WASHINGTON - Trump, il magnate americano in corsa per la Casa Bianca per il partito repubblicano, avrebbe violato l'embargo imposto dagli Stati Uniti contro Cuba. A rivelarlo è il settimanale Newsweek, basandosi su interviste con ex dirigenti della società del tycoon, documenti interni e atti giudiziari.
Il miliardario statunitense avrebbe speso almeno 68mila dollari nel 1998 per un'iniziativa imprenditoriale a Cuba, quando era alla guida della Trump Hotels and Casino resorts.
Tramite la società di consulenza Seven Arrows investment and development corporation, inviò alcuni suoi dipendenti a Cuba per affari, suggerendo poi di far apparire tutte le spese legali come una donazione di beneficenza retroattiva.
L'obiettivo del viaggio, secondo un ex manager di Trump, era quello di dare alla compagnia del tycoon un punto di appoggio nel caso Washington allentasse o togliesse l'embargo sull'isola. I rappresentanti di Trump a Cuba si incontrarono con dirigenti di governo, banchieri e imprenditori per esplorare possibili opportunità per la Casino Company del magnate.
Poco dopo quell'iniziativa, Trump lanciò la sua prima sfida presidenziale come candidato del Partito Riformista nel 2000 e nel primo giorno di campagna andò a Miami, sostenendo che era a favore del mantenimento dell'embargo e che non avrebbe speso un penny a Cuba finché Fidel Castro rimaneva al potere.
The Donald, nell'attuale campagna presidenziale, ha inoltre promesso che, se verrà eletto, cancellerà le azioni distensive di Barack Obama verso Cuba, a meno che il governo di Castro non consenta la libertà di religione e decida di liberare i prigionieri politici presenti nel Paese.
Il miliardario statunitense avrebbe speso almeno 68mila dollari nel 1998 per un'iniziativa imprenditoriale a Cuba, quando era alla guida della Trump Hotels and Casino resorts.
Tramite la società di consulenza Seven Arrows investment and development corporation, inviò alcuni suoi dipendenti a Cuba per affari, suggerendo poi di far apparire tutte le spese legali come una donazione di beneficenza retroattiva.
L'obiettivo del viaggio, secondo un ex manager di Trump, era quello di dare alla compagnia del tycoon un punto di appoggio nel caso Washington allentasse o togliesse l'embargo sull'isola. I rappresentanti di Trump a Cuba si incontrarono con dirigenti di governo, banchieri e imprenditori per esplorare possibili opportunità per la Casino Company del magnate.
Poco dopo quell'iniziativa, Trump lanciò la sua prima sfida presidenziale come candidato del Partito Riformista nel 2000 e nel primo giorno di campagna andò a Miami, sostenendo che era a favore del mantenimento dell'embargo e che non avrebbe speso un penny a Cuba finché Fidel Castro rimaneva al potere.
The Donald, nell'attuale campagna presidenziale, ha inoltre promesso che, se verrà eletto, cancellerà le azioni distensive di Barack Obama verso Cuba, a meno che il governo di Castro non consenta la libertà di religione e decida di liberare i prigionieri politici presenti nel Paese.