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In piazza il popolo di Francesco:
tra chitarre e canti sudamericani

Trecentomila persone a San Pietro per l'Angelus. Ci sono studenti che nell'attesa preparano un esame, ragazzi appena arrivati dall'Argentina, i movimenti ecclesiali con i loro striscioni e perfino una sostenitrice del "Che"
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CITTA' DEL VATICANO - Liliana vive in Italia da 4 anni, ma ci tiene a sottolineare che arriva da Rosario, "la città del Che". Per lei il vero mito è il combattente, spiega. Cosa ci fa allora in piazza San Pietro per il primo Angelus di Francesco? "Sono venuta per il Papa, ma non perché siamo connazionali: se fosse stato un argentino che dice cose stupide sarei rimasta a casa. Lui invece mi ha conquistata, speriamo solo che gli facciano fare quello che ha in mente".

La prima domenica del successore di Ratzinger è un'apoteosi di entusiasmo. C'è anche chi, come Christopher, studente statunitense, aspetta mezzogiorno sottolineando le fotocopie di un libro di Economia: "Studio a Bologna  - spiega - e sono voluto venire qui perché solo è un evento storico". Ma per il resto, sotto alla finestra del palazzo apostolico, c'è una folla che si racconta gli aneddoti sul nuovo pontefice come se lui fosse in V…
CITTA' DEL VATICANO - Liliana vive in Italia da 4 anni, ma ci tiene a sottolineare che arriva da Rosario, "la città del Che". Per lei il vero mito è il combattente, spiega. Cosa ci fa allora in piazza San Pietro per il primo Angelus di Francesco? "Sono venuta per il Papa, ma non perché siamo connazionali: se fosse stato un argentino che dice cose stupide sarei rimasta a casa. Lui invece mi ha conquistata, speriamo solo che gli facciano fare quello che ha in mente".

La prima domenica del successore di Ratzinger è un'apoteosi di entusiasmo. C'è anche chi, come Christopher, studente statunitense, aspetta mezzogiorno sottolineando le fotocopie di un libro di Economia: "Studio a Bologna  - spiega - e sono voluto venire qui perché solo è un evento storico". Ma per il resto, sotto alla finestra del palazzo apostolico, c'è una folla che si racconta gli aneddoti sul nuovo pontefice come se lui fosse in Vaticano da anni.  Dagli striscioni si ricostruisce il mosaico ecclesiale: da Comunione e liberazione al Rinnovamento nello Spirito; dall'Azione cattolica ai neocatecumenali che espongono l'icona della Madonna di Kiko; e poi Sant'Egidio, la Fuci, la Gioventù ardente mariana, la Società San Vincenzo De Paoli. Con le bandiere, invece, si ripassa la geografia del mondo. Anche quella più delicata. Sotto all'obelisco, c'è infatti un fitto sventolare di colori filogovernativi siriani. Proprio di fianco, appare un drappo libanese: è di una ragazza che ha sposato un italiano, lavora per l'Onu e si è messa lì per dare un messaggio di fratellanza.

Il tripudio, però, è del Centro e Sud America. Argentino, è chiaro. Ma anche paraguayano, colombiano, nicaraguense. E messicano. Alla fine dell'Angelus spuntano le chitarre e insieme si fanno risuonare le note tradizionali dei loro Paesi. Per i latinoamericani l'elezione di papa Bergoglio è una festa, quasi un riconoscimento. Alcune peruviane raccontano di essere in Italia per lavorare da anni e ora in piazza San Pietro si sentono protagoniste della festa. E se Francesco alla fine non ha salutato i suoi connazionali, loro non se la sono presa: "Perché avrebbe dovuto farlo?", dice, tra un canto e l'altro, una ragazza con la bandiera biancoceleste. Un po' più in là c'è Maria Elena, viene da Tucuman, mille chilometri a nord di Buenos Aires. Mercoledì, appena ha sentito dell'elezione di Bergoglio, in sei ore ha comprato un biglietto e si è presentata in aeroporto. Ha speso quattromila dollari per questo viaggio: il Papa non aveva ancora rivolto l'invito per i suoi connazionali a risparmiare i soldi e a devolverli in beneficenza. "Dicono che soldi non ce ne sono ma intanto tutti i voli sono prenotati", commentano alcune donne argentine immigrate anni fa in Italia. Sono originarie di Buenos Aires, una di loro ricorda i pellegrinaggi a Lujan guidati dall'arcivescovo Begoglio: "Lui è molto querido in Argentina".

Ma è tutto il mondo, ormai, che sta imparando a conoscere papa Francesco. Sotto a uno striscione biancorosso ci sono alcuni fedeli polacchi arrivati da Czestochowa. Non hanno colto bene le parole pronunciate in italiano, ma nei gesti del nuovo pontefice ammettono addirittura di aver riconosciuto quella familiarità che era caratteristica del "loro" Giovanni Paolo II.