Brasile 2014

Brasile 2014. "Ho costruito lo stadio, ma non vedrò la gara. Mi sono venduto i biglietti"

Reportage. Ney, 32 anni, ha lavorato tre anni al cantiere dell'Arena das Dunas, dove domani gioca l'Italia.   "I soldi li metto da parte per comprare la lavatrice a mia moglie, che fa la cameriera nel resort dei turisti ricchi". "Voi del primo mondo non state andando bene: l'Europa è stanca?"

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NATAL - Venga, l'accompagno. Ney Da Silva, 32 anni, nome completo Wildgledney Geherlykley Da Silva, dice che conosce una scorciatoia per andare allo stadio. "Se passiamo dalla strada ci mettiamo tre ore. Dalle dune in 45 minuti si arriva. L'ho fatta tutti i giorni per due anni. Posso dire che l'ho costruito io, lo stadio. Anche io, diciamo meglio", ride. Trenta chilometri ogni mattina alle quattro, quando i turisti dei resort sulle spiagge più belle del mondo vanno a dormire.

Gruista, Ney è uno dei due milioni di operai brasiliani che hanno lavorato agli stadi del mondiale. Questo, il suo, si chiama "Arena Das Dunas" e per la verità non è proprio finito. È un coleottero bianco al centro di una rete di cavalcavia e di case diroccate, di strade di terra, baracche appoggiate a grattacieli, transenne voragini e tangenziali sopraelevate al centro di Natal. Una metropoli e un campo nomadi, insieme. Nella stessa foto, grandhotel e capanne di stracci. Lo stadio è pronto, ma per arrivarci bisogna guadare rigagnoli di liquami, camminare un passo avanti all'altro su tavole di legno marcio, sperare. Ruspe, montagne di terra sabbiosa, non una luce che illumini il buio attorno, la sera. "Abbiamo dovuto correre, ma l'importante è che dentro sia finito, no? Tanto dopo il Mondiale chi vuole che ci vada in uno stadio da 40mila posti? Qui da noi quando a una partita vanno in tanti sono 900. Con calma, poi lo finiamo. Prima ci sarà da ricostruire il bairro di Mae Luiza che è venuto giù la settimana scorsa con l'ultima alluvione. Ma insomma ci penserà la governatrice che questo è lavoro suo. Allora, andiamo?".
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La governatrice dello stato di Rio Grande do Norte, Rosalba Ciarlini, italiano il nonno Pietro Ciarlini fondatore della prima squadra di calcio della regione, è un medico. Eletta nel Partito democratico, ce n'è uno anche qui, è andata personalmente all'aeroporto a ricevere Balotelli di cui è tifosa con vigore: purtroppo i giornali hanno colto l'occasione per pubblicare la foto del suo fulgido sorriso alla vista del campione accanto a quella della frana di 70 metri cubi, appunto, che ha travolto un quartiere intero della città costruita sulla sabbia, molti feriti, centinaia di famiglie senza tetto. Andiamo.

Ney sale in macchina, una vecchia Ford il cui cofano è foderato dalla bandiera brasiliana. Linda, vero? Muito linda. Però il tifo ha tardato tanto a decollare. Molte proteste alla vigilia. Ora però i sondaggi dicono che a una settimana dal fischio d'inizio il consenso dei brasiliani per il Mondiale è salito di dodici punti, dal 54 al 66 per cento, e la contestazione è scesa di altrettanto, dal 39 al 27. Aveva ragione Dilma a dire che i pessimisti sono già sconfitti. "Non so dei sondaggi, so che alla fine bisogna stare con la Selecao e basta. Quelli che protestano hanno ragione, si guardi intorno: qui non c'è niente. Ma Dilma fa il suo meglio, ha fatto tanto. E poi se ci tolgono anche l'allegria della torcida cosa ci resta?". Non c'è niente. Dune, spettacolari dune patrimonio dell'umanità, montagne di sabbia alte come palazzi che i tour operator propongono ai turisti di attraversare in cammello, animale non esattamente indigeno. Il recinto dei cammelli eccolo, compare come un'allucinazione nel deserto. "Io non ci sono mai salito, costa troppo. Però a mio figlio Samuel che ha 3 anni ho promesso che una volta lo porto. Ci vuole lo stipendio di un mese, ma lo porto". Nel cantiere "Consorzio Arena das Dunas" Ney ha lavorato otto ore al giorno, straordinari frequenti e forfettizzati, per 900 real al mese, circa 300 euro. Lo stadio è costato 450 milioni di real. Dei 900 mensili che vanno a Ney per pagare l'affitto della casa dove vive con la madre due fratelli la moglie e due figli ne spende 500. 400 real, 130 euro, restano per vivere. "Così quando sono venuti Bebeto, Ronaldo, la governadora e tutte le autorità al cantiere, qualche mese fa, a dire che ci avrebbero regalato due biglietti per andare allo stadio, a noi operai, ho pensato subito: li vendo. Poi alla fine ce ne hanno dato uno solo, non so perché. A me è toccato quello di Stati Uniti-Ghana. L'ho venduto per 250 real e li ho dati a mia moglie Mariana, sennò mi scappano di mano e spariscono. Lei mette via i soldi per comprare una lavatrice, lavora tutto il giorno e non ce la fa a lavare i panni di tutti. È cameriera a chiamata nel resort più grande di Praia de Ponta Negra, lavora a giornate, 30 real al giorno". 10 euro. Il resort dove lavora Mariana è quello a cui il quotidiano O Globo dedica oggi un'inchiesta. Le stanze costano fino a 20mila reais, il kit offerto sottobanco ai clienti "sexo droga e forrò" ne costa 30. Sempre dieci euro, alla ragazza che fornisce i tre generi di conforto menzionati: il forrò è una danza tipica del Nordeste. "Che peccato è, bella Maria, farsi un po' di compagnia", canta Vinicius dagli altoparlanti.

Ney dice che non si lamenta perché un lavoro ce l'ha, per arrotondare fa il barbiere a casa, ha due figli sani. Dice che è una buona cosa che il governo abbia pensato di regalare i biglietti delle partite agli operai, mica tutti ci pensano. Però poi certo, la lavatrice è più importante della partita che tanto quella si vede in tv. Siamo quasi arrivati quando indica all'orizzonte un edificio basso, orizzontale, lontano. "Quello è il posto degli scienziati. Qualcosa di buono per il mondo arriva anche da Natal, non abbiamo mica solo le dune". Il posto degli scienziati è il centro di neuroscienze fondato da Miguel Nicolélis, gloria nazionale, da 20 anni direttore del centro della Duke University negli Usa. Nicolélis è nato qui e ci lavora. Dal suo progetto "Camminare ancora" è nato l'esoscheletro che muoveva l'uomo paralizzato che ha dato il calcio d'inizio al Mondiale, sorretto da un robot che traduce in gesti le intenzioni.

"La tv ha detto che lo hanno fatto coi cervelli delle scimmie". Più o meno, infatti. Lavorando con le scimmie, quelle che qui la notte se non chiudi bene le finestre vengono a rubare dentro casa. Siamo arrivati, ecco il coleottero bianco. Ney racconta per filo e per segno come lo ha montato, spiega che per grazia di Dio in questo stadio non è morto nessuno, solo un suo compagno, Lucas, è caduto dalla gru e ancora non può camminare ma c'è quel robot, qui lo sanno tutti, e poi speriamo che non gli serva neanche quello. Dice scusi un momento, tira fuori dal borsone una maglia dell'Italia, si cambia e la indossa. Ha il numero 9. Balotelli? "No, è quella del 2006, è Toni. Noi tifiamo tutti Italia, qui, perche è vero che l'Uruguay è fratello ma ci ha già fatto male una volta e ora basta". Quella volta, certo. "Però sa cosa penso? Che voi del primo mondo non state giocando bene. È un po' stanca forse l'Europa? Il terzo mondo ha sempre fame, allora escono il coraggio, la forza, la ilusao". La speranza, che non è sempre sinonimo di illusione. Primo mondo contro terzo mondo, dice Ney, gruista a Natal. È un po' stanca forse l'Europa, non ha più fame? Beviamo un'acqua di cocco, che fa caldo. Grazie della gita, Ney. Ma no, grazie a voi che siete venuti. Tornate, e buona fortuna.