"Sotto i riflettori ci chiamavano gli eroi dell'11 Settembre. Ma per tutto il resto del tempo i politici hanno soprattutto cercato di ignorarci. Abbiamo lottato duro per ottenere che la generosità dei tanti che all'indomani dell'attentato sono corsi a dare una mano e per questo si sono ammalati, venisse ripagata. Quindici anni dopo qualcosa è stato fatto. Molto resta ancora da fare". Quel po' che è stato fatto si deve soprattutto a lui: John Feal, 50 anni, di Nesconset, Long Island. Leader dei first responders, i soccorritori che lavorando sulle macerie tossiche del World Trade Center si sono ammalati, fondatore della Fealgood Foundation che di loro si occupa. È lui l'uomo che con la sua caparbietà ha rotto il muro dell'indifferenza politica, battendosi per ottenere le due leggi che oggi garantiscono risarcimenti e assistenza ad almeno una parte dei soccorritori che nel frattempo si sono ammalati di cancro, cuore, asma, depressione e perfino Alzhaimer. Un lavoro immenso che la community dell'11 settembre ha voluto riconoscergli: la giacca che indossava il 17 settembre, giorno in cui una lastra di metallo da più di quattro tonnellate gli è piombata su un piede mutilandolo, è entrata a far parte della collezione del 9/11 Memorial Museum proprio ieri.
"Non occupatevi di me. Ci sono ancora moltissime cose da fare. Non sono io l'eroe, ma i tanti con malattie ben più gravi della mia, che si battono per avere giustizia".
Cosa resta da fare?
"Tantissimo. Certo, ora la situazione è migliore. Per anni i politici ci hanno detto che le malattie erano solo nelle nostre teste, che gridavamo al lupo e ora un cospicuo numero di first responders che si sono ammalati vede garantito il suo diritto all'assistenza sanitaria, ha ottenuto compensi e pensioni. Ma il numero di quelli che restano ancora fuori è impressionante. Anche perché più il tempo passa più vengono fuori complicazioni e nuove diagnosi. Solo lo scorso 30 agosto uno studio dello Stony Brook Hospital, l'ospedale che più ha seguito i soccorritori, parla di un nuovo male: la perdita di memoria. Riscontrata su almeno il 13 per cento delle 818 persone che hanno in cura. Si parla chiaramente di Alzheimer, demenza precoce, già conclamata nell'1,2 per cento di queste persone. Mali che a oggi non prevedono risarcimento".
Possibile?
"Certo. E non parliamo di quelli che si sono ammalati prima del 2005: secondo la legge troppo presto. Dicono che erano già malati per fatti loro".
Com'è iniziata la sua battaglia?
"La lastra che mi ha mutilato è caduta il 17 settembre. Ma il primo fondo d'assistenza votato dal Congresso prevedeva risarcimenti solo a chi si era ferito nelle prime 96 ore. Ero in ritardo di 24 ore, insomma. A quelle poche ore penso continuamente: cosa sarebbe successo se fossi rientrato nel primo gruppo? Avrei preso i soldi e mi sarei dimenticato degli altri? Invece mi sono arrabbiato. E sono andato avanti. Non ho studiato, ma non serve una laurea per distinguere il bene dal male. Ho denunciato: e ho vinto. Ma a quel punto non volevo fermarmi. Ho usato tutti i soldi del compenso per organizzare la lotta. E costringere chiunque tentava di sbattermi la porta in faccia a ricevermi...".
Parla dei politici? Come ha fatto?
"Eravamo gli eroi, no? E allora ho minacciato di presentarmi alle primarie democratiche contro chiunque volesse correre per il Congresso. Ho organizzato autobus pieni di malati per presentarci a qualunque comizio o meeting. Ho creato una rete. Insieme, abbiamo messo i politici con le spalle al muro. Alla fine hanno agito, ma nessuno ha mai chiesto scusa per quel comportamento iniziale".
Fra poco si vota. Pensa che cambierà qualcosa?
"No. Stiamo assistendo a una campagna elettorale imbarazzante. Dove entrambi i candidati usano quel che è accaduto l'11 settembre solo per i loro scopi. E ancora oggi, nonostante abbiano il potere per farlo, nessuno si prende la responsabilità di occuparsi degli eroi dell'11 settembre fino in fondo. Anche la memoria di quel giorno, d'altronde, ha perso significato: noi americani finiamo per commercializzare tutto. L'11 settembre è ormai importante solo per chi ha perso persone care. Tutti gli altri sono rimasti soli. Noi che siamo rimasti mutilati, che ci siamo ammalati, abbiamo scoperto il male in un altro giorno dell'anno. Ma i nostri anniversari personali, non li celebra nessuno".
"Non occupatevi di me. Ci sono ancora moltissime cose da fare. Non sono io l'eroe, ma i tanti con malattie ben più gravi della mia, che si battono per avere giustizia".
Cosa resta da fare?
"Tantissimo. Certo, ora la situazione è migliore. Per anni i politici ci hanno detto che le malattie erano solo nelle nostre teste, che gridavamo al lupo e ora un cospicuo numero di first responders che si sono ammalati vede garantito il suo diritto all'assistenza sanitaria, ha ottenuto compensi e pensioni. Ma il numero di quelli che restano ancora fuori è impressionante. Anche perché più il tempo passa più vengono fuori complicazioni e nuove diagnosi. Solo lo scorso 30 agosto uno studio dello Stony Brook Hospital, l'ospedale che più ha seguito i soccorritori, parla di un nuovo male: la perdita di memoria. Riscontrata su almeno il 13 per cento delle 818 persone che hanno in cura. Si parla chiaramente di Alzheimer, demenza precoce, già conclamata nell'1,2 per cento di queste persone. Mali che a oggi non prevedono risarcimento".
Possibile?
"Certo. E non parliamo di quelli che si sono ammalati prima del 2005: secondo la legge troppo presto. Dicono che erano già malati per fatti loro".
Com'è iniziata la sua battaglia?
"La lastra che mi ha mutilato è caduta il 17 settembre. Ma il primo fondo d'assistenza votato dal Congresso prevedeva risarcimenti solo a chi si era ferito nelle prime 96 ore. Ero in ritardo di 24 ore, insomma. A quelle poche ore penso continuamente: cosa sarebbe successo se fossi rientrato nel primo gruppo? Avrei preso i soldi e mi sarei dimenticato degli altri? Invece mi sono arrabbiato. E sono andato avanti. Non ho studiato, ma non serve una laurea per distinguere il bene dal male. Ho denunciato: e ho vinto. Ma a quel punto non volevo fermarmi. Ho usato tutti i soldi del compenso per organizzare la lotta. E costringere chiunque tentava di sbattermi la porta in faccia a ricevermi...".
Parla dei politici? Come ha fatto?
"Eravamo gli eroi, no? E allora ho minacciato di presentarmi alle primarie democratiche contro chiunque volesse correre per il Congresso. Ho organizzato autobus pieni di malati per presentarci a qualunque comizio o meeting. Ho creato una rete. Insieme, abbiamo messo i politici con le spalle al muro. Alla fine hanno agito, ma nessuno ha mai chiesto scusa per quel comportamento iniziale".
Fra poco si vota. Pensa che cambierà qualcosa?
"No. Stiamo assistendo a una campagna elettorale imbarazzante. Dove entrambi i candidati usano quel che è accaduto l'11 settembre solo per i loro scopi. E ancora oggi, nonostante abbiano il potere per farlo, nessuno si prende la responsabilità di occuparsi degli eroi dell'11 settembre fino in fondo. Anche la memoria di quel giorno, d'altronde, ha perso significato: noi americani finiamo per commercializzare tutto. L'11 settembre è ormai importante solo per chi ha perso persone care. Tutti gli altri sono rimasti soli. Noi che siamo rimasti mutilati, che ci siamo ammalati, abbiamo scoperto il male in un altro giorno dell'anno. Ma i nostri anniversari personali, non li celebra nessuno".