PORTO ALEGRE - Era sbarcato a Rio de Janeiro con la famiglia lunedì sera, moglie e due figli, come un allegro tifoso qualunque, senza paura e senza macchia. Era al check-in per Fortaleza, aveva acquistato i biglietti per Brasile-Messico. La polizia gli ha chiesto i documenti un minuto prima di oltrepassare il gate. Stupore. Poi la resa. Sarebbe stata addirittura la Fifa a informare il capo dell'Interpol, sostenuta dalla Denarc, che quattro posti allo stadio di Fortaleza erano stati venduti a un certo Josè Diaz-Barajas, 49 anni, elegantissimo, ricco, un aspetto da attore prediletto da registi specializzati in storie di mafia. Diaz-Barajas è uno dei più potenti, affermati e rispettati nacrotrafficanti messicani, attivi soprattutto sul territorio degli Stati Uniti, dove tuttora risiede. Era entrato in Brasile da una piccola frontiera col Paraguay, in automobile. La Coppa del Mondo della polizia si misura in colpi del genere. Sono reti che fanno passare il turno e alzare l'asticella della sfida alla criminalità organizzata. Per evitare coinvolgimenti diretti, una portavoce di Blatter non ha replicato alle domande scomode: è stata la Fifa ad acciuffarlo? Blatter ama allargarsi. Ma forse questo è un po' troppo. Barajas rimarrà in una prigione di Rio finché non saranno ultimate le procedure per la sua estradizione negli Stati Uniti dove lo aspettano un processo e una condanna.
Di fatto la cattura di Barajas, che è un effetto a margine della possibile diffusione di droghe leggere, sintetiche, pesanti nei fan fest legati al Mondiale, è l'ennesimo risultato di una strategia internazionale resa possibile dalla disponibilità del giovane e agguerrito presidente messicano Pena Nieto, il 47enne membro del Partito Rivoluzionario Isitituzionale, in carica dal 2012: con lui la lotta ai cartelli è diventata più efficace, il suo governo non ha mai mostrato timori reverenziali: dal 2006 a oggi la guerra dei cartelli, tra omicidi e morti collegate alla droga, ha prodotto più di 90 mila morti.
"In genere questi personaggi, al di là dell'affare che fiutano quando si celebrano così grandi manifestazioni internazionali, sono appassionati di sport e non mancano mai di presentarsi, anche sotto mentite spoglie, a partite di calcio, di basket o a riunioni di boxe", dice Mike Vigil, ex dirigente dell'Antidroga statunintense.
Di fatto la cattura di Barajas, che è un effetto a margine della possibile diffusione di droghe leggere, sintetiche, pesanti nei fan fest legati al Mondiale, è l'ennesimo risultato di una strategia internazionale resa possibile dalla disponibilità del giovane e agguerrito presidente messicano Pena Nieto, il 47enne membro del Partito Rivoluzionario Isitituzionale, in carica dal 2012: con lui la lotta ai cartelli è diventata più efficace, il suo governo non ha mai mostrato timori reverenziali: dal 2006 a oggi la guerra dei cartelli, tra omicidi e morti collegate alla droga, ha prodotto più di 90 mila morti.
"In genere questi personaggi, al di là dell'affare che fiutano quando si celebrano così grandi manifestazioni internazionali, sono appassionati di sport e non mancano mai di presentarsi, anche sotto mentite spoglie, a partite di calcio, di basket o a riunioni di boxe", dice Mike Vigil, ex dirigente dell'Antidroga statunintense.