Vasco, ciclone a Venezia: "Volevo essere come Mick Jagger"
Chiara Ugolini, dal nostro inviato CHIARA UGOLINIIl cantante alla Mostra per presentare "Il decalogo di Vasco" canta davanti a quasi 3000 fan e si lascia andare ad aneddoti, ricordi e battute. "Sono sincero solo nelle mie canzoni"
VENEZIA - E alla fine Vasco canta. Senza strumenti, senza band ("se me lo dicevate portavo la chitarra"). Canta Il blues della chitarra sola, accenna una strofa e il pubblico gli viene dietro. A inizio serata aveva detto "canto solo quando sono ubriaco", poi complice un calice di champagne e l'affetto dei fan alla fine si lascia andare, è un fiume in piena di aneddoti, storie, massime sulla sua vita e la sua musica. Altro che Vasco night, è stata tutta una Vasco giornata. Accolto da rockstar ma anche da moviestar da migliaia di fan, Vasco è arrivato al Lido nel pomeriggio, lo sbarco dal motoscafo è rocambolesco con i ragazzini che scavalcano il cancello del giardino dell'Excelsior e lottano per accaparrarsi un autografo o un bacio: "Ai fan dico grazie di esistere, come loro lo dicono a me, io lo dico a loro". In 2800 in un'ora a fine agosto hanno esaurito i biglietti disponibili per la doppia proiezione e sono…
VENEZIA - E alla fine Vasco canta. Senza strumenti, senza band ("se me lo dicevate portavo la chitarra"). Canta Il blues della chitarra sola, accenna una strofa e il pubblico gli viene dietro. A inizio serata aveva detto "canto solo quando sono ubriaco", poi complice un calice di champagne e l'affetto dei fan alla fine si lascia andare, è un fiume in piena di aneddoti, storie, massime sulla sua vita e la sua musica. Altro che Vasco night, è stata tutta una Vasco giornata. Accolto da rockstar ma anche da moviestar da migliaia di fan, Vasco è arrivato al Lido nel pomeriggio, lo sbarco dal motoscafo è rocambolesco con i ragazzini che scavalcano il cancello del giardino dell'Excelsior e lottano per accaparrarsi un autografo o un bacio: "Ai fan dico grazie di esistere, come loro lo dicono a me, io lo dico a loro". In 2800 in un'ora a fine agosto hanno esaurito i biglietti disponibili per la doppia proiezione e sono arrivati con striscioni, magliette dei concerti e un unico urlo, che sovrasta anche la voce compassata che annuncia l'inizio della proiezione, "Vasco, Vasco".
Prima di lui sul tappeto rosso ("con me è diventato ancora più rossi") sono sfilati gli artisti, intellettuali, cittadini della marcia a piedi scalzi. Non si è tolto le scarpe ma scendendo dal motoscafo ha dichiarato: "Quello dei migranti è un problema molto grave che deve essere risolto in qualche modo, è una grandissima tragedia. Dobbiamo solidarietà a chi scappa dalle guerre vorrei vedere, se dovessimo scappare noi e ci dessero tutte le porte in faccia".
La mostra rock. "Sono venuto a portare il rock al festival del cinema di Venezia perché la musica è una grande consolazione, il rock scarica anche i nervi e fa stare meglio nella vita". Vasco è alla Mostra per presentare Il decalogo di Vasco di Fabio Masi, viaggio nel mondo del rocker tra massime filosofiche, ginnastica in spiaggia ("non sono uno sportivo, lo faccio per necessità") e dietro le quinte dei suoi concerti. "Sono qui come attore a mia insaputa - scherza Vasco - l'inconsapevolezza mi rende più allegro, quando sono consapevole sono più nervoso. Questo decalogo è molto originale, ho dato fiducia ad un giovane regista perché è stato un feeling istintivo, abbiamo vissuto una vita pericolosamente siamo un po' stropicciati tutti e due".
Le canzoni nascono da sole. L'ora che precede il film è tutto un dialogo tra Vasco e i suoi fan, lui dice una cosa, loro rispondono con una strofa e magari la cantano. "Sono sincero solo nelle mie canzoni - rivela - io racconto quello che sento e parlo delle mie debolezze non mi vergogno di niente. Magari ad un amico una cosa non la direi ma nelle canzoni sì perché l'artista deve essere sincero. E poi le canzoni nascono da sole"... e dal pubblico "vengono fuori già con le parole". Quando scrivo una canzone sono sempre in una dimensione un po' onirica, sono solo con la mia chitarra, se incontrassi una donna la canzone non la scriverei più ma d'altronde tutta l'arte è così: libido sessuale sublimata". E ai fan che continuano dalla platea a gridargli e a invocarlo, dice: "Vi ringrazio per l'affetto che mi dimostrate, forse se mi conosceste meglio..." ma non finisce la frase perché parte Ti voglio bene non l'hai mica capito.
Il camionista alterato e l'amico Alfredo. "Spesso mi è capitato che mi tornassero indietro le cose che ho scritto - e Vasco si lascia andare all'aneddoto - una volta ho fatto un incidente ed è sceso uno dal camion incazzato nero, mi ha guardato in faccia e mi ha detto ora te la do io la vita spericolata. Altre volte invece la vita l'ho messa nelle canzoni. Come in Colpa d'Alfredo che racconta una cosa successa davvero, ho cambiato i nomi ma la storia è quella. Incontravo sempre un amico in discoteca ti piantava un chiodo tu perdevi tempo e poi finiva che a andavi a casa solo e allora ci ho fatto una canzone".
Nascita di una rockstar. Ma il momento più bello è quando Vasco racconta come è nata la rock star del Blasco. "Io ho iniziato negli anni Ottanta, mi chiedevano se ero un cantautore e io rispondevo no, sono una rockstar. Con tutto il rispetto per i cantautori, con i quali ho imparato a scrivere, ero convinto che occorresse cambiare pagina, che ci fosse bisogno di un linguaggio più sintetico. Lunga e diritta correva la strada non c'era più tempo bisognava dire sono andato contro un muro. Ma oltre alle canzoni era importante anche come ti muovevi sul palco io guardavo Mick Jagger, avevo osservato che se gli cadeva qualcosa non si girava a raccoglierlo perché altrimenti avrebbe dato l'impressione di un imbranato. Il riflesso condizionato fa sì che se ti cade qualcosa ti viene naturale raccoglierlo io ho lavorato duro per perderlo. Quando andai a Sanremo la prima volta avevo un microfono e volevo fare il matto, ero diversamente lucido ma avevo le idee chiare. Avrei dovuto reinfilare il microfono alla fine della canzone, ma ho pensato che cercare il buco mi avrebbe fatto sembrare uno allo Zecchino d'oro. Allora mi sono detto me lo metto in tasca e me ne vado. Così concentratissimo, anche se diversamente lucido, lo porto a Christian che veniva dopo di me e quasi piangeva. Ma poi il filo finisce il microfono vola via e io non mi sono girato, tutti mi dicevano ma sei matto hai buttato per terra il microfono e chi se ne frega. Così è nata una rockstar".
Prima di lui sul tappeto rosso ("con me è diventato ancora più rossi") sono sfilati gli artisti, intellettuali, cittadini della marcia a piedi scalzi. Non si è tolto le scarpe ma scendendo dal motoscafo ha dichiarato: "Quello dei migranti è un problema molto grave che deve essere risolto in qualche modo, è una grandissima tragedia. Dobbiamo solidarietà a chi scappa dalle guerre vorrei vedere, se dovessimo scappare noi e ci dessero tutte le porte in faccia".
La mostra rock. "Sono venuto a portare il rock al festival del cinema di Venezia perché la musica è una grande consolazione, il rock scarica anche i nervi e fa stare meglio nella vita". Vasco è alla Mostra per presentare Il decalogo di Vasco di Fabio Masi, viaggio nel mondo del rocker tra massime filosofiche, ginnastica in spiaggia ("non sono uno sportivo, lo faccio per necessità") e dietro le quinte dei suoi concerti. "Sono qui come attore a mia insaputa - scherza Vasco - l'inconsapevolezza mi rende più allegro, quando sono consapevole sono più nervoso. Questo decalogo è molto originale, ho dato fiducia ad un giovane regista perché è stato un feeling istintivo, abbiamo vissuto una vita pericolosamente siamo un po' stropicciati tutti e due".
Le canzoni nascono da sole. L'ora che precede il film è tutto un dialogo tra Vasco e i suoi fan, lui dice una cosa, loro rispondono con una strofa e magari la cantano. "Sono sincero solo nelle mie canzoni - rivela - io racconto quello che sento e parlo delle mie debolezze non mi vergogno di niente. Magari ad un amico una cosa non la direi ma nelle canzoni sì perché l'artista deve essere sincero. E poi le canzoni nascono da sole"... e dal pubblico "vengono fuori già con le parole". Quando scrivo una canzone sono sempre in una dimensione un po' onirica, sono solo con la mia chitarra, se incontrassi una donna la canzone non la scriverei più ma d'altronde tutta l'arte è così: libido sessuale sublimata". E ai fan che continuano dalla platea a gridargli e a invocarlo, dice: "Vi ringrazio per l'affetto che mi dimostrate, forse se mi conosceste meglio..." ma non finisce la frase perché parte Ti voglio bene non l'hai mica capito.
Il camionista alterato e l'amico Alfredo. "Spesso mi è capitato che mi tornassero indietro le cose che ho scritto - e Vasco si lascia andare all'aneddoto - una volta ho fatto un incidente ed è sceso uno dal camion incazzato nero, mi ha guardato in faccia e mi ha detto ora te la do io la vita spericolata. Altre volte invece la vita l'ho messa nelle canzoni. Come in Colpa d'Alfredo che racconta una cosa successa davvero, ho cambiato i nomi ma la storia è quella. Incontravo sempre un amico in discoteca ti piantava un chiodo tu perdevi tempo e poi finiva che a andavi a casa solo e allora ci ho fatto una canzone".
Nascita di una rockstar. Ma il momento più bello è quando Vasco racconta come è nata la rock star del Blasco. "Io ho iniziato negli anni Ottanta, mi chiedevano se ero un cantautore e io rispondevo no, sono una rockstar. Con tutto il rispetto per i cantautori, con i quali ho imparato a scrivere, ero convinto che occorresse cambiare pagina, che ci fosse bisogno di un linguaggio più sintetico. Lunga e diritta correva la strada non c'era più tempo bisognava dire sono andato contro un muro. Ma oltre alle canzoni era importante anche come ti muovevi sul palco io guardavo Mick Jagger, avevo osservato che se gli cadeva qualcosa non si girava a raccoglierlo perché altrimenti avrebbe dato l'impressione di un imbranato. Il riflesso condizionato fa sì che se ti cade qualcosa ti viene naturale raccoglierlo io ho lavorato duro per perderlo. Quando andai a Sanremo la prima volta avevo un microfono e volevo fare il matto, ero diversamente lucido ma avevo le idee chiare. Avrei dovuto reinfilare il microfono alla fine della canzone, ma ho pensato che cercare il buco mi avrebbe fatto sembrare uno allo Zecchino d'oro. Allora mi sono detto me lo metto in tasca e me ne vado. Così concentratissimo, anche se diversamente lucido, lo porto a Christian che veniva dopo di me e quasi piangeva. Ma poi il filo finisce il microfono vola via e io non mi sono girato, tutti mi dicevano ma sei matto hai buttato per terra il microfono e chi se ne frega. Così è nata una rockstar".