Venezia 2017

L'EVENTO

Guillermo del Toro, la fantasia ci salverà: "Contro il cinismo, l'amore, Gesù e i Beatles"

'The Shape of Water', applauditissimo, è il film presentato alla Mostra. Undici anni dopo 'Il labirinto del fauno', il regista messicano torna a raccontare una commovente vicenda che unisce fantasy ed elementi storici. In attesa di vedere il suo 'Pinocchio' in stop motion: "Sarà un protagonista antifascista"

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Venezia si scalda con l’acqua gelida di Guillermo del Toro, il suo uomo pesce e la parabola di una piccola grande donna senza parole ma capace di far sentire la propria voce. E si infiamma grazie al travolgente regista messicano che all’incontro con la stampa accende i cronisti con le sue battute, le sue riflessioni, i colti riferimenti cinematografici (da Pasolini a Rota) e le sue confessioni di uomo e cineasta. “È dieci anni che cerco di fare Pinocchio, quando l’ho annunciato tutti i produttori erano entusiasti ma quando ho chiarito però che il film sarebbe stato ambientato nell’Italia di Mussolini e il protagonista era un Pinocchio antifascista sono spariti. Se avete 35 milioni di dollari, io ho i pupazzi pronti: fate felice un messicano”.
 

'The Shape of Water', il fantasy storico di Guillermo del Toro

 
In attesa di vedere, lo speriamo, questo Pinocchio in stop motion, alla Mostra in concorso è stato applaudito con calore The Shape of Water, il nuovo film che prosegue nel suo percorso tra fantasia e realtà storica (La spina del diavolo e Il labirinto del fauno), il titolo più amato per ora da critici e cronisti come testimonia lo scroscio d’applausi in sala stampa. Il film, distribuito da Fox Searchlight nelle sale italiane a febbraio prossimo, è la storia di Elisa (Sally Hawkins che si candida alla Coppa Volpi) una giovane donna, orfana e muta che vive a Baltimora nell’epoca della Guerra Fredda. Nonostante il passato difficile e il suo handicap è riuscita a costruirsi un suo piccolo mondo apparentemente perfetto; fatto del suo lavoro notturno come donna delle pulizie di un laboratorio governativo che custodisce esperimenti top secret, dell’amicizia con la collega Zelda (Octavia Spencer), del rapporto padre e figlia con il vicino di casa artista pubblicitario omosessuale, della loro passione comune per i musical anni Quaranta e della sua fissa per le scarpe. Quando nel laboratorio dove lavora arriva, in cattività, una creatura misteriosa con gambe, braccia e testa come noi ma interamente coperto di squame che il governo americano vuole sfruttare come cavia nella corsa allo spazio, Elisa scopre un essere che la guarda per quello che è senza compatimento e senza morbosa curiosità. E se ne innamora.
 
“La fantasia è molto politica ma oggi in cui paura e cinismo vengono usati in modo pervasivo penso che l’unica strada sia credere nell’amore. È difficile parlare di emozioni in questi tempi cinici, ma i Beatles e Gesù non possono essersi sbagliati entrambi”. E l’amore di Del Toro è un amore carnale, passionale, vivo: “Esistono due versioni della storia d’amore tra la Bella e la Bestia: uno puritano, dove i due si amano senza scopare, e un altro in cui questo rapporto è visto in modo raccapricciante: entrambe le versioni sono false perché la vita è più complicata di così”.  
   
Intorno all’uomo pesce, una creatura senza nome (“tra noi sul set lo chiamavamo Charlie”), un cast costruito al cesello; Sally Hawkins stava buttando giù appunti per la storia di una donna sirena (“quando Guillermo mi ha raccontato il film mi è caduto il telefono dalle mani”), Octavia Spencer era pronta a tutto per del Toro (“avrei interpretato anche una scrivania e invece ho avuto un personaggio ricchissimo”) e Richard Jenkins (“ho amato fin da subito Giles, così pieno di difetti e contraddizioni e quindi così umano”) senza dimenticare il terribile Strickland, il violento e arrogante uomo della sicurezza, interpretato da uno strepitoso Michael Shannon. Che del Toro prende a metafora di un intero paese, gli Stati Uniti degli anni Sessanta che al regista messicano ricordano molto l’America di oggi.
 
Una scena di 'The Shape of Water' 
 
“Il film è ambientato nel 1962 ma parla di oggi e affronta temi di grande attualità. Quando si usano slogan come ‘Facciamo di nuovo grande l’America’ ci si riferisce a quell’America lì, piena di promesse e di fiducia nel futuro, ma profondamente sessista, classista e razzista come quella di oggi. Quando Kennedy venne ucciso gli Stati Uniti persero, insieme al sogno di Camelot, l’innocenza. Sono messicano e quindi so cosa vuol dire essere visto come l’altro: questa creatura può essere divina o bestiale a seconda degli occhi di chi la guarda”.
 
Del Toro conferma che il suo modello narrativo preferito rimane quello fantastico: “Il miglior modo per raccontare rimangono le favole e le fiabe, sono lo strumento più valido per suscitare emozioni soprattutto in tempi difficili. I “C’era una volta” sono stati creati soprattutto in epoche di guerre e pestilenze per parlare ai bambini ma anche agli adulti. La mia favola preferita è quella del pesce magico e del pescatore, quella in cui il pesce pescato offre al pescatore e alla sua moglie, entrambi poveri, tre desideri”. Questa sera, prima di andare a letto, dopo aver rivisto The Shape of Water andremo tutti a rileggercela.