Venezia, i giovani di Roan Johnson leggeri come una 'Piuma'
Chiara Ugolini
Secondo film italiano in concorso, racconta la vita di due diciottenni alle prese con una gravidanza inaspettata. Applausi e qualche fischio, il regista: "Siamo contenti che il pubblico abbia riso, volevamo rispettare la tradizione della commedia italiana"
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VENEZIA - "Il film più leggero dell’anno" si legge sul manifesto di Piuma, la commedia di Roan Johnson che passa oggi in concorso prima di arrivare nelle sale il 20 ottobre. E questa leggerezza alla Mostra d’arte internazionale del cinema ha l’effetto di scatenare risate, qualche applauso ma anche qualche fischio a fine proiezione per il secondo film italiano in gara dopo il documentario Spira Mirabilis.
Venezia, gli adolescenti di Roan Johnson leggeri come una "Piuma"
“Noi abbiamo fatto una commedia che amiamo molto, ora sta alla stampa e al pubblico leggerla e siamo pronti a parlarne e a rispondere di eventuali questioni. Certo, è raro che una commedia sia in concorso a Venezia ma è l’attestato che il nostro cinema sta vivendo un buon momento, si fanno tanti film, si torna al cinema di genere, si realizzano commedie diverse dai cinepanettoni", ha detto il regista interrogato sulla reazione contrastata riservata al film; "Siamo contenti che il pubblico abbia riso e applaudito, perché il film cerca di offrire un ventaglio di emozioni il più ampio possibile nella tradizione della commedia all’italiana, quella che va da Monicelli a Virzì, dove i protagonisti sono sempre inadeguati”.
Gli inadeguati sono due diciottenni alle prese con la maturità, la ricerca di lavoro, una casa dove stare e soprattutto una gravidanza inattesa, sono Ferro e Cate (i giovani Luigi Fedele e Blu Yoshimi), ma ancora più inadeguati sono i loro genitori. Se Cate e Ferro affrontano con preoccupazione ma anche un po’ di incoscienza questa nuova avventura, i genitori di lui (Michela Cesco e Sergio Pierattini) e il padre di lei (Francesco Colella) si ritrovano ugualmente impreparati all’arrivo di una bambina nella loro vita.
Venezia, in concorso c'è "Piuma": la clip in anteprima
“Siamo convinti che oggi più che mai l’arrivo di un bambinio cambia la vita non solo dei neogenitori – ha commentato il regista, che ha iniziato a scrivere Piuma quattro anni fa quando con la sua compagna sceneggiatrice Ottavia Madeddu ha saputo di aspettare il primo figlio – abbiamo deciso di esorcizzare le nostre paure scrivendo un film e sicuramente nel corso del tempo le nostre esperienze hanno avuto anche un effetto sulla storia. La nascita di un bambino è come un sasso gettato in un lago: ci sono genitori che non sono pronti ma pure nonni che non sono pronti a fare i nonni. Abbiamo fatto un film corale perché crediamo che nella realtà l’arrivo di un figlio sia una questione familiare che coinvolge tutto. Infatti Ferro scherza dicendo: mica è colpa mia se da lotta di classe si è passato a lotta tra le generazioni...”.
Per trovare i suoi protagonisti, Roan Johnson ha visto circa 1200 ragazzi e sottoposto Blu ad almeno dodici provini con dodici ragazzi diversi prima di farle fare coppia con Luigi Fedele (allora diciassettenne, un’esperienza nel cinema con Pecora nera di Ascanio Celestini). “Inutile dirlo: le ragazze sono più sveglie e lo dico a ragion veduta perché io ho un maschio – scherza il regista – allo stesso tempo posso dire che, facendo questo film, in noi si è ribaltata l’idea di una generazione di fannulloni, con la testa tra le nuvole. Lo stereotipo di una generazione di ragazzi sbandati è saltato, anzi, spesso sul set eravamo noi quarantenni ad ascoltare i loro consigli in fatto di amore. Il film non è un trattato sociologico ma un racconto di formazione che mostra due diciottenni alle prese con un mondo che sta cambiando moltissimo”.
Su questo mondo i due giovani interpreti hanno le idee chiare. “Avere un figlio a questa età non si augura naturalmente – osserva Luigi Fedele - ma la gravidanza per il personaggio di Ferro costituisce un percorso di crescita. Se mi dovesse accadere, prenderò insegnamenti dal mio personaggio: la spensieratezza, ma anche la capacità di grandi sentimenti”. “E’ interessante osservare che nel film si è alla ricerca costante di un capro espiatorio, del responsabile di questa situazione – commenta Blu Yoshimi - poi l’arrivo di questa bambina alla fine mette tutti d’accordo, li fa nascere come famiglia”.
All’indomani della polemica sul #fertilityday, la campagna mediatica della ministra Lorenzin, è curioso che arrivi una storia come questa. “Ferro è un cazzaro, un ragazzo con la testa tra le nuvole ma una cosa nella vita l’ha capita: deve stare al fianco di Cate e sostenerla nelle sue decisioni. Ha capito una cosa semplice che sfugge anche ai politici: è la donna che decide”.