BELO HORIZONTE - Non c'è giustizia nella vittoria dell'Argentina, ma non può essercene se uno ha Messi e l'altro no: è un privilegio troppo sbilanciante, e le lacrime degli iraniani si asciugheranno quando si renderanno conto che i loro commoventi sforzi sono risultati inutili per colpa di una ragione trascendente. L'Argentina è una lagna, gioca male, mette malinconia, trasmette noia. Prima di Messi l'ha salvata il portiere Romero con tre parate determinanti, mentre l'unico giocatore degno della maglia che indossava è stato, almeno fino al 90', Angel Di Maria. Altro che Messi.
La Pulce ha avuto il modulo che desiderava, la formazione che preferisce, i compagni più graditi. Ma in cambio, cos'ha offerto? Niente, se non corse stracche, due punizioni poche minacciose, un sinistro a fil di palo nell'unica circostanza in cui ha puntato la porta iraniana. Ha giocato un po' a destra e un po' alle spalle di Agüero e Higuain (mamma che mestizia, il napoletano), tristemente. Poi, a un certo punto ha deciso di dare un segno di sé, della sua divinità: il gol al primo minuto del recupero, segnato ricamando un sinistro da diciotto metri, ha qualificato la sua Nazionale e archiviato tutta la desolazione trasmessa dalla Selecciòn nel corso di un match che è stato totalmente nelle mani dell'Iran.
Il portoghese Queiroz ha incartato i fenomeni (?) sudamericani con un 4-5-1: inizialmente erano solo barricate, con il tempo quella difesa eroica, esercitata raddoppiando la marcatura su chiunque, è diventata la fionda per contropiedi micidiali che solamente le parate di Romero (e un rigore invocato dagli iraniani ma non concesso dall'arbitro serbo) hanno disattivato. L'Argentina non avrebbe meritato di vincere, e forse nemmeno nell'esordio contro la Bosnia. Ma intanto è a punteggio pieno, già qualificata, comodamente adagiata sul più facile dei gironi possibili. D'ora in avanti, però, un solo secondo di Messi non basterà. Ci vogliono altri rimedi contro la noia del loro gioco.
La Pulce ha avuto il modulo che desiderava, la formazione che preferisce, i compagni più graditi. Ma in cambio, cos'ha offerto? Niente, se non corse stracche, due punizioni poche minacciose, un sinistro a fil di palo nell'unica circostanza in cui ha puntato la porta iraniana. Ha giocato un po' a destra e un po' alle spalle di Agüero e Higuain (mamma che mestizia, il napoletano), tristemente. Poi, a un certo punto ha deciso di dare un segno di sé, della sua divinità: il gol al primo minuto del recupero, segnato ricamando un sinistro da diciotto metri, ha qualificato la sua Nazionale e archiviato tutta la desolazione trasmessa dalla Selecciòn nel corso di un match che è stato totalmente nelle mani dell'Iran.
Il portoghese Queiroz ha incartato i fenomeni (?) sudamericani con un 4-5-1: inizialmente erano solo barricate, con il tempo quella difesa eroica, esercitata raddoppiando la marcatura su chiunque, è diventata la fionda per contropiedi micidiali che solamente le parate di Romero (e un rigore invocato dagli iraniani ma non concesso dall'arbitro serbo) hanno disattivato. L'Argentina non avrebbe meritato di vincere, e forse nemmeno nell'esordio contro la Bosnia. Ma intanto è a punteggio pieno, già qualificata, comodamente adagiata sul più facile dei gironi possibili. D'ora in avanti, però, un solo secondo di Messi non basterà. Ci vogliono altri rimedi contro la noia del loro gioco.