NEW YORK - Si chiama 'early voting' e fin qui tutto facile: significa voto anticipato. Ma può prendere diverse forme, varia da Stato a Stato. È comunque una grossa realtà: ieri sera si calcola che almeno 41 milioni di americani avessero già riempito le proprie schede elettorali.
Nessuno può aprire quelle schede per vedere dove hanno messo le croci: lo spoglio deve iniziare in contemporanea con chi va a votare ai seggi, quindi dopo la chiusura dei seggi medesimi domani sera (e anche quella è 'scaglionata', in base alle regole fissate dai singoli Stati nonché ai diversi fusi orari, ben cinque dalla East Coast alle Hawaii). Però l'analisi demografica di chi ha votato si può fare e dà indicazioni preziose: per esempio sull'aumento di affluenza di ispanici in Stati chiave come la Florida e il Nevada, che rincuora i democratici perché i latinos hanno una netta preferenza per Hillary.
L'ELECTION DAY IN DIRETTA SU REPUBBLICA.IT
VIDEOSCHEDA COME SI VOTA
Quest'anno 37 Stati Usa (più il District of Columbia che è la circoscrizione della capitale federale, Washington) permettono di votare in anticipo, con modalità che variano. Alcuni - come lo Stato di New York dove risiedo e voto io, nonché altri del Nord-Est - pongono condizioni restrittive: bisogna avere una valida giustificazione. Invece California Texas e Florida e molti altri offrono il voto anticipato come un'opzione. Alcuni lo prevedono solo per corrispondenza, altri aprono addirittura i seggi con molti giorni di anticipo sull'8 novembre. Si stima che quest'anno il 35% degli elettori americani avrà già svolto il proprio dovere prima di martedì.
L'ANALISI Decisivo il voto degli ispanici
INTERATTIVO Scenari
Due indicazioni sono chiare dall'analisi etnico-demografica. Gli ispanici stanno andando a votare molto più numerosi che in passato, con punte che sfiorano il raddoppio in Florida rispetto all'elezione presidenziale del 2012. E la Florida, ieri sera, figurava in testa al numero totale di elettori 'anticipati': oltre i 6 milioni, ancor più della California e del Texas che pure hanno popolazioni più grandi.
Un segnale di segno opposto, cioè negativo per i democratici, viene dal voto degli afro-americani. In North Carolina, uno degli Stati-chiave per determinare il vincitore, fino a ieri sera il voto dei neri era il 22% del totale; mentre alla stessa epoca nella sfida Obama-Romney del 2012 i neri erano il 27% dei votanti in anticipo. Gli afro-americani sono una delle constituency su cui conta Hillary per sconfiggere Trump, che è in netto vantaggio tra i bianchi (soprattutto maschi e con basso titolo di studio). La comunità afro-americana è schierata con Clinton, ma il livello di entusiasmo non è paragonabile alle due elezioni di Obama.
Nessuno può aprire quelle schede per vedere dove hanno messo le croci: lo spoglio deve iniziare in contemporanea con chi va a votare ai seggi, quindi dopo la chiusura dei seggi medesimi domani sera (e anche quella è 'scaglionata', in base alle regole fissate dai singoli Stati nonché ai diversi fusi orari, ben cinque dalla East Coast alle Hawaii). Però l'analisi demografica di chi ha votato si può fare e dà indicazioni preziose: per esempio sull'aumento di affluenza di ispanici in Stati chiave come la Florida e il Nevada, che rincuora i democratici perché i latinos hanno una netta preferenza per Hillary.
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Quest'anno 37 Stati Usa (più il District of Columbia che è la circoscrizione della capitale federale, Washington) permettono di votare in anticipo, con modalità che variano. Alcuni - come lo Stato di New York dove risiedo e voto io, nonché altri del Nord-Est - pongono condizioni restrittive: bisogna avere una valida giustificazione. Invece California Texas e Florida e molti altri offrono il voto anticipato come un'opzione. Alcuni lo prevedono solo per corrispondenza, altri aprono addirittura i seggi con molti giorni di anticipo sull'8 novembre. Si stima che quest'anno il 35% degli elettori americani avrà già svolto il proprio dovere prima di martedì.
L'ANALISI Decisivo il voto degli ispanici
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Due indicazioni sono chiare dall'analisi etnico-demografica. Gli ispanici stanno andando a votare molto più numerosi che in passato, con punte che sfiorano il raddoppio in Florida rispetto all'elezione presidenziale del 2012. E la Florida, ieri sera, figurava in testa al numero totale di elettori 'anticipati': oltre i 6 milioni, ancor più della California e del Texas che pure hanno popolazioni più grandi.
Un segnale di segno opposto, cioè negativo per i democratici, viene dal voto degli afro-americani. In North Carolina, uno degli Stati-chiave per determinare il vincitore, fino a ieri sera il voto dei neri era il 22% del totale; mentre alla stessa epoca nella sfida Obama-Romney del 2012 i neri erano il 27% dei votanti in anticipo. Gli afro-americani sono una delle constituency su cui conta Hillary per sconfiggere Trump, che è in netto vantaggio tra i bianchi (soprattutto maschi e con basso titolo di studio). La comunità afro-americana è schierata con Clinton, ma il livello di entusiasmo non è paragonabile alle due elezioni di Obama.