Parenti e D'Anolfi presentano 'Spira mirabilis': "Raccontiamo il meglio degli uomini"
Chiara Ugolini
I due documentaristi, primi italiani in concorso al Lido, affrontano attraverso gli elementi il concetto di immortalità: "A Venezia trova spazio anche la diversità"
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VENEZIA - Cinque storie molto concrete per raccontare uno dei concetti più astratti e di difficile definizione: l’immortalità. I documentaristi Martina Parenti e Massimo D’Anolfi portano in concorso alla Mostra del cinema Spira mirabilis un film che – nella definizione degli stessi registi – racconta “il meglio degli uomini”. Il film presenta cinque elementi: l’acqua, uno scienziato giapponese che studia una piccola medusa capace di rigenerarsi fino a dodici volte, la terra, le statue del Duomo di Milano sottoposte ad una continua rigenerazione dovuta all’erosione del tempo, l’aria, gli strumenti in metallo creati da due musicisti-inventori capaci di sonorità che possono curare, lenire salvare, il fuoco della comunità di nativi americani Iakota che lotta per la sopravvivenza, l’etere impersonificato nell’attrice di Ferreri, Godard e Welles Marina Vlady che legge L’Immortale di Borges.
“Noi iniziamo il lavoro su un nuovo film dove è finito l’altro – dice D’Anolfi - , Materia oscura (il lavoro sugli esperimenti bellici nel poligono del Salto di Quirra, in Sardegna, ndr.) ci aveva lasciato con un grande sentimento di tristezza dovuta alla stupidità umana e nonostante questi non siano tempi per essere allegri e ottimisti noi crediamo fermamente in una minoranza resistente dentro e fuori di noi”. Prosegue Martina Parenti, che con D’Anolfi forma una coppia nel lavoro e nella vita: “Se l’immortalità è un’utopia, qui viene declinata in vario modo attraverso la rigenerazione, la resistenza, attraverso l’idea che l’immortalità possa tradursi nel lasciare nel tempo qualcosa di migliore dopo il nostro passaggio”.
Venezia, con 'Spira Mirabilis' l'immortalità in concorso
Accompagnati da alcuni dei loro protagonisti, lo scienziato cantante Shin Kubota, i musicisti “alchimisti” svizzeri Felix Rohner e Sabina Schärer, l’attrice Marina Vlady i registi si sono detti felicissimi della selezione in concorso alla Mostra del cinema di Venezia. “In Italia esistono circa duemila schermi che per l’80% offrono gli stessi film con un conseguente appiattimento culturale – dice D’Anolfi – Noi non crediamo nel pubblico come una massa indistinta, ma nelle persone capaci più di quanto si immagina o venga raccontato di apprezzare anche un cinema diverso da quello che solitamente si vede”. “Sotto il nome del cinema possono convivere cose molto diverse – conclude Parenti - noi crediamo nella varietà ed essere in concorso alla Mostra d’arte internazionale cinematografica internazionale ci rende felici perché è il luogo dove la diversità trova spazio”.