Brasile 2014

Brasile nelle mani di Julio Cesar

(ansa)
dal nostro inviato MAURIZIO CROSETTI
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BELO HORIZONTE - Un ragazzino di anni trentacinque, Julio Cesar, il portiere che voleva andare in pensione a Toronto e c'è pure andato, tiene stretto il Brasile tra le sue mani, facendo diventare quei guantoni un airbag. Perché stavolta la Seleção è stata davvero a un millimetro dall'eliminazione: traversa di Pinilla all'ultimo minuto dei tempi supplementari sull'1-1, un chiaro segno del destino, visto che il cagliaritano avrebbe poi fallito il primo rigore della serie, prima prodezza di Julio. I brasiliani sono stati più freddi dal dischetto (al Cile mancava lo specialista Vidal, uscito stremato all'87'), anche se i brasiliani hanno comunque sbagliato due volte, con Willian e Hulk. Una in meno dei cileni, però: due parate di Julio Cesar e il palo conclusivo del povero Jara, che nel primo tempo aveva pure realizzato l'autogol dell'uno a zero verdeoro.

Scampato pericolo, quindi, ma un'altra prova oscura, dominata dalla paura. La qualità media dei brasiliani è modesta, anche Neymar è scomparso sul più bello, però lui il suo rigore non l'ha sprecato. Morale: non sarà una passeggiata questo mondiale per la favoritissima: o cambia verso o esce presto.

In teoria, la partita non avrebbe potuto essere più comoda per il Brasile, almeno all'inizio: diciotto minuti, e un'autorete di Jara (col tacco, tentando di anticipare David Luiz) già spalanca le porta dei quarti di finale. Il Cile ha avuto il merito di non farsi sommergere dalla pressione anche ambientale, com'è ovvio per ogni avversario dei brasiliani, e ha saputo attendere l'occasione. Che poi è stata un gentile omaggio del Brasile, cioè del possente Hulk che al 32' sbaglia un passaggio corto dopo una rimessa laterale, serve involontariamente Vargas il cui assist è per Alexis Sanchez, uno che in area non sbaglia quasi mai. Il vecchio pupillo di Francesco Guidolin riapre la partita e fa capire a duecento milioni di persone che non esistono destini scritti in anticipo.

Invece il giocoliere Neymar ha capito che nella vita dovrà prenderne proprio tante, di botte, da tutti e in qualunque match: stavolta gli sono bastati tre minuti per farsi legnare da Aranguiz, e non è che il resto del suo pomeriggio sia stato tanto più tranquillo: quasi un fallo subìto ad azione, comprese le volte un cui Neymar si rotola un po' troppo, come gli appassionati di calcio spagnolo sanno bene, in quel Barcellona dove Neymar "fa solo il cameriere a Messi": la definizione, urticante ma non del tutto sgangherata, è di Ronaldo (l'ex fenomeno). E va detto che Neymar scompare presto dalla partita, si inabissa come uno qualunque.

La grossa grana del Brasile è proseguita nel secondo tempo, vissuto dai verdeoro quasi in paralisi psicologica: annullato un gol a Hulk per un dubbio fallo di mano, però è stato Julio Cesar a salvare il Brasile con una paratona. I tempi supplementari sono stati l'inevitabile epilogo. Inutile il primo, spaventoso e fortunatissimo per il Brasile il secondo, con la clamorosa traversa centrata dal cagliaritano Pinilla all'ultimo minuto. Ultimo atto, anche, prima dei rigori e della bellissima giovinezza di Julio.