ROMA - Solo un predestinato, solo uno che ha la maglia numero 10 da quando aveva 4 anni, può fare una cosa del genere al Maracanà, ottavi di finale mondiali. Solo uno che "sente" la porta come un rabdomante ha
la sensibilità animale, trovandosi di spalle e a 25 metri dalla porta, di prepararsi al tiro già con lo stop di petto perché intanto, con un unico movimento, sta ruotando il corpo verso la direzione giusta. Poi calcia. Di sinistro, come fa sempre. E al volo, senza far cadere il pallone dopo lo stop. E sotto la traversa. Di una porta del Maracanà, tra l'altro. Cose da predestinati, o da James Rodriguez.
Guardate il suo gol dell'1-0 all'Uruguay e riguardatelo altre cento volte, rilassatevi, ammirate, godete. C'è dentro la gioia del calcio che è bello quando è bello, c'è il talento, la forza, l'intelligenza. James (ma i colombiani lo pronunciano alla spagnola, quindi qualcosa che somiglia a "Hàmes") è già il miglior giocatore del Mondiale, ha scavalcato persino Messi e Neymar, anche se sarebbe opportuno attendere la prossima partita dell'Argentina. Il colombiano è capocannoniere del torneo: 5 gol, segnati in tutte e quattro le partite che ha giocato. Per la Fifa, già alla vigilia degli ottavi, era risultato il miglior giocatore della prima fase in base alle statistiche, infatti l'ha inserito nell'11 ideale. Per il suo ct Josè Pekerman, uno che lanciò Messi, è ai livelli dei migliori di sempre: ''Non ho mai dubitato che questo sarebbe stato il suo Mondiale. Nella mia lunga esperienza di calcio mi sono imbattuto spesso in talenti straordinari e leader al tempo stesso, e li rivedo tutti in James''. Persino Tabarez, sconfitto col suo Uruguay, è ammirato: ''Non penso di esagerare se dico che è uno dei migliori giocatori al mondo''.
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Dopo la notte del Maracanà gli arrivano altri complimenti illustri, come quelli di Maradona: ''Grande Colombia, e James Rodriguez è la ciliegina sulla torta. Può essere il suo Mondiale''. E anche la stella
Nba LeBron James si aggiunge al coro: ''E' il mio giocatore preferito della World Cup. E ovviamente il nome lo aiuta...''.
James Rodriguez, 23 anni il prossimo 12 luglio, è un predestinato. A parte il fatto che suo padre e suo zio erano calciatori professionisti in Colombia, è da quando ha 4 anni che James razzola sui campi di calcio, e da sempre ha avuto il numero 10 sulle spalle e da sempre gioca in quella posizione di trequartista, ma adattato alla modernità, ossia collaborando parecchio alla fase difensiva. Talento precocissimo, esordisce a 14 anni nella serie A colombiana e brucia ogni tappa possibile. Le nazionali giovanili, certo, ma anche due anni al Banfield, campionato argentino, dove va a giocare appena diciassettenne. I tornei di Apertura e Clausura, la Copa Libertadores, i climi infernali di certi campi sudamericani: il giovane James prova
tutto, conosce tutto, fa esperienza di tutto. E nel 2010, non ancora diciannovenne, è già pronto per l'Europa: anche perché è diventato uno della scuderia di Jorge Mendes, il più fenomenale (e controverso) manager del calcio mondiale, il portoghese con le mani in pasta in una decina di club europei che a sua volta è il procuratore di Mourinho, Cristiano Ronaldo, Radamel Falcao, Diego Costa, Meireles e tanti altri. E qui la storia passa per l'Italia, perché James è uno dei tanti talenti scartati dal nostro campionato, ebbene sì. Nel 2010 la Juve pare vicinissima a ingaggiarlo, sarebbe tutto fatto o quasi. Poi non se ne fa più nulla, pare per i costi eccessivi dell'operazione, e James Rodriguez va al Porto, ma per una cifra non esattamente impossibile: 5,5 milioni. Con uno sforzo di volontà, o un rigurgito di competenza, si poteva fare. Ma è anche con decine di storie come questa che si può spiegare, o provare a spiegare, perché il calcio italiano negli ultimi anni segna il passo.
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Sia come sia, James al Porto fa benissimo, vince tra le altre cose tre campionati e una Europa League, insomma si impone. E un anno fa, dato che Jorge Mendes tutto può ed è soprattutto una sorta di socio del
proprietario del Monaco, James passa al Monaco per 45 milioni insieme a Falcao (pagato 65). E' allenato da Ranieri, pare che tra i due il rapporto non sia idilliaco perché il ragazzo colombiano fa un po' quello che gli pare in campo, ma alla fine della stagione ci sono alcuni responsi chiari: James segna una decina di gol (oltre a 14 assist) e incanta la Francia, Ranieri non è più l'allenatore del Monaco. Poi arriva il Mondiale è James ne diventa protagonista, trascinando la Colombia ai quarti come non era mai accaduto nella storia. Ora l'asticella verrà alzata a livelli da tetto del mondo: la prossima è Brasile-Colombia, ragazzi. Pare che James non tremi, non barcolli: è un freddo, e col piglio del leader. Venerdì, a Fortaleza, sarà la partita più importante della sua vita, ma ora sono i brasiliani a temere, e a temerlo. E gli juventini a rimpiangerlo.
la sensibilità animale, trovandosi di spalle e a 25 metri dalla porta, di prepararsi al tiro già con lo stop di petto perché intanto, con un unico movimento, sta ruotando il corpo verso la direzione giusta. Poi calcia. Di sinistro, come fa sempre. E al volo, senza far cadere il pallone dopo lo stop. E sotto la traversa. Di una porta del Maracanà, tra l'altro. Cose da predestinati, o da James Rodriguez.
Guardate il suo gol dell'1-0 all'Uruguay e riguardatelo altre cento volte, rilassatevi, ammirate, godete. C'è dentro la gioia del calcio che è bello quando è bello, c'è il talento, la forza, l'intelligenza. James (ma i colombiani lo pronunciano alla spagnola, quindi qualcosa che somiglia a "Hàmes") è già il miglior giocatore del Mondiale, ha scavalcato persino Messi e Neymar, anche se sarebbe opportuno attendere la prossima partita dell'Argentina. Il colombiano è capocannoniere del torneo: 5 gol, segnati in tutte e quattro le partite che ha giocato. Per la Fifa, già alla vigilia degli ottavi, era risultato il miglior giocatore della prima fase in base alle statistiche, infatti l'ha inserito nell'11 ideale. Per il suo ct Josè Pekerman, uno che lanciò Messi, è ai livelli dei migliori di sempre: ''Non ho mai dubitato che questo sarebbe stato il suo Mondiale. Nella mia lunga esperienza di calcio mi sono imbattuto spesso in talenti straordinari e leader al tempo stesso, e li rivedo tutti in James''. Persino Tabarez, sconfitto col suo Uruguay, è ammirato: ''Non penso di esagerare se dico che è uno dei migliori giocatori al mondo''.
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Dopo la notte del Maracanà gli arrivano altri complimenti illustri, come quelli di Maradona: ''Grande Colombia, e James Rodriguez è la ciliegina sulla torta. Può essere il suo Mondiale''. E anche la stella
Nba LeBron James si aggiunge al coro: ''E' il mio giocatore preferito della World Cup. E ovviamente il nome lo aiuta...''.
James Rodriguez, 23 anni il prossimo 12 luglio, è un predestinato. A parte il fatto che suo padre e suo zio erano calciatori professionisti in Colombia, è da quando ha 4 anni che James razzola sui campi di calcio, e da sempre ha avuto il numero 10 sulle spalle e da sempre gioca in quella posizione di trequartista, ma adattato alla modernità, ossia collaborando parecchio alla fase difensiva. Talento precocissimo, esordisce a 14 anni nella serie A colombiana e brucia ogni tappa possibile. Le nazionali giovanili, certo, ma anche due anni al Banfield, campionato argentino, dove va a giocare appena diciassettenne. I tornei di Apertura e Clausura, la Copa Libertadores, i climi infernali di certi campi sudamericani: il giovane James prova
tutto, conosce tutto, fa esperienza di tutto. E nel 2010, non ancora diciannovenne, è già pronto per l'Europa: anche perché è diventato uno della scuderia di Jorge Mendes, il più fenomenale (e controverso) manager del calcio mondiale, il portoghese con le mani in pasta in una decina di club europei che a sua volta è il procuratore di Mourinho, Cristiano Ronaldo, Radamel Falcao, Diego Costa, Meireles e tanti altri. E qui la storia passa per l'Italia, perché James è uno dei tanti talenti scartati dal nostro campionato, ebbene sì. Nel 2010 la Juve pare vicinissima a ingaggiarlo, sarebbe tutto fatto o quasi. Poi non se ne fa più nulla, pare per i costi eccessivi dell'operazione, e James Rodriguez va al Porto, ma per una cifra non esattamente impossibile: 5,5 milioni. Con uno sforzo di volontà, o un rigurgito di competenza, si poteva fare. Ma è anche con decine di storie come questa che si può spiegare, o provare a spiegare, perché il calcio italiano negli ultimi anni segna il passo.
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Sia come sia, James al Porto fa benissimo, vince tra le altre cose tre campionati e una Europa League, insomma si impone. E un anno fa, dato che Jorge Mendes tutto può ed è soprattutto una sorta di socio del
proprietario del Monaco, James passa al Monaco per 45 milioni insieme a Falcao (pagato 65). E' allenato da Ranieri, pare che tra i due il rapporto non sia idilliaco perché il ragazzo colombiano fa un po' quello che gli pare in campo, ma alla fine della stagione ci sono alcuni responsi chiari: James segna una decina di gol (oltre a 14 assist) e incanta la Francia, Ranieri non è più l'allenatore del Monaco. Poi arriva il Mondiale è James ne diventa protagonista, trascinando la Colombia ai quarti come non era mai accaduto nella storia. Ora l'asticella verrà alzata a livelli da tetto del mondo: la prossima è Brasile-Colombia, ragazzi. Pare che James non tremi, non barcolli: è un freddo, e col piglio del leader. Venerdì, a Fortaleza, sarà la partita più importante della sua vita, ma ora sono i brasiliani a temere, e a temerlo. E gli juventini a rimpiangerlo.