Shia LaBeouf, che brutto soldato: non gli dona la testa rasata
Completo e cravatta grigi, capelli rasati stile marine: dopo Johnny Depp, un'altra semi-delusione per le fan in cerca di divi. Perché Shia LaBeouf, che ha costruito la propria carriera - oltre che sulla bravura - sull'immagine del fascinoso un po' maudit, alla Mostra si presenta con un look non propriamente accattivante. Al Lido è protagonista di "Man Down" (nella sezione Orizzonti), il dramma di Dito Montiel su un reduce traumatizzato dalla guerra. Lo ricordavamo nei guai, un anno fa, dopo l'arresto per aver creato il caos, dalla platea, in preda all'alcool, durante una rappresentazione di "Cabaret" a Broadway. Parla del film: "Ogni volta che giro, per me è sempre come se fosse la prima e l'ultima, ma con gli anni mi sono calmato un po" dice sorridendo l'attore 29enne. Girare "Man Down" con Montiel, un amico, che l'aveva già voluto come protagonista nella sua opera prima autobiografica, "Guide to recognizing your saints" (2006), è stata per LaBeouf "come una terapia che abbiamo fatto insieme, lui sa che bottoni spingere con me e questo film è la cosa più difficile che abbia mai fatto in vita mia, perché è un personaggio così fragile". Sebbene LaBeouf si dedichi sempre più anche alla performance art, "il mio obiettivo primario - dice - è il cinema. Mi piace utilizzare ogni veicolo d'espressione di sé. Recitare è una rappresentazione collettiva, in altri casi sono più intimo".