Mancano otto partite alla fine del Mondiale. Ne abbiamo già viste 56 e ormai chiunque si è formato la sua opinione su protagonisti, squadre, fatti e fattacci di un torneo tra i più appassionanti di sempre. Ecco le nostre pagelle, rivedibili e correggibili nel prosieguo della competizione, ma intanto i voti sono questi.
10 A Lionel Messi. Numero 10 di nome e di fatto. E’arrivato tra mille dubbi: stagione in chiaroscuro e quei frequenti malori in campo che davano pensiero. Una partita dopo l’altra, si è caricato sulle spalle l’Argentina. L’ha trascinata agli ottavi, mentre tutti intorno a lui avevano sguardi smarriti. Ha giocato con un’intensità spaventosa, da giovane affamato più che da numero uno al mondo, o da innamorato della Nazionale argentina con cui ha avuto, negli anni, un rapporto contrastato. Ha segnato quattro gol, tutti magnifici. Contro la Svizzera ha impresso scrolloni terrificanti alla gara, ma non c’era verso, o sembrava non esserci. Poi ne ha dato un altro, ed è stata la discesa, con assist, per il gol della vittoria di Di Maria. E’dentro la competizione con tutti i sentimenti, perché sa che forse è la sua ultima occasione per eguagliare o superare Maradona. E sta spiegando al mondo, ai grandi e ai piccini, come si deve comportare in campo il grande leader di una grande nazionale.
9 A James Rodriguez e ad Arjen Robben. Il colombiano ha segnato in tutte e quattro le partite giocate fin qui, e i suoi gol sono tra i più belli per limpidezza del gesto tecnico: ora lo vedremo contro Neymar e già ci lecchiamo i baffi. Il voto va esteso alla Colombia, che per la qualità del gioco è la sorpresa della Coppa. Poi c’è Robben coi suoi dribbling, la sua velocità insostenibile, le sue partenze da destra o da sinistra, tanto non lo ferma mai nessuno. Senza di lui chissà dove sarebbe rotolata l’Olanda. Ma l’Ala, vivaddio, esiste ancora.
8 Al Costarica. Altra sorpresa del torneo, per l’ intensità e l’ organizzazione difensiva, per il portiere Navas che è tra i migliori in assoluto, per le giocate di Ruiz e Campbell. Hanno già eliminato tre nazionali europee di grande tradizione (Italia, Inghilterra e Grecia) più l’ Uruguay. E contro la Grecia hanno calciato in rete cinque rigori su cinque, e sempre nello stesso modo: tiro forte e sotto la traversa. Avevano studiato anche quello.
7 A Pogba e Vidal. Le ultime propaggini nobili della serie A. Non a caso sono le armi proibite della Juventus che domina il campionato, anzi i migliori in assoluto. Il francese è diventato un protagonista nella Francia, ma non insostituibile: quando batte in testa, Deschamps non lo fa partire neppure dall’inizio, è già accaduto. Ma nel quarto contro la Germania sicuramente lo vedremo, e sarà un piacere. Niente quarti per Vidal, ma per lui c’è il ricordo di un Mondiale eccellente e una partita contro il Brasile da centrocampista totale, appassionato, tecnico e ruvido al tempo stesso, che ruba decine di palloni e magari maltratta Neymar ma poi sa come far ripartire e vibrare la sua squadra. Forse la miglior prestazione individuale di questo Mondiale, e pensare che non gli è bastata per superare il turno.
6 A Joachim Loew e la Germania. Sono partiti belli squillanti e prepotenti, con quel 4-0 al Portogallo. Poi si è scoperto che non si trattava di un avversario insormontabile e che le difficoltà non erano neppure iniziate. Fino a un ottavo di finale giocato con discreto affanno e idee poche ma confuse, al punto che l’Algeria poteva approfittarne. Siamo sicuri che la rinuncia a un centravanti di ruolo sia la scelta più giusta? Anche perché se Muller non inventa un gol dal nulla, è difficile andare in porta. A meno che non arrivi un aiuto dalla buona sorte, come è capitato a Schurrle sull’1-0 agli algerini. Ma per arrivare in fondo ci vuole qualcosa di più.
5 A Cristiano Ronaldo, respinto dal Mondiale per la seconda volta consecutiva. Era il suo terzo, perché il primo (2006) lo visse da outsider ventenne e in fondo fu il suo migliore, visto che il Portogallo arrivò in semifinale. Ma nel suo secondo consecutivo da leader assoluto ha fallito fragorosamente, come quattro anni fa quando fu fermato agli ottavi dalla Spagna. E’arrivato in precarie condizioni fisiche, come già aveva annunciato la finale di Champions giocata da fermo, e non si è mai davvero ripreso: colpa di un infortunio mai guarito. E’il simbolo dei grandi campioni che arrivano cotti al Mondiale dopo una stagione massacrante, anche se stavolta è stato l’unico.
[[ge:rep-locali:repubblica:90512605]]
4 All’Africa, che rinvia ancora l’appuntamento con la gloria. Pessima figura per Ghana e Camerun, dilaniate da lotte interne, gelosie, vergognose trattative sui premi, privilegi ai big e grottesche liti in campo. Male anche la Costa d’Avorio, che si limita a Gervinho e butta via la qualificazione con dieci minuti finali da incubo contro la Grecia. Salvano la spedizione le imprese di Algeria e Nigeria che fanno soffrire Germania e Francia, ma è ancora poco, troppo poco. Il miglior risultato del Continente rimangono i quarti di finale (Camerun 1990, Senegal 2002 e Ghana 2010), però sono oltre trent’anni che l’ Africa deve arrivare e non arriva mai.
3 All’Inghilterra. Non ci si presenta a un Mondiale in queste condizioni, soprattutto se si è espressione del campionato più affascinante e ricco del mondo. Deve calare il sipario sulla generazione dei Gerrard e dei Rooney, che troppe volte hanno mostrato le loro personalità claudicanti quando indossano la maglia coi Tre Leoni, mentre coi club sono giocatori diversissimi. Evidentemente non reggono la pressione. E non ci si può presentare con un ct come Hodgson, troppo Old England per questo calcio. Largo ai giovani dunque, a cominciare dall’allenatore e dai giocatori.
2 A Mark W. Geiger, statunitense, arbitro di Francia-Nigeria. Che non è neppure un cattivo arbitro, ma falsa un ottavo di finale con l’errore più marchiano del torneo (a parte quello di Nishimura in Brasile-Croazia, rigore su Fred inventato). Non espellere Matuidi per quel fallo brutale su Onazi è una svista pesantissima perché influisce sul risultato finale (si era sullo 0-0, Onazi era il migliore dei suoi e la Francia doveva rimanere in 10) e anche sui quarti, perché ora Matuidi potrà giocare contro la Germania. Non vale. Del resto siamo abituati: a memoria d’uomo non si ricordano sviste arbitrali a danno della Francia, semmai il contrario. Almeno a far data dalla testata di Zidane a Materazzi a Berlino: che i francesi stiano ancora riscuotendo crediti per quella decisione arbitrale che in realtà fu figlia della moviola in campo?
1 A Luis Suarez. Per il morso, per quel tenersi i denti come se avesse ricevuto lui un colpo anziché il contrario, per il suo essere recidivo, per aver detto di non aver commesso il fatto, per essersi poi scusato una settimana dopo, per la difesa d’ufficio di Tabarez e per gli insulti di Mujica. Che pasticcio, che casino, che figuraccia e che figuracce. Cose non da Mondiale, ma da lettino dello psicologo che ha pure la sua dignità, non discutiamo, ma che col calcio c’entra poco.
0 All’Italia. E’un torneo bellissimo, a cui non manchiamo affatto. Una partita dopo l’altra il ricordo degli azzurri si stinge, anzi è già scomparso. Qui tutti corrono a perdifiato, all’una del pomeriggio o alle cinque, col sole e con l’ombra, con l’ umidità o senza, giocano con intensità, divertono e si divertono, segnano, parano, contrastano, ripartono, vivono. Tutte cose che con l’ Italia di Prandelli non c’entrano affatto. Ci siamo presentati con una squadra fisicamente a pezzi, anzi a pezzi in modo imbarazzante, e dal tasso tecnico risibilissimo, almeno a guardare gli altri. Ripartire da zero, bisogna, dicono tutti. Ma intanto sono passate un paio di settimane dalla botta e non si è mosso nulla. Meglio: tutto si sta muovendo affinché le cose rimangano com’erano prima. Quindi questo 0 non glielo leva nessuno, a lor signori.
10 A Lionel Messi. Numero 10 di nome e di fatto. E’arrivato tra mille dubbi: stagione in chiaroscuro e quei frequenti malori in campo che davano pensiero. Una partita dopo l’altra, si è caricato sulle spalle l’Argentina. L’ha trascinata agli ottavi, mentre tutti intorno a lui avevano sguardi smarriti. Ha giocato con un’intensità spaventosa, da giovane affamato più che da numero uno al mondo, o da innamorato della Nazionale argentina con cui ha avuto, negli anni, un rapporto contrastato. Ha segnato quattro gol, tutti magnifici. Contro la Svizzera ha impresso scrolloni terrificanti alla gara, ma non c’era verso, o sembrava non esserci. Poi ne ha dato un altro, ed è stata la discesa, con assist, per il gol della vittoria di Di Maria. E’dentro la competizione con tutti i sentimenti, perché sa che forse è la sua ultima occasione per eguagliare o superare Maradona. E sta spiegando al mondo, ai grandi e ai piccini, come si deve comportare in campo il grande leader di una grande nazionale.
9 A James Rodriguez e ad Arjen Robben. Il colombiano ha segnato in tutte e quattro le partite giocate fin qui, e i suoi gol sono tra i più belli per limpidezza del gesto tecnico: ora lo vedremo contro Neymar e già ci lecchiamo i baffi. Il voto va esteso alla Colombia, che per la qualità del gioco è la sorpresa della Coppa. Poi c’è Robben coi suoi dribbling, la sua velocità insostenibile, le sue partenze da destra o da sinistra, tanto non lo ferma mai nessuno. Senza di lui chissà dove sarebbe rotolata l’Olanda. Ma l’Ala, vivaddio, esiste ancora.
8 Al Costarica. Altra sorpresa del torneo, per l’ intensità e l’ organizzazione difensiva, per il portiere Navas che è tra i migliori in assoluto, per le giocate di Ruiz e Campbell. Hanno già eliminato tre nazionali europee di grande tradizione (Italia, Inghilterra e Grecia) più l’ Uruguay. E contro la Grecia hanno calciato in rete cinque rigori su cinque, e sempre nello stesso modo: tiro forte e sotto la traversa. Avevano studiato anche quello.
7 A Pogba e Vidal. Le ultime propaggini nobili della serie A. Non a caso sono le armi proibite della Juventus che domina il campionato, anzi i migliori in assoluto. Il francese è diventato un protagonista nella Francia, ma non insostituibile: quando batte in testa, Deschamps non lo fa partire neppure dall’inizio, è già accaduto. Ma nel quarto contro la Germania sicuramente lo vedremo, e sarà un piacere. Niente quarti per Vidal, ma per lui c’è il ricordo di un Mondiale eccellente e una partita contro il Brasile da centrocampista totale, appassionato, tecnico e ruvido al tempo stesso, che ruba decine di palloni e magari maltratta Neymar ma poi sa come far ripartire e vibrare la sua squadra. Forse la miglior prestazione individuale di questo Mondiale, e pensare che non gli è bastata per superare il turno.
6 A Joachim Loew e la Germania. Sono partiti belli squillanti e prepotenti, con quel 4-0 al Portogallo. Poi si è scoperto che non si trattava di un avversario insormontabile e che le difficoltà non erano neppure iniziate. Fino a un ottavo di finale giocato con discreto affanno e idee poche ma confuse, al punto che l’Algeria poteva approfittarne. Siamo sicuri che la rinuncia a un centravanti di ruolo sia la scelta più giusta? Anche perché se Muller non inventa un gol dal nulla, è difficile andare in porta. A meno che non arrivi un aiuto dalla buona sorte, come è capitato a Schurrle sull’1-0 agli algerini. Ma per arrivare in fondo ci vuole qualcosa di più.
5 A Cristiano Ronaldo, respinto dal Mondiale per la seconda volta consecutiva. Era il suo terzo, perché il primo (2006) lo visse da outsider ventenne e in fondo fu il suo migliore, visto che il Portogallo arrivò in semifinale. Ma nel suo secondo consecutivo da leader assoluto ha fallito fragorosamente, come quattro anni fa quando fu fermato agli ottavi dalla Spagna. E’arrivato in precarie condizioni fisiche, come già aveva annunciato la finale di Champions giocata da fermo, e non si è mai davvero ripreso: colpa di un infortunio mai guarito. E’il simbolo dei grandi campioni che arrivano cotti al Mondiale dopo una stagione massacrante, anche se stavolta è stato l’unico.
[[ge:rep-locali:repubblica:90512605]]
4 All’Africa, che rinvia ancora l’appuntamento con la gloria. Pessima figura per Ghana e Camerun, dilaniate da lotte interne, gelosie, vergognose trattative sui premi, privilegi ai big e grottesche liti in campo. Male anche la Costa d’Avorio, che si limita a Gervinho e butta via la qualificazione con dieci minuti finali da incubo contro la Grecia. Salvano la spedizione le imprese di Algeria e Nigeria che fanno soffrire Germania e Francia, ma è ancora poco, troppo poco. Il miglior risultato del Continente rimangono i quarti di finale (Camerun 1990, Senegal 2002 e Ghana 2010), però sono oltre trent’anni che l’ Africa deve arrivare e non arriva mai.
3 All’Inghilterra. Non ci si presenta a un Mondiale in queste condizioni, soprattutto se si è espressione del campionato più affascinante e ricco del mondo. Deve calare il sipario sulla generazione dei Gerrard e dei Rooney, che troppe volte hanno mostrato le loro personalità claudicanti quando indossano la maglia coi Tre Leoni, mentre coi club sono giocatori diversissimi. Evidentemente non reggono la pressione. E non ci si può presentare con un ct come Hodgson, troppo Old England per questo calcio. Largo ai giovani dunque, a cominciare dall’allenatore e dai giocatori.
2 A Mark W. Geiger, statunitense, arbitro di Francia-Nigeria. Che non è neppure un cattivo arbitro, ma falsa un ottavo di finale con l’errore più marchiano del torneo (a parte quello di Nishimura in Brasile-Croazia, rigore su Fred inventato). Non espellere Matuidi per quel fallo brutale su Onazi è una svista pesantissima perché influisce sul risultato finale (si era sullo 0-0, Onazi era il migliore dei suoi e la Francia doveva rimanere in 10) e anche sui quarti, perché ora Matuidi potrà giocare contro la Germania. Non vale. Del resto siamo abituati: a memoria d’uomo non si ricordano sviste arbitrali a danno della Francia, semmai il contrario. Almeno a far data dalla testata di Zidane a Materazzi a Berlino: che i francesi stiano ancora riscuotendo crediti per quella decisione arbitrale che in realtà fu figlia della moviola in campo?
1 A Luis Suarez. Per il morso, per quel tenersi i denti come se avesse ricevuto lui un colpo anziché il contrario, per il suo essere recidivo, per aver detto di non aver commesso il fatto, per essersi poi scusato una settimana dopo, per la difesa d’ufficio di Tabarez e per gli insulti di Mujica. Che pasticcio, che casino, che figuraccia e che figuracce. Cose non da Mondiale, ma da lettino dello psicologo che ha pure la sua dignità, non discutiamo, ma che col calcio c’entra poco.
0 All’Italia. E’un torneo bellissimo, a cui non manchiamo affatto. Una partita dopo l’altra il ricordo degli azzurri si stinge, anzi è già scomparso. Qui tutti corrono a perdifiato, all’una del pomeriggio o alle cinque, col sole e con l’ombra, con l’ umidità o senza, giocano con intensità, divertono e si divertono, segnano, parano, contrastano, ripartono, vivono. Tutte cose che con l’ Italia di Prandelli non c’entrano affatto. Ci siamo presentati con una squadra fisicamente a pezzi, anzi a pezzi in modo imbarazzante, e dal tasso tecnico risibilissimo, almeno a guardare gli altri. Ripartire da zero, bisogna, dicono tutti. Ma intanto sono passate un paio di settimane dalla botta e non si è mosso nulla. Meglio: tutto si sta muovendo affinché le cose rimangano com’erano prima. Quindi questo 0 non glielo leva nessuno, a lor signori.