Cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano, lei viene spesso paragonato - forse anche per i tratti fisici - a Papa Giovanni XXIII, che è stato uno dei riferimenti più solidi nella sua azione pastorale. Adesso che lo fanno santo, che cosa prova?
"Una grandissima emozione. Ho un legame veramente speciale con lui. Mi ricordo che ero in piazza San Pietro quando c'è stata la fumata bianca per la sua elezione. Un evento straordinario, si respirava la presenza della Grazia del Signore".
Che Papa è stato Roncalli?
"Un uomo di pace e di fede, il segno della grazia divina. Io l'ho sempre sentito come il Papa del Concilio. Si parla poco del precedente Sinodo per la Chiesa di Roma, un evento che andrebbe studiato a fondo, anche alla luce di quel che dice oggi Papa Francesco sulla Chiesa di Roma".
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E poi? Quali altre sfide occorre sottolineare fra le molte che si elencano di solito?
"Io penso sempre con grande emozione alla svolta sulla posizione attiva e responsabile dei laici all'interno della Chiesa. Fu una grande rivoluzionaria intuizione".
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Qual era la chiesa di Papa Giovanni?
"Era una Chiesa dal volto di una madre, aperta a tutti e in dialogo con tutti. Una chiesa che ha come unico desiderio quello di di far capire la gioia e la bellezza del Vangelo".
Viene ricordato per l'enciclica Pacem in Terris. Qual era il messaggio di quel documento epocale?
"Diciamo che fu per la prima volta l'appello all'impegno di tutte le persone a realizzare il dialogo, in ogni ambito della vita, e la pace universale. Pacem in terris, mai titolo più bello".
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Eminenza, un ricordo personale, di Roncalli come uomo.
"Io sono sempre rimasto colpito dalla sua bontà, una bontà profondamente umana, ma che è anche riflessa dell'atmosfera di preghiera che ha caratterizzato la sua vita".
Qual era il suo tratto caratteriale?
"Aveva sempre quell'aria di abbandono filiale a Dio come padre, una cosa semplice ma straordinaria che l'ha reso forte nei momenti più duri del suo pontificato".
Eminenza, lei è il cardinale del sorriso. Papa Francesco, quando l'ha incontrata in Vaticano, e recentemente, facendole gli auguri per i suoi 80 anni, le ha detto che lei ricorda tanto Papa Giovanni. Le fa piacere quest'accostamento?
"Io mi sento onorato, mi viene anche un po' da sorridere. Mi succede spesso che mi dicano questa cosa, io sorrido e rispondo dicendo che lui era più alto di me, ma anche più dilatato di me. Solo che è una controrisposta e questo non c'entra".
In realtà, forse molti alludono al suo stile pastorale, al suo sorridente modo di accogliere e salutare tutti, non crede?
"Sarebbe bello. Io cerco di avere uno stile e una densità umana capace di contagio, di simpatia e di dialogo. Un atteggiamento che è solo il riflesso della bontà che caratterizza i gesti e le parole del Signore Gesù".
"Una grandissima emozione. Ho un legame veramente speciale con lui. Mi ricordo che ero in piazza San Pietro quando c'è stata la fumata bianca per la sua elezione. Un evento straordinario, si respirava la presenza della Grazia del Signore".
Che Papa è stato Roncalli?
"Un uomo di pace e di fede, il segno della grazia divina. Io l'ho sempre sentito come il Papa del Concilio. Si parla poco del precedente Sinodo per la Chiesa di Roma, un evento che andrebbe studiato a fondo, anche alla luce di quel che dice oggi Papa Francesco sulla Chiesa di Roma".
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E poi? Quali altre sfide occorre sottolineare fra le molte che si elencano di solito?
"Io penso sempre con grande emozione alla svolta sulla posizione attiva e responsabile dei laici all'interno della Chiesa. Fu una grande rivoluzionaria intuizione".
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Qual era la chiesa di Papa Giovanni?
"Era una Chiesa dal volto di una madre, aperta a tutti e in dialogo con tutti. Una chiesa che ha come unico desiderio quello di di far capire la gioia e la bellezza del Vangelo".
Viene ricordato per l'enciclica Pacem in Terris. Qual era il messaggio di quel documento epocale?
"Diciamo che fu per la prima volta l'appello all'impegno di tutte le persone a realizzare il dialogo, in ogni ambito della vita, e la pace universale. Pacem in terris, mai titolo più bello".
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Eminenza, un ricordo personale, di Roncalli come uomo.
"Io sono sempre rimasto colpito dalla sua bontà, una bontà profondamente umana, ma che è anche riflessa dell'atmosfera di preghiera che ha caratterizzato la sua vita".
Qual era il suo tratto caratteriale?
"Aveva sempre quell'aria di abbandono filiale a Dio come padre, una cosa semplice ma straordinaria che l'ha reso forte nei momenti più duri del suo pontificato".
Eminenza, lei è il cardinale del sorriso. Papa Francesco, quando l'ha incontrata in Vaticano, e recentemente, facendole gli auguri per i suoi 80 anni, le ha detto che lei ricorda tanto Papa Giovanni. Le fa piacere quest'accostamento?
"Io mi sento onorato, mi viene anche un po' da sorridere. Mi succede spesso che mi dicano questa cosa, io sorrido e rispondo dicendo che lui era più alto di me, ma anche più dilatato di me. Solo che è una controrisposta e questo non c'entra".
In realtà, forse molti alludono al suo stile pastorale, al suo sorridente modo di accogliere e salutare tutti, non crede?
"Sarebbe bello. Io cerco di avere uno stile e una densità umana capace di contagio, di simpatia e di dialogo. Un atteggiamento che è solo il riflesso della bontà che caratterizza i gesti e le parole del Signore Gesù".