Il giorno successivo, entra nel carcere romano di Regina Coeli. E pronuncia un discorso a braccio che tocca i cuori. Recupera un ricordo infantile, quello di un parente arrestato dai carabinieri perché sorpreso ad andare a caccia senza licenza. Lo chiama "quel poveretto in prigione". Sono i casi della vita, lascia capire. Magari si violano le regole senza che le intenzioni siano cattive. Poi chiede ai detenuti di scrivere a mogli, madri, sorelle, fidanzate per raccontare che il Papa è andato a trovarli e pregherà per loro. Molti lo ascoltano in lacrime. Uno si stacca dal gruppo e cade a piangere in ginocchio. Da allora, per il mondo, Roncalli diventa il "Papa buono".
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