di TIZIANA TESTA
CITTA' DEL VATICANO - Sembra un gioco di specchi tra passato e presente. Quando Joseph Ratzinger arriva sul sagrato, accolto dagli applausi della folla, la piazza resta sospesa. Il Papa emerito è il simbolo del momento eccezionale vissuto dalla Chiesa. Indossa, per la prima volta dopo le dimissioni, la mitria e la casula e non la semplice veste bianca con lo zucchetto. Piove leggermente, ma l'ex pontefice sorride. Si siede tra i cardinali. Fatica a infilarsi gli occhiali, sotto l'ingombrante copricapo. Suor Tobiana, per tutta la vita stretta collaboratrice di Wojtyla, va a baciargli la mano. Passato, presente e futuro della Chiesa si intrecciano. Finalmente entra in scena Bergoglio. Il Papa in carica arriva in processione con 150 cardinali, mentre si fanno più forti le litanie del coro. Ha in mano il pastorale di Paolo VI, il Papa che potrebbe - secondo i rumors - essere beatificato già il prossimo autunno. Passato e futuro, ancora una volta. E il primo gesto di Francesco è il saluto al suo predecessore. Si abbracciano ancora in pubblico. L'ultima volta era accaduto al Concistoro. Ora sembra una consuetudine. I timori di un anno fa sulla convivenza tra i due Papi sono cancellati definitivamente. Nella cerimonia più solenne, sicuramente la più insolita nella storia secolare della Chiesa.
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La proclamazione avviene rapidamente. La formula è letta da Francesco: "Iscriviamo Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II nell'albo dei Santi". Molti piangono, nella piazza. Le bandiere polacche vengono alzate in cielo, mosse dal vento. Due ragazzi agitano il foulard della Gmg 2000, quella di Tor Vergata. Sono gli ex papaboys di Wojtyla, quelli che non hanno mai conosciuto Roncalli. Ma che ora cominciano ad apprezzarlo. Qualcuno, qui in piazza, l'ha ribattezzato il Papa dolce.
Subito dopo, le reliquie vengono portate all'altare: l'ampolla con il sangue di Wojtyla è consegnato da Floribeth Mora Diaz, la donna del Costa Rica guarita - per la Chiesa - grazie all'intercessione di Giovanni Paolo II. Per il Papa buono ci sono i quattro nipoti della famiglia Roncalli, il sindaco del paese natale, il direttore della Fondazione Giovanni XXIII. I due reliquari sono gemelli, quello di Wojtyla era già stato usato per la beatificazione. Anche gli arazzi appesi alla loggia della basilica sono "di seconda mano". Gli stessi della beatificazione. Lo stile Bergoglio, inequivocabile: cerimonia solenne - anche in latino e greco - ma sobria.
Francesco, che ha scelto canonizzare i due Papi insieme - come mai era accaduto prima nella storia della Chiesa - spiega così la loro santità: "Sono stati uomini coraggiosi, non hanno avuto paura di chinarsi sulla sofferenza e sulle piaghe" dell'uomo, e in questo modo "hanno dato testimonianza alla Chiesa e al mondo della bontà di Dio, della sua misericordia". E ancora: "Sono stati sacerdoti nel XX secolo, ne hanno conosciuto le tragedie, ma non ne sono stati sopraffatti". Soprattutto, nella sua omelia, Bergoglio riconosce il ruolo del Concilio vaticano II: "Era una chiesa fatta di misericordia, semplicità, fraternità". Per il Papa, l'mmagine di Chiesa del Concilio è quella di cui ci parlano gli Atti degli apostoli: una comunita' in cui si vive l'essenziale del Vangelo, vale a dire l'amore, la misericordia, in semplicità e fraternità". E i due papi santi hanno "lavorato a ripristinare" quella fisionomia originaria.
[[ge:rep-locali:repubblica:84586080]]
E' proprio il Concilio il filo rosso del gioco di specchi tra passato e presente, nel Bergoglio pensiero. Giovanni XXIII - convocandolo - lanciò la sfida, aprendo la Chiesa al mondo. Wojtyla ne attuò in parte l'eredità: come missionario nei cinque continenti, come uomo della pace e del dialogo tra le religioni. Ratzinger è l'ultimo pontefice vivente ad aver partecipato personalmente a quell'esperienza. Ed è da qui che Francesco vuole ripartire. Anche tenendo insieme contributi diversi, anche riunendo idealmente quattro Papi su uno stesso sagrato.
[[ge:rep-locali:repubblica:84578507]]
Al termine della messa, una parte della folla comincia a defluire, sulle note dell'inno Gmg. Ma il popolo di Bergoglio aspetta. E non viene deluso. Dopo il saluto a capi di Stato, di governo e sovrani arrivati da tutto il mondo, Francesco sale sulla papamobile. Attraversa la piazza, poi via della Conciliazione. C'è chi si arrampica su un albero, per vederlo meglio. In poco più di un anno, quasi un capolavoro. La Chiesa scossa dalle dimissioni di Benedetto è diventata quella dei quattro Papi.
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CITTA' DEL VATICANO - Sembra un gioco di specchi tra passato e presente. Quando Joseph Ratzinger arriva sul sagrato, accolto dagli applausi della folla, la piazza resta sospesa. Il Papa emerito è il simbolo del momento eccezionale vissuto dalla Chiesa. Indossa, per la prima volta dopo le dimissioni, la mitria e la casula e non la semplice veste bianca con lo zucchetto. Piove leggermente, ma l'ex pontefice sorride. Si siede tra i cardinali. Fatica a infilarsi gli occhiali, sotto l'ingombrante copricapo. Suor Tobiana, per tutta la vita stretta collaboratrice di Wojtyla, va a baciargli la mano. Passato, presente e futuro della Chiesa si intrecciano. Finalmente entra in scena Bergoglio. Il Papa in carica arriva in processione con 150 cardinali, mentre si fanno più forti le litanie del coro. Ha in mano il pastorale di Paolo VI, il Papa che potrebbe - secondo i rumors - essere beatificato già il prossimo autunno. Passato e futuro, ancora una volta. E il primo gesto di Francesco è il saluto al suo predecessore. Si abbracciano ancora in pubblico. L'ultima volta era accaduto al Concistoro. Ora sembra una consuetudine. I timori di un anno fa sulla convivenza tra i due Papi sono cancellati definitivamente. Nella cerimonia più solenne, sicuramente la più insolita nella storia secolare della Chiesa.
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La proclamazione avviene rapidamente. La formula è letta da Francesco: "Iscriviamo Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II nell'albo dei Santi". Molti piangono, nella piazza. Le bandiere polacche vengono alzate in cielo, mosse dal vento. Due ragazzi agitano il foulard della Gmg 2000, quella di Tor Vergata. Sono gli ex papaboys di Wojtyla, quelli che non hanno mai conosciuto Roncalli. Ma che ora cominciano ad apprezzarlo. Qualcuno, qui in piazza, l'ha ribattezzato il Papa dolce.
Subito dopo, le reliquie vengono portate all'altare: l'ampolla con il sangue di Wojtyla è consegnato da Floribeth Mora Diaz, la donna del Costa Rica guarita - per la Chiesa - grazie all'intercessione di Giovanni Paolo II. Per il Papa buono ci sono i quattro nipoti della famiglia Roncalli, il sindaco del paese natale, il direttore della Fondazione Giovanni XXIII. I due reliquari sono gemelli, quello di Wojtyla era già stato usato per la beatificazione. Anche gli arazzi appesi alla loggia della basilica sono "di seconda mano". Gli stessi della beatificazione. Lo stile Bergoglio, inequivocabile: cerimonia solenne - anche in latino e greco - ma sobria.
Francesco, che ha scelto canonizzare i due Papi insieme - come mai era accaduto prima nella storia della Chiesa - spiega così la loro santità: "Sono stati uomini coraggiosi, non hanno avuto paura di chinarsi sulla sofferenza e sulle piaghe" dell'uomo, e in questo modo "hanno dato testimonianza alla Chiesa e al mondo della bontà di Dio, della sua misericordia". E ancora: "Sono stati sacerdoti nel XX secolo, ne hanno conosciuto le tragedie, ma non ne sono stati sopraffatti". Soprattutto, nella sua omelia, Bergoglio riconosce il ruolo del Concilio vaticano II: "Era una chiesa fatta di misericordia, semplicità, fraternità". Per il Papa, l'mmagine di Chiesa del Concilio è quella di cui ci parlano gli Atti degli apostoli: una comunita' in cui si vive l'essenziale del Vangelo, vale a dire l'amore, la misericordia, in semplicità e fraternità". E i due papi santi hanno "lavorato a ripristinare" quella fisionomia originaria.
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E' proprio il Concilio il filo rosso del gioco di specchi tra passato e presente, nel Bergoglio pensiero. Giovanni XXIII - convocandolo - lanciò la sfida, aprendo la Chiesa al mondo. Wojtyla ne attuò in parte l'eredità: come missionario nei cinque continenti, come uomo della pace e del dialogo tra le religioni. Ratzinger è l'ultimo pontefice vivente ad aver partecipato personalmente a quell'esperienza. Ed è da qui che Francesco vuole ripartire. Anche tenendo insieme contributi diversi, anche riunendo idealmente quattro Papi su uno stesso sagrato.
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Al termine della messa, una parte della folla comincia a defluire, sulle note dell'inno Gmg. Ma il popolo di Bergoglio aspetta. E non viene deluso. Dopo il saluto a capi di Stato, di governo e sovrani arrivati da tutto il mondo, Francesco sale sulla papamobile. Attraversa la piazza, poi via della Conciliazione. C'è chi si arrampica su un albero, per vederlo meglio. In poco più di un anno, quasi un capolavoro. La Chiesa scossa dalle dimissioni di Benedetto è diventata quella dei quattro Papi.
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