HARLEM (New York) - A Harlem, ancor più che negli altri quartieri di New York, la domenica mattina è sacra. In alcune zone a stragrande maggioranza afroamericana le chiese sono decine e decine. Questa domenica, però, il rituale è stato perturbato dalla maratona che si è tenuta in città e che ha causato la chiusura al traffico di numerose strade. "Che cosa? Non posso girare a destra? E come fanno gli anziani ad andare a messa? Non ci ha pensato nessuno a questo?", urla un uomo di colore a un poliziotto.
Alla Harlem Church of Christ la cerimonia inizia con poche persone; forse una cinquantina di fedeli, tutti afroamericani, più tre turisti bianchi seduti in penultima fila per non disturbare gli habitué. Anche se qui non abbiamo un vero coro gospel, la location è unica nel suo genere: all'ingresso c'è un buttafuori come in discoteca, mentre sul palco un unico cantante viene ripreso in coro da tutti i presenti.
Il vero spettacolo, però, è un altro: accanto al proiettore, infatti, il ministro del culto, il Dr. O.J. Shabazz, lancia prediche infuocate: "Tutte le domeniche la stessa storia! Siete sempre in ritardo alla messa! Eppure scommetto che gli altri giorni della settimana, per andare a lavoro, siete puntualissimi! Ma perché? Quando venite a pregare dovete impegnarvi di più di quando fate le altre cose! I regali di Dio sono la cosa più importante del mondo!", grida nel microfono gesticolando in tutte le direzioni e rivolgendosi direttamente a quel centinaio di fedeli arrivati in ritardo, a volte anche di mezz'ora. A quanto pare, quindi, la maratona di New York non spiega poi proprio tutto...
L'uomo dà vita a un vero e proprio one-man-show di quasi due ore, alternando sermoni e battute: "Quando cerco lavoro, io mi candido sempre per posizioni manageriali. Sono bravo a dire agli altri che cosa devono fare, e che cosa più di me un manager?" Risata garantita tra i fedeli meno abbienti.
Anche se siamo a soli due giorni dalle elezioni presidenziali, l'oratore non pronuncerà nemmeno una volta i nomi di Clinton e Trump, ma, prima di iniziare lo spettacolo, si accontenterà di dire che: "Oggi preghiamo per il nostro paese. Preghiamo per le prossime elezioni. Preghiamo affinché gli Stati Uniti diventino un luogo migliore di quello che è adesso".
"È normale, noi siamo qui per parlare di Dio, non di politica", ci spiega Tom, uno dei preti che aiuta il Shabazz. L'assistente acconsente però ad analizzare per noi la situazione. "I fedeli erano sicuramente più frenetici per l'elezione di Obama, perché lui aveva dato loro una speranza, anche se poi il Congresso gli ha impedito di realizzare tutto quello che avrebbe voluto. Comunque ha fatto grandi cose: l’Obamacare per esempio non è perfetto, ma è decisamente meglio del sistema sanitario che avevamo prima".
Passeggiando per le strade di Harlem, ci imbattiamo proprio in un vecchio poster di Obama attaccato a una finestra con la parola "speranza" scritta in grande. Una speranza che oggi non sembra più essere incarnata da nessuno.
Alla Harlem Church of Christ la cerimonia inizia con poche persone; forse una cinquantina di fedeli, tutti afroamericani, più tre turisti bianchi seduti in penultima fila per non disturbare gli habitué. Anche se qui non abbiamo un vero coro gospel, la location è unica nel suo genere: all'ingresso c'è un buttafuori come in discoteca, mentre sul palco un unico cantante viene ripreso in coro da tutti i presenti.
Il vero spettacolo, però, è un altro: accanto al proiettore, infatti, il ministro del culto, il Dr. O.J. Shabazz, lancia prediche infuocate: "Tutte le domeniche la stessa storia! Siete sempre in ritardo alla messa! Eppure scommetto che gli altri giorni della settimana, per andare a lavoro, siete puntualissimi! Ma perché? Quando venite a pregare dovete impegnarvi di più di quando fate le altre cose! I regali di Dio sono la cosa più importante del mondo!", grida nel microfono gesticolando in tutte le direzioni e rivolgendosi direttamente a quel centinaio di fedeli arrivati in ritardo, a volte anche di mezz'ora. A quanto pare, quindi, la maratona di New York non spiega poi proprio tutto...
L'uomo dà vita a un vero e proprio one-man-show di quasi due ore, alternando sermoni e battute: "Quando cerco lavoro, io mi candido sempre per posizioni manageriali. Sono bravo a dire agli altri che cosa devono fare, e che cosa più di me un manager?" Risata garantita tra i fedeli meno abbienti.
Anche se siamo a soli due giorni dalle elezioni presidenziali, l'oratore non pronuncerà nemmeno una volta i nomi di Clinton e Trump, ma, prima di iniziare lo spettacolo, si accontenterà di dire che: "Oggi preghiamo per il nostro paese. Preghiamo per le prossime elezioni. Preghiamo affinché gli Stati Uniti diventino un luogo migliore di quello che è adesso".
"È normale, noi siamo qui per parlare di Dio, non di politica", ci spiega Tom, uno dei preti che aiuta il Shabazz. L'assistente acconsente però ad analizzare per noi la situazione. "I fedeli erano sicuramente più frenetici per l'elezione di Obama, perché lui aveva dato loro una speranza, anche se poi il Congresso gli ha impedito di realizzare tutto quello che avrebbe voluto. Comunque ha fatto grandi cose: l’Obamacare per esempio non è perfetto, ma è decisamente meglio del sistema sanitario che avevamo prima".
Passeggiando per le strade di Harlem, ci imbattiamo proprio in un vecchio poster di Obama attaccato a una finestra con la parola "speranza" scritta in grande. Una speranza che oggi non sembra più essere incarnata da nessuno.