuti, il medico texano Beck Wheaters, il cui libro A un soffio dalla fine é stato di ispirazione al film insieme al bestseller di Jon Krakauer (giornalista, scrittore e alpinista) Aria sottile. "E' totalmente inspiegabile come Wheaters sia sopravvissuto contro tutte le probabilità. Come ha fatto ad affrontare quella situazione con un vento che soffiava a 80 miglia - dice Brolin - il pensiero della sua famiglia lo ha tenuto in vita. La responsabilità di raccontare qualcuno realmente vissuto é troppo grande, alcuni non sono più con noi ma altri ci sono ancora. Le sensazioni rispetto alle loro reazioni sono talmente grandi che devi metterle da parte... non riesco a pensarci. Quasi vorrei che Beck non lo vedesse, ma devo dire che le reazioni finora in Nuova Zelanda sono state molto buone".

"Interpretare questo personaggio mi ha fatto provare una grande responsabilità - conclude Gyllenhaal - quando i figli di Scott Fischer mi hanno contattato direttamente é stato molto emozionante. Erano preoccupati dell'immagine che avrei restituito di loro padre, incontrarli mi ha permesso di vedere il mio personaggio attraverso i loro occhi. Ho cercato di rappresentarlo non attraverso le caratteristiche fisiche che pure abbiamo studiato ma con l'essenza del personaggio e spero di esserci riuscito".