Brasile 2014

Brasile 2014, quante spese a Porto Alegre: 45 milioni solo per fare allenare l'Argentina

Al Beria-Rio si giocheranno cinque gare, ma altre spese notevoli sono state sostenute per ristrutturare il Monumental, l'impianto dove è cresciuto Ronaldinho, per aderire alla richiesta di Messi e compagnia di allenarsi su un prato poco 'calpestato'
dall'inviato ENRICO SISTI

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PORTO ALEGRE - Alegre un corno. Quel po' di attenzione mondiale che sosterà su Porto Alegre (quattro partite dei gironi e un ottavo di finale in cui potrebbe rientrare però la Germania), il Gremio, una delle sue squadre storiche della città, l'ha pagato salato: 125 milioni di real, 45 milioni di euro per rimettere a posto l'Olimpico Monumental, lo stadio più leggendario del club in cui è cresciuto Ronaldinho (che somiglia molto al Bentegodi di Verona). Tutti da consegnare brevi manu a giardinieri, muratori, idraulici, elettricisti, pittori. Lo scopo era di assicurarsi gli allenamenti dell'Argentina in vista del match contro la Nigeria, il terzo per le due nazionali incluse nel girone F. Il Monumental ha una storia che a raccontarla viene il mal di testa, perché sembra la storia di un cartone animato, di un tira e molla in cemento armato, plastica e servizi. Uno dei suoi record lo rende lo stadio più elastico di tutti i tempi: quando fu inaugurato, nel settembre del '54, aveva una capienza normale: 38.000 posti.

Nel 1980 fu sottoposto a una clamorosa e per certi versi unica ristrutturazione: alla fine dei lavori, dal nulla, emerse uno stadio capace di ospitare, o forse sarebbe meglio il caso di dire sopportare, 85.000 spettatori. Gli ingegneri capirono che c'era qualcosa che non andava e dieci anni dopo, rischiando non poco nel frattempo, tornarono a più miti consigli: 50.000 posti. Ora possono entrare soltanto 45.000 persone ma di fatto non ci si gioca più. Intanto era subentrato il tempo, con la sua smania di rovinare le cose, soprattutto se non utilizzate. Quando hanno capito che si poteva di nuovo riconsegnarlo al mondo delle notizie fresche, i dirigenti del Gremio sono andati a fare qualche sopralluogo. Hanno scoperto che la situazione era al limite. L'erba non solo non era a posto ma in alcuni punti non c'era più e stando ad alcune indiscrezioni che sono filtrate non lo sarebbe ancora del tutto. Gran parte delle infrastrutture erano andate a farsi benedire. C'era di risistemare l'impianto idraulico che fornisce acqua alle docce e attraverso le tubature permettere di innaffiare il prato, bisognava dare persino una rinfrescata ai muri degli spogliatoi perché alcuni di essi, stando alla stampa che ha giocato a lungo su questo inspiegabile degrado, sin troppo sopportato e sin troppo nascosto, non si potevano guardare.

Si è aggiunta anche la complicazione che l'Argentina avrebbe gradito di svolgere la propria preparazione su un terreno non troppo affaticato dal calpestìo molesto di altri protagonisti del mondiale: qualcosa che la facesse sentire l'unica padrona di casa. Per esempio la Francia, che domenica debutterà al Beria-Rio, lo stadio che a Porto Alegre è invece simbolo dell'International, la squadra del "divino" Falcao che da qualche giorno ha perso Fernandao, 36 anni, rimasto ucciso in un incidente d'elicottero (era il capitano della squadra che vinse l'Intercontinentale nel 2006 battendo in finale il Barcellona di Eto'o e dello stesso Ronaldinho) ha programmato di allenarsi all'Arena do Gremio, il nuovo stadio del Gremio, vicinissimo al centro tecnico del club, inaugurato due anni fa, nella zona nord della città, lungo uno degli snodi del Rio Gravatai.

Gli stadi, a Porto Alegre, formano una specie di linea retta sulla cartina, seguendo il flusso dell'acqua da nord a sud. Due sono localizzati vicino a quella specie di fiume mare cui hanno dato il nome che sembra un lago e invece allude al concetto di laguna (Lagoa dos Patos), nella parte bassa del gomito di terra sul quale si è sviluppata la città (1,4 mln di abitanti), l'Arena Gremio sta più alto. A Porto Alegre la gente non sorride. Aspetta, con un po' di ansia, l'arrivo dei primi tifosi, che si presume saranno francesi e un po' forse anche dell'Honduras. Ma la gente di qui, a giudicare dai musi lunghi, dal cuore portuale, da quel senso di profondo nord che solo al "sul" si percepisce nel Brasile colorato, continuerà a non sorridere: "Quando la Copa se ne andrà la saluteremo", dice senza annunciare alcuna forma di nostalgia anticipatoria Djalminho, proprietario della Cafeteria Roma, in pieno centro storico. Solo a quel punto ride: "Qui i problemi sono altri e nessuno vuole risolverli". Figuriamoci se può risolverli l'arrivo in città di Benzema. Che fa solo rima.