RECIFE - E adesso dobbiamo almeno pareggiare contro Suarez e Cavani, due tra i più forti attaccanti non solo del mondiale ma del mondo. Fedele alla propria storia, che la vede spessissimo complicarsi la vita nella seconda gara di un mondiale o di un europeo, l’Italia non ha avuto nulla a che spartire con quella che aveva saputo battere l’Inghilterra: vittoria un po’ ridimensionata dalla successiva caduta degli inglesi, catatonici, contro l’Uruguay. Ma queste sono faccende altrui. Perché gli azzurri contro il Costarica non ci hanno capito niente, e adesso si rischia di andare a casa dopo il primo turno come quattro anni fa in Sudafrica. Nulla ha funzionato: insipido l’attacco, sbiellato il centrocampo cambiato in corsa e invano, distratta la difesa che ha concesso più di una palla-gol. Gli errori di Balotelli nel primo tempo pesano, ma di più un atteggiamento completamente sbagliato, da squadra piccola e spaventata. Tenendo conto che per il Costarica c’era anche un rigore evidente su Campbell, la sconfitta azzurra è meritata, e chissà quanto riparabile.
L’Italia è pasticciona e lenta da subito, irriconoscibile rispetto a quella che aveva irretito gli inglesi. Il Costarica l’aspetta, tenendo la linea difensiva molto alta, e gli azzurri dentro quella linea non riescono mai a passare, salvo un paio di incursioni di Balotelli senza una mira adeguata. Il centrocampo, che così bene aveva funzionato nella prima partita, tessendo una rete stordente di passaggi e propiziando le incursioni di Candreva e Marchisio, oltre che il gol del centravanti milanista, stavolta per lunghi tratti è catatonico: l’oriundo Thiago Motta, scelto da Prandelli per dare un po’ di ossigeno al giovane Verratti (ma era il caso?), appare l’anello debole della catena, ed è quasi sempre sotto ritmo.
Il Costarica non ha fretta e attende gli azzurri al varco: quel varco che comincia ad aprirsi nel finale di primo tempo, quando l’arbitro grazia l’Italia non concedendo un evidente rigore quando Chiellini spinge Campbell, che un po’ su tuffa ma che non aspettava altro. Un fallo forse non clamoroso, ma punibilissimo. Il difensore della Juventus è sfasato anche un paio di minuti più tardi, quando non riesce a chiudere su Ruiz facendosi anticipare nell’azione dell’uno a zero.
Mezza partita da dimenticare, e la seconda si muove attorno ai cambi di Prandelli, cambi per tattica ma anche per disperazione: subito Cassano (per l’opaco Motta), poi Insigne e più tardi Cerci. Quasi tutto diverso il centrocampo, senza più Candreva e Marchisio, tra i migliori contro gli inglesi, e la partita continua a rimanere un nodo difficilissimo da sciogliere, anche se gli azzurri sembrano un po’ meno inerti. Ora Insigne è largo sulla sinistra, Cerci fa l’ala destra e Cassano agisce da rifinitore alle spalle di Balotelli, ammonito per una trattenuta su Diaz (senza reazione nei confronti dell’arbitro, grazie al cielo). Resta il fatto che l’Italia è apparsa sempre stanca, povera di idee e senza nemmeno il guizzo di carattere che poteva forse cambiare il risultato, mentre il Costarica chiude tra gli olè. E adesso dobbiamo non farci battere da Suarez e Cavani: una bruttissima faccenda.
L’Italia è pasticciona e lenta da subito, irriconoscibile rispetto a quella che aveva irretito gli inglesi. Il Costarica l’aspetta, tenendo la linea difensiva molto alta, e gli azzurri dentro quella linea non riescono mai a passare, salvo un paio di incursioni di Balotelli senza una mira adeguata. Il centrocampo, che così bene aveva funzionato nella prima partita, tessendo una rete stordente di passaggi e propiziando le incursioni di Candreva e Marchisio, oltre che il gol del centravanti milanista, stavolta per lunghi tratti è catatonico: l’oriundo Thiago Motta, scelto da Prandelli per dare un po’ di ossigeno al giovane Verratti (ma era il caso?), appare l’anello debole della catena, ed è quasi sempre sotto ritmo.
Il Costarica non ha fretta e attende gli azzurri al varco: quel varco che comincia ad aprirsi nel finale di primo tempo, quando l’arbitro grazia l’Italia non concedendo un evidente rigore quando Chiellini spinge Campbell, che un po’ su tuffa ma che non aspettava altro. Un fallo forse non clamoroso, ma punibilissimo. Il difensore della Juventus è sfasato anche un paio di minuti più tardi, quando non riesce a chiudere su Ruiz facendosi anticipare nell’azione dell’uno a zero.
Mezza partita da dimenticare, e la seconda si muove attorno ai cambi di Prandelli, cambi per tattica ma anche per disperazione: subito Cassano (per l’opaco Motta), poi Insigne e più tardi Cerci. Quasi tutto diverso il centrocampo, senza più Candreva e Marchisio, tra i migliori contro gli inglesi, e la partita continua a rimanere un nodo difficilissimo da sciogliere, anche se gli azzurri sembrano un po’ meno inerti. Ora Insigne è largo sulla sinistra, Cerci fa l’ala destra e Cassano agisce da rifinitore alle spalle di Balotelli, ammonito per una trattenuta su Diaz (senza reazione nei confronti dell’arbitro, grazie al cielo). Resta il fatto che l’Italia è apparsa sempre stanca, povera di idee e senza nemmeno il guizzo di carattere che poteva forse cambiare il risultato, mentre il Costarica chiude tra gli olè. E adesso dobbiamo non farci battere da Suarez e Cavani: una bruttissima faccenda.