Brasile 2014

Il Brasile resta favorito, ma attenti a questa Colombia

(lapresse)
dal nostro inviato ENRICO CURRO'
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RIO DE JANEIRO - La netta e indiscutibile vittoria della Colombia sull'Uruguay si presta a una duplice lettura. La prima è che il quarto di finale del Brasile non sarà semplice. Non tanto per l'oggettivo buon livello della nazionale di Pekerman - e per le strategie del commissario tecnico argentino, che ha confermato la propria capacità di mettere in campo una squadra ordinata e piuttosto equilibrata tatticamente, malgrado l'indole anarchica di certi giocatori - quanto per la presenza in campo di James Rodriguez, fin qui la vera stella del Mondiale. La sua doppietta è stata un folgorante esempio di quanto sia immarcabile, come tutti i campioni veri, proprio perché è arrivata contro l'avversario più abile nella marcatura: l'Uruguay è la sola nazionale che continui a tenere fede alla tradizione difensivistica e che sa in genere come fare giocare male gli altri. Balotelli, tanto per fare l'ultimo esempio, se n'è accorto a sue spese. I difensori e i centrocampisti della Celeste sanno come innervosire gli avversari, hanno un nutrito repertorio di colpi più o meno proibiti e lo utilizzano sempre, per quanto sia consentito oggi dall'occhio intrusivo della telecamera (vedi Suarez).

Ma i veri campioni non hanno problemi nell'eludere anche la sorveglianza più stretta. E' il caso di James: siccome non gli davano spazio, se l'è preso da solo. Il primo gol è un capolavoro: ha colto l'attimo, infilandosi in una zona molto trafficata e trasformando un pallone complicato in oro. Ma anche il secondo gol, che parrebbe facile, è il classico esempio del giocatore che sa trovarsi al posto giusto nel momento giusto: la girata è stata più semplice per esecuzione, ma non meno pronta della prima, in uno spazio ugualmente ristretto: di destro, mentre la prima era stata di sinistro, a conferma della naturalezza di tiro e della completezza tecnica.

Il Brasile rimane favorito. Ma la Colombia ha buone risorse e molti attaccanti: il più forte, Falcao, ha perso il Mondiale per un grave infortunio, mentre Bacca, dominatore dell'Europa League col Siviglia, era in panchina per un recente infortunio muscolare, accanto a Ibarbo, che si può giocare il posto con Jackson Martinez e a volte con Teo Gutierrez. Scolari ha comunque capito qual è l'obiettivo tattico: dovrà principalmente impedire che il pallone arrivi a James.

La seconda lettura dell'ottavo di finale del Maracanà riguarda la Nazionale e il calcio italiano. Il girone di ferro, nel quale eravamo teoricamente stati inseriti, è arrugginito subito. L'Inghilterra tanto decantata è arrivata ultima. L'Uruguay, che al di là dell'espulsione di Marchisio non aveva permesso agli azzurri di tirare in porta, è caduto al primo ostacolo: l'alibi dell'assenza di Suarez non è sufficiente per giustificare la mancanza di qualunque strategia offensiva. Rimane il Costarica, la sorpresa del Mondiale, che ha vinto il presunto girone di ferro. Se anche la squadra di Pinto si sbriciolasse contro la Grecia, verrebbe da trarre una conclusione sinistra: il girone era molto morbido. La conclusione successiva è che l'Italia non ha più fuoriclasse, a parte l'eterno Pirlo: spesso ne basta uno solo. Assistere a un ottavo di finale del Mondiale in cui Cuadrado imperversa, Zuniga corre più di tutti, Armero confeziona il cross del 2-0, Zapata e Yepes se la cavano benissimo e anche le altre vecchie conoscenze - Muslera, Caceres, Rios, Gonzalez - non sfigurano affatto, significa due cose. O che il calcio italiano non ha capito niente e non sa valorizzare i talenti. Oppure, più probabilmente, che in questo Mondiale gli azzurri potevano e dovevano fare una figura migliore.