Brasile 2014

Il caso time out: l'Italia li chiede, la Fifa nicchia

Il ct azzurro e tutta la squadra continuano a chiedere le interruzioni per la salvaguardia degli atleti, ma gli uomini di Blatter restano riluttanti. E' il destino delle innovazioni, che hanno migliorato il gioco ma che hanno dovuto sconfiggere la lentezza del governo del calcio
dall'inviato ENRICO CURRO'

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RECIFE - Prigioniera con la sindrome di Stoccolma, la Fifa di Blatter è ben felice di essere sequestrata dalla televisione: un rapitore sui generis, visto che paga lui il riscatto e sono cifre da capogiro. Chissenefrega, se poi le condizioni di gioco non sono le stesse per tutti, se il risultato del Mondiale è falsato, se lo spettacolo è viziato, se i calciatori corrono poco e male. Prandelli ha detto che non vuole alibi: la Nazionale si è preparata a combattere il caldo e a giocare una partita nell'umidità imprevedibile di Manaus e due all'una del pomeriggio nel Nordeste brasiliano. Ma ha anche ricordato che gli azzurri, se supereranno il girone, entreranno tra le prime sedici con meno energie degli altri. La protesta sua e della squadra per ottenere almeno i due time-out non è dunque una fissazione, ma la legittima richiesta di chi ha già sperimentato sul campo quanto il clima possa incidere sulla partita e aumentare l'incidenza degli infortuni muscolari.

Certo, fa parte del gioco: il fascino del calcio è legato anche al fatto che si giochi all'aperto e non in un palazzetto e che il risultato possa nascere anche da variabili atmosferiche, non solo dal livello tecnico degli attori e dalla tattica degli strateghi. Però non è un buon motivo per rifiutare di migliorarlo. Negli anni Trenta si giocava con una specie di palla medica. Negli anni Sessanta non c'erano le sostituzioni. Negli anni Settanta era prassi la melina col retropassaggio al portiere.

Tutte le innovazioni regolamentari - incluse le ultime, l'uso della tecnologia sul gol fantasma, e lo spray per la distanza sui calci di punizione - hanno sostanzialmente migliorato il calcio per la semplice ragione che si è trattato di usare il buon senso. Mentre ancora infuria l'eterno dibattito sul tema più controverso - la moviola in campo - appare perciò illogica la riluttanza verso i time-out. Ma il calcio, si sa, ha tempi e modi elefantiaci nelle sue decisioni. Consulterà la televisione. E magari alzerà il prezzo - in fondo i time-out aumentano la durata delle partite - dell'anomalo riscatto, preteso per continuare a farsi tenere sotto sequestro