BRASILIA - E' record, d'accordo. Da quando la fase finale della Coppa del mondo (qui in Brasile la parola "mondiali" è poco utilizzata) si disputa fra 32 squadre (dal '98) non s'era mai segnato tanto: 94 gol nelle prime 32 partite (siamo esattamente a metà percorso se non calcoliamo i minuti aggiuntivi dei supplementari dagli ottavi in poi), con una media di quasi tre reti a partita (2,94). Per riandare a numeri simili (il record negativo in Sudafrica con 67 gol, 2,09 a partita) occorre riavvolgere il nastro sino al '58, quando in Svezia (fu il torneo della rivelazione di Pelè) dopo 16 partite erano state realizzate 54 reti, partecipavano appena 16 squadre e la media gol a partita fu 3,38. Solo tre gli 0-0: Iran-Nigeria, Brasile-Messico e Giappone-Grecia.
Ma come sono arrivati tutti questi gol in Brasile? Come sono stati distribuiti? E' stato merito degli attaccanti o colpa delle difese? La sensazione è che la "colpa" o il "merito" sia dei ritmi intermittenti. Non si gioca quasi mai con continuità durante una partita. Si fatica ad attaccare difese schierate. Anche le squadre che hanno dimostrato di avere più birra nelle gambe e per più tempo non sono state in grado di mantenere, diciamo così, le annunciate promesse fisiche, alterando così il progetto tattico (Cile, Costa Rica, Usa, Algeria, Germania, Olanda).
La maggior parte, non tutte ovviamente, di queste 94 reti sono state realizzate con ripartenze, in transizione, quando l'altro si è scoperto. In contropiede si potrebbe dire, usando un termine che non piace più a nessuno perché ad esso è collegata un altro vocabolo che piace ancora di meno: catenaccio. Le 32 qui in Brasile ovviamente non fanno catenacci. E' praticamente sparito il 4-4-2, che nei tempi recenti, più delle difese a cinque, era per eccellenza il modulo "difensivo" che garantiva, secondo necessità, coperture estreme, esasperate. Il difendersi però è un dovere, soprattutto con partite ravvicinate. Bisogna vincere ma anche risparmiarsi. Da qui i ritmi "intermittenti".
Poche sono state le squadre che hanno mostrato, con alterne fortune, un'anima spiccatamente offensiva: Belgio, Germania, Cile, la Costa Rica. Simili per certi versi, Belgio e Germania dovrebbero fare, per postulato, gran possesso palla nella metà campo avversaria con i loro trequartisti. Altrettanto l'Argentina (ma Aguero che cos'ha?). Contro la Russia, il Belgio si è smosso solo quando è uscito Lukaku, la statua d'ebano, ed è entrato Ogiri che ha svolto altre mansioni, che non sono quelle del centravanti classico. Paradossalmente, pur non giocando male, la Germania è stata salvata col Ghana dal quel "centravanti" che il suo modulo di fatto respinge (Klose): ma era una situazione di emergenza. Il Brasile vorrebbe attaccare armonicamente ma è lento e non ci riesce. Così l'Italia, così la Bosnia fallimentare, così l'Argentina, che deve solo dire grazie a Messi, così la Russia senza talenti di Capello.
A questo sport, da quando esiste un sistema di gioco, si vince con due qualità, che poi sono sempre le stesse: devi correre e devi avere i piedi. Solo così garantisci una rapida circolazione di palla il più a lungo possibile o controlli di palla in corsa, perfetti, nei "contropiedi". Se i piedi sono quelli del campione meglio. Se di siffatte qualità te ne manca una, o peggio entrambe, resti a casa o se per caso sei arrivata fin qui sei fra le prime a tornare a casa. Le "goleade" sono figlie dello smarrimento tattico di squadre, di "time" come dicono qui, pronunciando "cimi", che hanno cercato di recuperare: la Spagna ha scoperto contro l'Olanda che il campo è lungo più di 100 metri e i suoi centrocampisti esterni (Xavi e Xabi Alonso) non erano in grado di sopportare questa notizia, il Portogallo contro la Germania era povero di soluzioni offensive e in dieci, la Svizzera contro la Francia non ha potuto contare sulla saldezza nervosa dei suoi centrocampisti "napoletani", il Camerun si è squagliato di testa contro la Croazia, la Corea del Sud contro l'Algeria ha scontato il disordine tattico e la modesta caratura dei suoi difensori.
E' comunque il mondiale delle "folate". Prevale chi ha la "folata" più organizzata (bene la Colombia con Cuadrado, male la Costa d'Avorio che non riesce a lanciare Gervinho, costretto a fare da solo) o il campione più sveglio anche nelle situazioni meno consuete, come il rinvio del portiere (i due gol Suarez contro l'Inghilterra sono due capolavori di tecnica e di lucidità: il primo è forse il gol più straordinario che abbiamo visto sinora insieme con quello di Benzema contro la Svizzera, il secondo dimostra che devi essere pronto a tutto e Suarez lo è). Prevale anche chi non si perde d'animo: ben sette partite sono state vinte in rimonta: Brasile-Croazia, Spagna-Olanda, Uruguay-Costa Rica, Costa d'Avorio-Giappone, Svizzera-Ecuador, Belgio-Algeria e Australia-Olanda. L'Olanda è finita sotto due volte (1-0 con la Spagna e 2-1 con l'Australia). Se hai un centravanti di ruolo, è meglio che sappia come muoversi quando l'azione è rallentata dagli spazi chiusi oppure quando si velocizza e si attacca in tre su quaranta metri di campo. Non l'hanno mai fatto, per esempio, né Balotelli né Lukaku, né Dzeko (ma quel gol regolare grida ancora vendetta), né Fred, non può farlo per evidenti limiti Eder del Portogallo, inesistente Eto'o, scarsi e sfortunati Almeida e Postiga del Portogallo, imbolsiti Diego Costa e Higuain, deludenti Mitroglu e Jelavic. L'hanno fatto e anche bene "Gucci" dell'Iran, Valencia dell'Ecuador, Cahill dell'Australia, Campbell della Costa Rica, persino Gyan del Ghana contro la Germania. Giocatori d'istinto più moderno, cui proprio non va di stare fermi a guardare, amano sudare, spostarsi, non dare riferimenti, sentirsi vivi, proporsi (l'opposto di Balotelli). Robben e Van Persie (sei gol in due) sono attaccanti-elastico, più esterni che centrali, lo stesso si può dire di Vargas e Sanchez e di Peralta e Dos Santos. Dempsey è il falso centravanti di Klinsmann. Se non hai un vero centravanti magari scopri di averne tre. All'appello del gol manca il rigore sbagliato da Benzema.
Ma come sono arrivati tutti questi gol in Brasile? Come sono stati distribuiti? E' stato merito degli attaccanti o colpa delle difese? La sensazione è che la "colpa" o il "merito" sia dei ritmi intermittenti. Non si gioca quasi mai con continuità durante una partita. Si fatica ad attaccare difese schierate. Anche le squadre che hanno dimostrato di avere più birra nelle gambe e per più tempo non sono state in grado di mantenere, diciamo così, le annunciate promesse fisiche, alterando così il progetto tattico (Cile, Costa Rica, Usa, Algeria, Germania, Olanda).
La maggior parte, non tutte ovviamente, di queste 94 reti sono state realizzate con ripartenze, in transizione, quando l'altro si è scoperto. In contropiede si potrebbe dire, usando un termine che non piace più a nessuno perché ad esso è collegata un altro vocabolo che piace ancora di meno: catenaccio. Le 32 qui in Brasile ovviamente non fanno catenacci. E' praticamente sparito il 4-4-2, che nei tempi recenti, più delle difese a cinque, era per eccellenza il modulo "difensivo" che garantiva, secondo necessità, coperture estreme, esasperate. Il difendersi però è un dovere, soprattutto con partite ravvicinate. Bisogna vincere ma anche risparmiarsi. Da qui i ritmi "intermittenti".
Poche sono state le squadre che hanno mostrato, con alterne fortune, un'anima spiccatamente offensiva: Belgio, Germania, Cile, la Costa Rica. Simili per certi versi, Belgio e Germania dovrebbero fare, per postulato, gran possesso palla nella metà campo avversaria con i loro trequartisti. Altrettanto l'Argentina (ma Aguero che cos'ha?). Contro la Russia, il Belgio si è smosso solo quando è uscito Lukaku, la statua d'ebano, ed è entrato Ogiri che ha svolto altre mansioni, che non sono quelle del centravanti classico. Paradossalmente, pur non giocando male, la Germania è stata salvata col Ghana dal quel "centravanti" che il suo modulo di fatto respinge (Klose): ma era una situazione di emergenza. Il Brasile vorrebbe attaccare armonicamente ma è lento e non ci riesce. Così l'Italia, così la Bosnia fallimentare, così l'Argentina, che deve solo dire grazie a Messi, così la Russia senza talenti di Capello.
A questo sport, da quando esiste un sistema di gioco, si vince con due qualità, che poi sono sempre le stesse: devi correre e devi avere i piedi. Solo così garantisci una rapida circolazione di palla il più a lungo possibile o controlli di palla in corsa, perfetti, nei "contropiedi". Se i piedi sono quelli del campione meglio. Se di siffatte qualità te ne manca una, o peggio entrambe, resti a casa o se per caso sei arrivata fin qui sei fra le prime a tornare a casa. Le "goleade" sono figlie dello smarrimento tattico di squadre, di "time" come dicono qui, pronunciando "cimi", che hanno cercato di recuperare: la Spagna ha scoperto contro l'Olanda che il campo è lungo più di 100 metri e i suoi centrocampisti esterni (Xavi e Xabi Alonso) non erano in grado di sopportare questa notizia, il Portogallo contro la Germania era povero di soluzioni offensive e in dieci, la Svizzera contro la Francia non ha potuto contare sulla saldezza nervosa dei suoi centrocampisti "napoletani", il Camerun si è squagliato di testa contro la Croazia, la Corea del Sud contro l'Algeria ha scontato il disordine tattico e la modesta caratura dei suoi difensori.
E' comunque il mondiale delle "folate". Prevale chi ha la "folata" più organizzata (bene la Colombia con Cuadrado, male la Costa d'Avorio che non riesce a lanciare Gervinho, costretto a fare da solo) o il campione più sveglio anche nelle situazioni meno consuete, come il rinvio del portiere (i due gol Suarez contro l'Inghilterra sono due capolavori di tecnica e di lucidità: il primo è forse il gol più straordinario che abbiamo visto sinora insieme con quello di Benzema contro la Svizzera, il secondo dimostra che devi essere pronto a tutto e Suarez lo è). Prevale anche chi non si perde d'animo: ben sette partite sono state vinte in rimonta: Brasile-Croazia, Spagna-Olanda, Uruguay-Costa Rica, Costa d'Avorio-Giappone, Svizzera-Ecuador, Belgio-Algeria e Australia-Olanda. L'Olanda è finita sotto due volte (1-0 con la Spagna e 2-1 con l'Australia). Se hai un centravanti di ruolo, è meglio che sappia come muoversi quando l'azione è rallentata dagli spazi chiusi oppure quando si velocizza e si attacca in tre su quaranta metri di campo. Non l'hanno mai fatto, per esempio, né Balotelli né Lukaku, né Dzeko (ma quel gol regolare grida ancora vendetta), né Fred, non può farlo per evidenti limiti Eder del Portogallo, inesistente Eto'o, scarsi e sfortunati Almeida e Postiga del Portogallo, imbolsiti Diego Costa e Higuain, deludenti Mitroglu e Jelavic. L'hanno fatto e anche bene "Gucci" dell'Iran, Valencia dell'Ecuador, Cahill dell'Australia, Campbell della Costa Rica, persino Gyan del Ghana contro la Germania. Giocatori d'istinto più moderno, cui proprio non va di stare fermi a guardare, amano sudare, spostarsi, non dare riferimenti, sentirsi vivi, proporsi (l'opposto di Balotelli). Robben e Van Persie (sei gol in due) sono attaccanti-elastico, più esterni che centrali, lo stesso si può dire di Vargas e Sanchez e di Peralta e Dos Santos. Dempsey è il falso centravanti di Klinsmann. Se non hai un vero centravanti magari scopri di averne tre. All'appello del gol manca il rigore sbagliato da Benzema.