'The Shape of Water', il fantasy storico di Guillermo del Toro
In attesa di vedere, lo speriamo, questo Pinocchio in stop motion, alla Mostra in concorso è stato applaudito con calore The Shape of Water, il nuovo film che prosegue nel suo percorso tra fantasia e realtà storica (La spina del diavolo e Il labirinto del fauno), il titolo più amato per ora da critici e cronisti come testimonia lo scroscio d’applausi in sala stampa. Il film, distribuito da Fox Searchlight nelle sale italiane a febbraio prossimo, è la storia di Elisa (Sally Hawkins che si candida alla Coppa Volpi) una giovane donna, orfana e muta che vive a Baltimora nell’epoca della Guerra Fredda. Nonostante il passato difficile e il suo handicap è riuscita a costruirsi un suo piccolo mondo apparentemente perfetto; fatto del suo lavoro notturno come donna delle pulizie di un laboratorio governativo che custodisce esperimenti top secret, dell’amicizia con la collega Zelda (Octavia Spencer), del rapporto padre e figlia con il vicino di casa artista pubblicitario omosessuale, della loro passione comune per i musical anni Quaranta e della sua fissa per le scarpe. Quando nel laboratorio dove lavora arriva, in cattività, una creatura misteriosa con gambe, braccia e testa come noi ma interamente coperto di squame che il governo americano vuole sfruttare come cavia nella corsa allo spazio, Elisa scopre un essere che la guarda per quello che è senza compatimento e senza morbosa curiosità. E se ne innamora.
“La fantasia è molto politica ma oggi in cui paura e cinismo vengono usati in modo pervasivo penso che l’unica strada sia credere nell’amore. È difficile parlare di emozioni in questi tempi cinici, ma i Beatles e Gesù non possono essersi sbagliati entrambi”. E l’amore di Del Toro è un amore carnale, passionale, vivo: “Esistono due versioni della storia d’amore tra la Bella e la Bestia: uno puritano, dove i due si amano senza scopare, e un altro in cui questo rapporto è visto in modo raccapricciante: entrambe le versioni sono false perché la vita è più complicata di così”.
Guillermo del Toro, 'The Shape of Water', l'amore prima di ogni cosa
Ambientato nel periodo della Guerra Fredda, il nuovo film del regista messicano mescola ancora una volta elementi storici e fittizzi, portando al Lido una storia fantasy che è stata accolta da lunghi applausi al termine della prima proiezione stampa in sala Darsena. Sala affollata per il fantasy horror film poetico e romantico sulla storia d'amore tra una donna muta (Sally Hawkins) e una misteriosa creatura anfibia nell'America degli anni Sessanta. A presentarlo al festival oltre al regista messicano e la Hawkins, i coprotagonisti Octavia Spencer e Richard Jenkins (assente Michael Shannon), con Alexandre Desplat autore della colonna sonora
Intorno all’uomo pesce, una creatura senza nome (“tra noi sul set lo chiamavamo Charlie”), un cast costruito al cesello; Sally Hawkins stava buttando giù appunti per la storia di una donna sirena (“quando Guillermo mi ha raccontato il film mi è caduto il telefono dalle mani”), Octavia Spencer era pronta a tutto per del Toro (“avrei interpretato anche una scrivania e invece ho avuto un personaggio ricchissimo”) e Richard Jenkins (“ho amato fin da subito Giles, così pieno di difetti e contraddizioni e quindi così umano”) senza dimenticare il terribile Strickland, il violento e arrogante uomo della sicurezza, interpretato da uno strepitoso Michael Shannon. Che del Toro prende a metafora di un intero paese, gli Stati Uniti degli anni Sessanta che al regista messicano ricordano molto l’America di oggi.
“Il film è ambientato nel 1962 ma parla di oggi e affronta temi di grande attualità. Quando si usano slogan come ‘Facciamo di nuovo grande l’America’ ci si riferisce a quell’America lì, piena di promesse e di fiducia nel futuro, ma profondamente sessista, classista e razzista come quella di oggi. Quando Kennedy venne ucciso gli Stati Uniti persero, insieme al sogno di Camelot, l’innocenza. Sono messicano e quindi so cosa vuol dire essere visto come l’altro: questa creatura può essere divina o bestiale a seconda degli occhi di chi la guarda”.
Del Toro conferma che il suo modello narrativo preferito rimane quello fantastico: “Il miglior modo per raccontare rimangono le favole e le fiabe, sono lo strumento più valido per suscitare emozioni soprattutto in tempi difficili. I “C’era una volta” sono stati creati soprattutto in epoche di guerre e pestilenze per parlare ai bambini ma anche agli adulti. La mia favola preferita è quella del pesce magico e del pescatore, quella in cui il pesce pescato offre al pescatore e alla sua moglie, entrambi poveri, tre desideri”. Questa sera, prima di andare a letto, dopo aver rivisto The Shape of Water andremo tutti a rileggercela.