Il murale dell'associazione studenti musulmani di Minneapolis vandalizzato con la scritta Isis
Decine di gruppi in tutto il Paese si organizzano per prendere di mira i musulmani. In Minnesota molti episodi di razzismo, e timori per il dopo elezioni
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MINNEAPOLIS - Sul ponte pedonale sul Mississippi vicino all'Università di Minneapolis gli studenti ogni anno dipingono murales per lanciare campagne, gruppi, confraternite. Due giorni fa il murale dell'associazione degli studenti musulmani è stato imbrattato con la scritta "Isis". La scuola è intervenuta, la scritta è stata cancellata, ma gli studenti sono rimasti scioccati. Jaylani Hussein, direttore del Council on American-Islamic Relations, è andato nel campus e ha raccolto le loro impressioni. La settimana scorsa uno studente saudita è stato ucciso a pochi chilometri da qui. "Gli studenti sono preoccupati, non si sentono protetti. Qualche settimana fa gli studenti repubblicani hanno scritto sul loro murale "Tirate su il muro". E anche quello è stato imbrattato. Era legittimo, ma offendeva tanta gente, compresi i latini. E ancora, un altro gruppo di 'studenti per la Palestina' sono stati presi di mira su volantini che conteneva i loro nomi e li chiamava terroristi".
Il murale degli studenti repubblicani con "Alziamo il muro", imbrattato
La comunità musulmana del Minnesota è antichissima, i primi coloni sono arrivati nell'Ottocento dal Libano e dalla Siria. Poi dopo gli anni '60 sono arrivati gli islamici del SudEst asiatico, e poi negli anni 90 c'è stata l'ondata dalla Bosnia e dall'Africa orientale, Somalia ed Etiopia - che ora è la comunità maggioritaria. Ci sono anche alcuni afroamericani, e molti dei leader di Black Lives matter, il movimento contro la violenza della polizia, sono somali. Il Minnesota è stato il primo Stato ad eleggere un deputato musulmano al Congresso, nel 2006. Ma i numeri indicano che lo Stato è ancora massicciamente bianco e cristiano: solo il 3% della popolazione è "non cristiano".
Eppure episodi di razzismo più o meno esplicito sono una costante, e sono radicati ben al di là del fenomeno Trump. "Molti pensano che sia dovuto alla retorica politica, ma il Cair ha monitorato l'islamofobia per anni - abbiamo 34 gruppi in tutto il Paese - e abbiamo individuato decine di gruppi che prendono di mira gli islamici in vari modi - spiega Hussein - In questo caso è stato l'uso della parola Isis: è l'abc dell'islamofobo, descrivere i musulmani d'America come una comunità di sospetti, una minaccia, e isolarli".
Jaylani Hussein, direttore del Council on Islamic-American Relations del Minnesota
Il Cair individuato 74 organizzazioni in tutti gli Usa, di cui "33 sono concentrate sullo spargere la paura dei musulmani". Producono persino guide per fermare la costruzione di moschee. E raccolgono molti soldi: oltre 200 milioni di dollari negli ultimi 4 anni. La retorica politica di Trump ha amplificato la loro risonanza, ma esistevano già e la loro azione è più profonda. Propongono leggi a livello statale - come quelle contro la sharia che non è solo un codice penale, è anche un modo di vita e dunque è incostituzionale vietarla. Per arrivare al legislatore queste organizzazioni si appoggiano a gruppi più grandi e politici, ma si sostengono e si aiutano anche le une con le altre. In gran parte sono di destra, ma questa retorica si trova anche a sinistra, spiega Hussein. "Persino per Hillary Clinton, quando dice che i musulmani sono in prima linea e devono aiutare a combattere il terrorismo perché sanno qualcosa che "noi" non sappiamo. E' un modo di etichettare e isolare anche quello. Anche chi crede di essere neutrale è immerso in questo clima che non si riesce ancora a chiamare col suo nome: islamofobia. Ma lo è, nel momento in cui un bambino che costruisce un orologio diventa un bombarolo, o un passeggero di un aereo che dice "inshallah" viene denunciato alla compagnia aerea".
La mappa delle organizzazioni islamofobe negli Usa
La narrazione compiuta dai media non ha senz'altro aiutato. "E' importante spiegare bene il concetto di terrorismo - dice Hussein - Che non è associabile all'Islam, che i musulmani sono le prime vittime del terrorismo in tutto il mondo. E che facendo questa associazione si danno munizioni ai gruppi terroristici che creano il clima di paura costante, e polarizzano le comunità. Quando si parla di radicalizzazione dei giovani, è un problema che riguarda gli jihadisti come i suprematisti bianchi". E' un problema globale, ma per combatterlo l'obiettivo è rafforzare le famiglie e le comunità: "Un ragazzo che si radicalizza potrebbe essere facile preda anche delle gang, o dei pedofili online. Ma le news sono piene solo di storie di giovani musulmani radicalizzati. Qui nelle Twin Cities si associa sempre più spesso la parola "somali" a "terroristi" e questo ha portato a una narrazione che incentiva l'islamofobia e regala una piattaforma ai terroristi, che possono pensare di avere una base di reclutamento a Minneapolis".
Otto anni di amministrazione Obama non hanno migliorato la situazione, i gruppi estremisti si sono anzi rafforzati contro di lui - ci sono centinaia di migliaia di nuovi membri da quando lui è stato eletto presidente. Anche perché era figlio di un musulmano, pur non essendolo lui stesso. "Certo avrebbe potuto fare di più, ma era sotto attacco. Ha visitato una moschea per la prima volta quest'anno in 8 anni di presidenza, quando George Bush ci andò subito dopo l'11 settembre. Ma la lotta all'intolleranza deve venire dal basso".
L'esito del voto di martedì può solo esacerbare la situazione, temono gli attivisti. "Chiunque venga eletto, non pensiamo che questa rete sparirà - conclude Hussein - Anzi si stanno organizzando per il dopo voto. Qualche giorno fa è stato sventato un attentato contro la comunità somala a Kansas City: era pianificato con bombe e armi da fuoco per uccidere oltre cento musulmani, e subito dopo le elezioni perché non volevano deviare le elezioni. Se ottengono il loro presidente continueranno a fare ciò che fanno, se non lo ottengono l'escalation sarà ancora peggiore".