Elezioni Usa, quanta satira (anti-Trump) alla maratona di New York
Luigi Bolognini
Lungo il percorso moltissimi i cartelli contro il tycoon, per lo più ispirati alle sue dichiarazioni sessiste. Il candidato repubblicano protagonista, ma qui insieme alla sua avversaria, anche nei negozi di souvenir
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NEW YORK - Non dire gatto se non l'hai nel sacco. Una massima applicabile anche alla politica americana vista da una prospettiva particolare: la maratona di New York. Chi l'ha corsa senza aver seguito con la dovuta attenzione il duello Trump-Clinton si sarà chiesto il perché di tutti quei cartelli con le foto di gatti branditi dal pubblico che incitava i podisti. La spiegazione sta nella inveterata passione degli americani per i giochi di parole: gatto, anzi micio, si dice "pussy" che è anche il modo con cui viene chiamato l'organo genitale femminile, e come lo chiamava Donald Trump nel famoso fuorionda sessista rivelato un mese fa. "Le donne le afferro per la pussy", diceva al suo interlocutore sghignazzando. Morale, a due giorni dal voto New York, che è sì la sua città ma è anche regno dei democratici, lo ha schernito in ogni modo, non solo attaccandosi a questa gaffe felina.
Maratona New York, ironia anti-Trump per incitare i corridori
"Corri come Hillary, hai Trump alle calcagna!". E' uno dei tanti cartelli esposti per incitare i corridori dalla folla che ha seguito la maratona di New York. Nell'imminenza del voto per le presidenziali, la sfida per la Casa Bianca non poteva che essere oggetto di ironie e lazzi anche durante la celebre corsa per le strade della Grande Mela - Leggi l'articolodi LUIGI BOLOGNINI
La maratona non ha deluso le attese: accanto ai cartelli che in mille modi, dall'ironia ("coraggio, te lo sei voluto") al romanticismo ("sei la miglior mamma di sempre"), davano coraggio ai partecipanti, se ne aspettavano parecchi sulle imminenti elezioni, come capita ogni quattro anni dato che la corsa è sempre due giorni prima delle presidenziali. E così è stato. E, a riflettere bene il clima di questo voto, quasi tutti erano contro Trump. Contro Clinton nulla, anzi un paio di cartelli sospetti che incitavano una certa Hillary, ma poteva benissimo trattarsi di una maratoneta con questo nome. Al massimo qualche critica a entrambi, come le loro foto e la scritta "Questi sono gli unici due a correre che non ci piacciono", o "Corri, corri, come vedi chiunque può farlo".
La satira contro il miliardario è stata in buona parte incentrata sulla questione "pussy". In tanti, ma davvero tanti, al punto da far pensare a una strategia dei democratici, ostentavano la scritta "Corri come se Trump stesse tentando di afferrarti per la..." e il disegno di un gatto. Ma anche il fotomontaggio di The Donald alle spalle di un podista con lo slogan: "È proprio dietro di te!". Forse perché è il distretto di New York con il maggior tratto della maratona (12 miglia sulle 26,2), Brooklyn ha regalato più sarcasmo di tutti, non solo per le foto dei mici: "Corri come se fossi Hillary, c'è Donald alle spalle", "Trump potrebbe vincere... corri!", "Corri come se avessero appena eletto Trump". Ma la sorpresa è arrivata nel Queens, la zona di cui è originario il candidato repubblicano. Si scendeva dal ponte Pulaski, che segna la metà esatta del percorso, e si era accolti dal cartello: "Queens, luogo di nascita di Grump... scusateci...", e subito accanto "Se Trump può correre puoi farlo anche tu". Infine Manhattan, quando i due terzi della corsa erano fatti, la stanchezza si faceva sentire, e così anche i crampi e il dolore. E il sudore. Ma una ragazza rassicurava chi si sentiva a disagio per questo: "Trump puzza molto più di te adesso".
Un bel quadretto che completa l'attenzione che la città ha riservato a The Donald anche in un altro settore che prolifera particolarmente in giorni di invasione di maratoneti: i souvenir per i turisti. Il ragionamento è nel più puro stile americano: perché non farci qualche soldino, da tutto questo? Basta entrare in un qualsiasi negozio di quelli di cui le zone centrali di Manhattan sono pieni per trovare sempre, accanto ai classici come le mini-Statue della libertà e le magliette "I Love New York", qualche cosa che riguarda Trump. Sulla Sesta Avenue uno shop fa doppietta e si schiera decisamente: fuori dalla porta sono appese due T-shirt. Una con la scritta "Dump Trump" (diremmo "rottamatelo") e il suo viso immerso in un water, l'altra con tre grandi NO, e la O è sempre il faccione del miliardario, a 10 dollari l'una. Più economici (4,99), e favorevoli a Trump, gli adesivi che si trovano in parecchi negozi, dove indossa il cilindro dello Zio Sam, con tanto di dito puntato, come nei cartelli di arruolamento di una volta, e scandisce il suo slogan "I want to make America great again". Mentre servono dai 20 dollari in su per acquistare una statuetta in gesso col testone biondo (ma ce ne sono anche di Hillary, Barack Obama, addirittura Ronald Reagan e Abraham Lincoln). Il gadget più estremo è davanti al Moma, dove un banchetto di immagini e disegni espone una foto di tre vespasiani dipinti di rosso come fossero delle labbra. Quello di mezzo, tutto intorno, ha il disegno del faccione di Trump. "L'ha scattato il mio partner a Washington", dice soddisfatto il proprietario, che ne vende tantissimi a 12 dollari cornice compresa. Chissà se spera che perda o che vinca, in fondo business is business.