Canti e preghiere, sacchi a pelo e bivacchi: è la notte bianca dei due Papi
di ANDREA GUALTIERIDecine di migliaia di fedeli nelle chiese rimaste aperte e nelle strade del centro di Roma. Tantissimi i giovani
Canta, Roma, di notte. Canta in spagnolo a piazza del Gesù, in polacco a piazza Navona. E poi prega. Nelle dodici chiese rimaste aperte per la notte bianca dei due Papi santi, ma anche sui cigli delle strade. Ed è un tripudio d'allegria come ai tempi della Giornata mondiale della gioventù del 2000. E infatti davanti alla chiesa stracolma che affaccia su corso Vittorio Emanuele le ragazze gridano in coro: "Esa es la juventud del Papa", questa è la gioventù del Papa. Sono le stesse parole che urlavano davanti a Giovanni Paolo II. È lui la star assoluta.
"Ho scoperto che c'era anche Giovanni XXIII quando sono arrivata a Roma", ammette una donna libanese sul sagrato di San Bartolomeo all'Isola Tiberina. Lì dentro un prete confessa anche in arabo e lei gli si è inginocchiata davanti, mentre la comunità di Sant'Egidio animava la veglia. All'ingresso c'è un registro sul quale annotare le proprie intenzi…
"Ho scoperto che c'era anche Giovanni XXIII quando sono arrivata a Roma", ammette una donna libanese sul sagrato di San Bartolomeo all'Isola Tiberina. Lì dentro un prete confessa anche in arabo e lei gli si è inginocchiata davanti, mentre la comunità di Sant'Egidio animava la veglia. All'ingresso c'è un registro sul quale annotare le proprie intenzi…
Canta, Roma, di notte. Canta in spagnolo a piazza del Gesù, in polacco a piazza Navona. E poi prega. Nelle dodici chiese rimaste aperte per la notte bianca dei due Papi santi, ma anche sui cigli delle strade. Ed è un tripudio d'allegria come ai tempi della Giornata mondiale della gioventù del 2000. E infatti davanti alla chiesa stracolma che affaccia su corso Vittorio Emanuele le ragazze gridano in coro: "Esa es la juventud del Papa", questa è la gioventù del Papa. Sono le stesse parole che urlavano davanti a Giovanni Paolo II. È lui la star assoluta.
"Ho scoperto che c'era anche Giovanni XXIII quando sono arrivata a Roma", ammette una donna libanese sul sagrato di San Bartolomeo all'Isola Tiberina. Lì dentro un prete confessa anche in arabo e lei gli si è inginocchiata davanti, mentre la comunità di Sant'Egidio animava la veglia. All'ingresso c'è un registro sul quale annotare le proprie intenzioni di preghiera e una coppia di sposi ha riportato la data della canonizzazione e quella delle proprie nozze, avvenute proprio 50 anni prima.
Sotto alla chiesa di San Carlo al Corso, da tutt'altra parte della città, i pellegrini, entrando, trovano invece dolci e bevande: è l'accoglienza predisposta dal centro Gp2, che ha organizzato anche il rosario alternando le varie lingue. Chi vuole, poi, si può riposare nei sacchi a pelo al coperto.
Ma l'immagine più suggestiva dei fedeli sospesi tra la stanchezza e l'adrenalina da devozione si vive a Santo Spirito in Sassia, un po' santuario un po' dormitorio, a due passi da via della Conciliazione. È la chiesa che ospita il dipinto della Divina Misericordia tanto caro a Karol Wojtyla e la gente si divide inginocchiandosi davanti a quell'immagine e all'altra, enorme, del pontefice polacco. Ma intanto i bordi si affollano dei corpi distesi di chi è crollato nel sonno, mentre fuori sembra di camminare in un immenso accampamento senza tende ma con qualche lumino a rischiarare i volti addormentati.
È da poco passata la mezzanotte quando tra quella gente una giovane donna prova a divincolarsi dal labirinto degli sbarramenti predisposti da forze dell'ordine e Protezione civile. Attraversato il Tevere, chiede indicazioni su come farsi raggiungere dai suoi amici rimasti a Tiburtina, mentre poco più in là l'autista del bus 64, fermo al capolinea improvvisato prima del ponte, ha la faccia stravolta dalla stanchezza e sospira: "Il peggio per ora è passato, la prima ondata è finita". Alle 21, racconta, davanti alla stazione Termini c'era un formicaio di fedeli. Quasi tutti hanno assaltato i mezzi diretti verso il Vaticano ma molti si sono fermati a piazza Venezia, dove iniziava il lungo percorso della notte bianca.
San Marco al Campidoglio era piena, poco più in là il raduno spagnolo nel quale sono risuonate anche le note cadenzate del movimento neocatecumenale. I francesi, invece, si sono trovati a Sant'Andrea della Valle: molti di meno, ma motivati. Come una coppia arrivata dalla Borgogna con tre bimbi attrezzati di sacco a pelo: due femminucce di sei e 14 anni e in mezzo il maschietto di dieci. "Non ci fa paura la notte all'aperto", dice il papà facendosi interprete dei suoi piccoli.
Nelle strade di fronte, intanto, il popolo dei due papi santi si mescola con quello della movida romana. In piazza Santa Chiara due uomini e una donna si fermano a osservare una proiezione che disegna sulla facciata della grande cappella le immagini di Roncalli con un'iscrizione dedicata a quello che viene ribattezzato "san Giovanni del Concilio". Tre ragazze passano senza notare la novità e si dirigono all'ingresso di un locale per una festa privata.
Non possono restare indifferenti, invece, quelli che si affacciano in piazza Navona. Lì c'è il tripudio polacco. Si salta, sembra un concerto rock, ma poi qualcuno traduce alcune parole: "Sì, Signore, io amo te". Il cuore della notte bianca sembra essere in quella folla entusiasta, anche se pure lì qualcuno prova ad accucciarsi nei sacchi a pelo, per riposarsi tra la gente che salta a ritmo. E dietro bandiere e striscioni bianchi e rossi, a ben vedere, si intravedono le candele e un altare allestito davanti alla chiesa di Sant'Agnese: c'è l'esposizione eucaristica e quello è il modo dei polacchi di ringraziare per il loro Karol che oggi diventa santo.
"Ho scoperto che c'era anche Giovanni XXIII quando sono arrivata a Roma", ammette una donna libanese sul sagrato di San Bartolomeo all'Isola Tiberina. Lì dentro un prete confessa anche in arabo e lei gli si è inginocchiata davanti, mentre la comunità di Sant'Egidio animava la veglia. All'ingresso c'è un registro sul quale annotare le proprie intenzioni di preghiera e una coppia di sposi ha riportato la data della canonizzazione e quella delle proprie nozze, avvenute proprio 50 anni prima.
Sotto alla chiesa di San Carlo al Corso, da tutt'altra parte della città, i pellegrini, entrando, trovano invece dolci e bevande: è l'accoglienza predisposta dal centro Gp2, che ha organizzato anche il rosario alternando le varie lingue. Chi vuole, poi, si può riposare nei sacchi a pelo al coperto.
Ma l'immagine più suggestiva dei fedeli sospesi tra la stanchezza e l'adrenalina da devozione si vive a Santo Spirito in Sassia, un po' santuario un po' dormitorio, a due passi da via della Conciliazione. È la chiesa che ospita il dipinto della Divina Misericordia tanto caro a Karol Wojtyla e la gente si divide inginocchiandosi davanti a quell'immagine e all'altra, enorme, del pontefice polacco. Ma intanto i bordi si affollano dei corpi distesi di chi è crollato nel sonno, mentre fuori sembra di camminare in un immenso accampamento senza tende ma con qualche lumino a rischiarare i volti addormentati.
È da poco passata la mezzanotte quando tra quella gente una giovane donna prova a divincolarsi dal labirinto degli sbarramenti predisposti da forze dell'ordine e Protezione civile. Attraversato il Tevere, chiede indicazioni su come farsi raggiungere dai suoi amici rimasti a Tiburtina, mentre poco più in là l'autista del bus 64, fermo al capolinea improvvisato prima del ponte, ha la faccia stravolta dalla stanchezza e sospira: "Il peggio per ora è passato, la prima ondata è finita". Alle 21, racconta, davanti alla stazione Termini c'era un formicaio di fedeli. Quasi tutti hanno assaltato i mezzi diretti verso il Vaticano ma molti si sono fermati a piazza Venezia, dove iniziava il lungo percorso della notte bianca.
San Marco al Campidoglio era piena, poco più in là il raduno spagnolo nel quale sono risuonate anche le note cadenzate del movimento neocatecumenale. I francesi, invece, si sono trovati a Sant'Andrea della Valle: molti di meno, ma motivati. Come una coppia arrivata dalla Borgogna con tre bimbi attrezzati di sacco a pelo: due femminucce di sei e 14 anni e in mezzo il maschietto di dieci. "Non ci fa paura la notte all'aperto", dice il papà facendosi interprete dei suoi piccoli.
Nelle strade di fronte, intanto, il popolo dei due papi santi si mescola con quello della movida romana. In piazza Santa Chiara due uomini e una donna si fermano a osservare una proiezione che disegna sulla facciata della grande cappella le immagini di Roncalli con un'iscrizione dedicata a quello che viene ribattezzato "san Giovanni del Concilio". Tre ragazze passano senza notare la novità e si dirigono all'ingresso di un locale per una festa privata.
Non possono restare indifferenti, invece, quelli che si affacciano in piazza Navona. Lì c'è il tripudio polacco. Si salta, sembra un concerto rock, ma poi qualcuno traduce alcune parole: "Sì, Signore, io amo te". Il cuore della notte bianca sembra essere in quella folla entusiasta, anche se pure lì qualcuno prova ad accucciarsi nei sacchi a pelo, per riposarsi tra la gente che salta a ritmo. E dietro bandiere e striscioni bianchi e rossi, a ben vedere, si intravedono le candele e un altare allestito davanti alla chiesa di Sant'Agnese: c'è l'esposizione eucaristica e quello è il modo dei polacchi di ringraziare per il loro Karol che oggi diventa santo.