"El Clan", la malavita borghese ai tempi della dittatura: "Era un film necessario"
Maria Pia Fusco, dal nostro inviato MARIA PIA FUSCOArgentina, anni Ottanta: Pablo Trapero, insieme ai produttori di Pedro Almodovar, porta in concorso al Lido un film che racconta la corruzione dello stato sudamericano ai tempi della dittatura. "È importante preservare la memoria del passato"
VENEZIA - La sorpresa più bella per il regista Pablo Trapero e per i produttori – tra gli altri El Deseo di Pedro Almodovar – è stato il successo in Argentina di El Clan che, alla sua uscita il 28 agosto, ha avuto il maggior incasso di tutti i tempi del paese, è diventato un caso. "Mi aspettavo che gli argentini che hanno vissuto e sofferto il regime militare aspettassero il film, ma non credevo che a riempire le sale arrivassero le generazioni nate negli anni Ottanta, tanti giovani che del periodo di Videla hanno solo sentito parlare. È importante, soprattutto in un momento come questo in cui in Argentina l’interesse più forte è per l’espansione economica piuttosto che per la memoria del passato", dice Trapero.
Il quale, per ricostruire la verità della storia della famiglia Puccio, ha incontrato enormi difficoltà. "Il potere criminale di Arquìmedes Puccio ha attraversato decin…
Il quale, per ricostruire la verità della storia della famiglia Puccio, ha incontrato enormi difficoltà. "Il potere criminale di Arquìmedes Puccio ha attraversato decin…
VENEZIA - La sorpresa più bella per il regista Pablo Trapero e per i produttori – tra gli altri El Deseo di Pedro Almodovar – è stato il successo in Argentina di El Clan che, alla sua uscita il 28 agosto, ha avuto il maggior incasso di tutti i tempi del paese, è diventato un caso. "Mi aspettavo che gli argentini che hanno vissuto e sofferto il regime militare aspettassero il film, ma non credevo che a riempire le sale arrivassero le generazioni nate negli anni Ottanta, tanti giovani che del periodo di Videla hanno solo sentito parlare. È importante, soprattutto in un momento come questo in cui in Argentina l’interesse più forte è per l’espansione economica piuttosto che per la memoria del passato", dice Trapero.
Il quale, per ricostruire la verità della storia della famiglia Puccio, ha incontrato enormi difficoltà. "Il potere criminale di Arquìmedes Puccio ha attraversato decine di anni, ma non esiste una documentazione accurata degli eventi, non c’è materiale ufficiale, la ricerca ha richiesto molto tempo, ho trovato cronache sporadiche. Nessuno dei Puccio ha accettato di parlare, l’aiuto più prezioso l’ho avuto dai vicini di casa che furono testimoni ai processi e soprattutto dai famigliari delle vittime. Molto di loro erano in sala la sera della prima, e la loro commozione mi ha fatto sentire si aver fatto un film necessario".
Sembra impossibile che una famiglia benestante di San Isidro, un quartiere borghese a nord di Buenos Aires, cinque figli, tutte le domeniche a messa, abbia vissuto a contatto così stretto con il crimine, con le grida dei sequestrati in cantina, con i ricatti, con gli omicidi, anche di amici. "Non bisogna idealizzare la borghesia, solo apparentemente i Puccio sono una famiglia normale, in realtà sono fuori dalla norma. Con il film abbiamo scavato dietro la facciata. Arquìmedes non è un pazzo che decide di rapire le persone dal nulla, è un prodotto del suo tempo, il clan Puccio non sarebbe esistito senza la dittatura militare. Tutto è stato possibile grazie alla protezione dei vertici del regime, in un continuo scambio di favori. Non a caso nei rapimenti usavano gli stessi metodi, la stessa violenza".
Quello che il film non mostra è la vita di Arquìmedes – interpretato da Guillermo Francella, un attore comico tra i più amati in Argentina – in carcere. "Ha avuto privilegi incredibili, nessuna restrizione nelle comunicazioni anche con l’avvento della democrazia. Ma il suo legame con il potere veniva da lontano. Ancora prima dei militari faceva parte delle nascenti squadre della morte contro il governo Peron. È inimmaginabile il numero di conoscenze e di possibilità di ricatti che aveva costruito. Davvero nelle suo straordinarie vicende di vita la realtà supera ogni fantasia".
Il quale, per ricostruire la verità della storia della famiglia Puccio, ha incontrato enormi difficoltà. "Il potere criminale di Arquìmedes Puccio ha attraversato decine di anni, ma non esiste una documentazione accurata degli eventi, non c’è materiale ufficiale, la ricerca ha richiesto molto tempo, ho trovato cronache sporadiche. Nessuno dei Puccio ha accettato di parlare, l’aiuto più prezioso l’ho avuto dai vicini di casa che furono testimoni ai processi e soprattutto dai famigliari delle vittime. Molto di loro erano in sala la sera della prima, e la loro commozione mi ha fatto sentire si aver fatto un film necessario".
Sembra impossibile che una famiglia benestante di San Isidro, un quartiere borghese a nord di Buenos Aires, cinque figli, tutte le domeniche a messa, abbia vissuto a contatto così stretto con il crimine, con le grida dei sequestrati in cantina, con i ricatti, con gli omicidi, anche di amici. "Non bisogna idealizzare la borghesia, solo apparentemente i Puccio sono una famiglia normale, in realtà sono fuori dalla norma. Con il film abbiamo scavato dietro la facciata. Arquìmedes non è un pazzo che decide di rapire le persone dal nulla, è un prodotto del suo tempo, il clan Puccio non sarebbe esistito senza la dittatura militare. Tutto è stato possibile grazie alla protezione dei vertici del regime, in un continuo scambio di favori. Non a caso nei rapimenti usavano gli stessi metodi, la stessa violenza".
Quello che il film non mostra è la vita di Arquìmedes – interpretato da Guillermo Francella, un attore comico tra i più amati in Argentina – in carcere. "Ha avuto privilegi incredibili, nessuna restrizione nelle comunicazioni anche con l’avvento della democrazia. Ma il suo legame con il potere veniva da lontano. Ancora prima dei militari faceva parte delle nascenti squadre della morte contro il governo Peron. È inimmaginabile il numero di conoscenze e di possibilità di ricatti che aveva costruito. Davvero nelle suo straordinarie vicende di vita la realtà supera ogni fantasia".