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"Bagnoli jungle" di Antonio Capuano: "Quel luogo è rimasto una steppa avvelenata"

Standing ovation per il film del regista napoletano sulla realtà dell'ex sito industriale presentato alla Settimana della Critica: "'Gomorra' è un libro bello e importante, come la serie tv e il film, ma ha spettacolarizzato la violenza"
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VENEZIA - Sullo schermo le bandiere rosse del corteo del 1° maggio che sfila colorato e festoso a Bagnoli chiudono Bagnoli jungle e il pubblico in sala lo accoglie con una standing ovation  -  una delle poche di questa Mostra - e un lungo applauso. Antonio Capuano, l'autore del film, l'ultimo della Settimana della Critica, si commuove. La manifestazione è uno dei pezzi della realtà che sono entrati nell'intreccio di storie dei tre personaggi, che Capuano definisce "Giggino, il mariuolo che vive di corsa rubando nelle auto e recitando bizzarre poesie nei ristoranti, Antonio, 80 anni, ex operaio dell'Italsider, che con la pensione gli ha lasciato l'enfisema polmonare, Marco, 18 anni, che lavora nella salumeria e consegna la spesa ai clienti". Le immagini di Bagnoli, con i mostruosi residui degli insegnamenti industriali, sono impressionanti. Con la sua bella lingua napoletana e la sua schiettezza senza sconti, Capuano non risparm…
VENEZIA - Sullo schermo le bandiere rosse del corteo del 1° maggio che sfila colorato e festoso a Bagnoli chiudono Bagnoli jungle e il pubblico in sala lo accoglie con una standing ovation  -  una delle poche di questa Mostra - e un lungo applauso. Antonio Capuano, l'autore del film, l'ultimo della Settimana della Critica, si commuove. La manifestazione è uno dei pezzi della realtà che sono entrati nell'intreccio di storie dei tre personaggi, che Capuano definisce "Giggino, il mariuolo che vive di corsa rubando nelle auto e recitando bizzarre poesie nei ristoranti, Antonio, 80 anni, ex operaio dell'Italsider, che con la pensione gli ha lasciato l'enfisema polmonare, Marco, 18 anni, che lavora nella salumeria e consegna la spesa ai clienti". Le immagini di Bagnoli, con i mostruosi residui degli insegnamenti industriali, sono impressionanti. Con la sua bella lingua napoletana e la sua schiettezza senza sconti, Capuano non risparmia le critiche. "Bagnoli è rimasta una steppa avvelenata. Hanno mandato un commissario ma sia De Luca che De Magistris lo osteggiano. È uno che viene da circolo di Renzi, non possono controllarlo".

Non le piace il suo sindaco?
"L'ho pure votato! Ma mi  deluso, si è rivelato un trombone, gli piacciono le feste, ha fatto la festa della bufala, in via Caracciolo vuole organizzare il Pizza Village, ha scritto una lettera ad Al Pacino. 'Caro Al, vieni a presentare il tuo film al teatro San Carlo...'. È su Youtube, imbarazzante, è uno scuorno".

Cosa dovrebbe fare il commissario?
"Chissà. Tutto quello che è stato fatto finora è stato distrutto. Avevano fatto una cittadella dello sport, i campi da tennis si vedono nel film, la magistratura ha sequestrato tutto e bloccato, perché non hanno mai bonificato, hanno solo rivoltato la terra avvelenata, c'è tanto materiale inquinante, non cresce un filo d'erba".

Che cosa l'ha stupita di Bagnoli durante le riprese?
"I guaglioni che faticano. Ti aspetti di trovare ragazzi coinvolti nella malavita, e ci sono, ma ci sono anche giovani perbene che si guadagnano da vivere con il lavoro. Marco del film è Marco Grieco, era il ragazzino protagonista di La guerra di Mario con Valeria Golino e lui fa nella vita il garzone di salumeria. Anzi, siccome ha un carattere indisciplinato, adesso ha cambiato, lavora da un parrucchiere, vuole imparare il mestiere. Ecco, perché sono incazzato con Roberto Saviano. Gomorra è un libro bello e importante, il film anche è bello e importante. Ma perché ha fatto la supervisione della serie tv e ne parla entusiasta? La fiction ha spettacolarizzato la violenza, agli occhi dei ragazzini che guardano la tv quelli diventano eroi. Il fascino del cattivo funziona sui giovanissimi, io pure avrei voluto essere De Niro o Al Pacino che sparavano. A Scampia di buoni guaglioni che lavorano ce ne sono tanti, ma di quelli Saviano non scrive, sembra che non lo interessino".

Chi abita adesso a Bagnoli?
"Prima dell'Italsider era una zona turistica, c'erano le villette abitate dai borghesi d'estate. Poi sono arrivati gli operai e molti dei borghesi se ne sono andati. Adesso ci vivono soprattutto i pensionati,è su di loro  che si basa l'economia".

Le gare di rapper che si vedono nel film le ha "rubate" dal vero?
"Certo, il rap è entrato nelle abitudini dei ragazzi, si sfidano di continuo, soprattutto sul tema del calcio. A parte Antonio Casagrande che fa Antonio, Luigi Attrice che è Giggino e Marco Grieco e qualche partecipazione di attrici amiche, tutto il resto è la gente di Bagnoli, che partecipa generosamente. Si dice che i napoletani sono attori nati, ed è vero".

Era  stato a Venezia nel 1991 con Vito e gli altri. Che ricordo ha?
"Bello se penso al piacere di essere qui, triste se penso al film. Nunzio Triola, che faceva Vito, passa la vita da un carcere all'altro. Non ce la fa ad uscire dalla malavita, adesso mi ha scritto dal carcere di Cremona".

Lei non è mai uscito da Napoli con i suoi film.
"Napoli offre troppi spunti, perché cercarli altrove? Ho scritto una commedia  che usciva, la storia di mio cugino che se n'è scappato in Ucraina con la badante della madre ed è diventato un cantante di successo, canta solo canzoni di successo italiane, napoletane no. Ma non trovo nessuno che me la fa fare. Però per il prossimo film mi sposto a Torre del Greco. La storia di una ragazza trentenne che va ad incontrare l'assassino di suo padre, ucciso quando aveva due mesi. L'assassino era un terrorista, il padre un poliziotto. È una storia vera".