RIO DE JANEIRO - Si chiama "Operazione Jules Rimet", dal nome del primo presidente della Fifa cui era stata intitolata la Coppa del mondo assegnata alla Seleçao dopo il terzo trionfo nel 1970, e promette clamorosi sviluppi. Si allarga lo scandalo sul traffico dei biglietti al Mondiale brasiliano e investe direttamente la Fifa. Secondo la Polizia Civile di Rio, che sta indagando da tre mesi sulla vicenda coordinata dal Ministero della Giustizia e che in questi giorni ha arrestato undici persone, sarebbe infatti un funzionario dell'ente che governa il calcio mondiale uno dei capi dell'organizzazione che lucra sui tagliandi per le partite della Copa, rivendendoli a prezzi anche 10-12 volte superiori al prezzo effettivo. Il primo esito delle indagini è stato rivelato dal portavoce Fabio Barucke, che ha confermato le indiscrezioni, anche se per il momento non si conosce il nome del presunto mister X, che tuttavia, secondo la Folha di San Paolo e O Globo, potrebbe uscire da un momento all'altro dagli interrogatori in corso degli arrestati. Si tratterebbe di una persona al di sopra del faccendiere algerino Lamine Fofana, fin qui considerato il capo della banda anche per via dei suoi contatti con personaggi famosi del mondo del calcio, che gli permettevano di avere accesso a tutte le grandi manifestazioni e alle tribune vip degli stadi.
"Abbiamo indizi circa il fatto che almeno un individuo passava i biglietti a Fofana. Si tratta di qualcuno che si trova temporaneamente in Brasile per il Mondiale e la Fifa ci ha promesso che ci aiuterà a identificarlo". Uno degli 11 arrestati - si fa il nome di Josè Massih, ex procuratore del nazionale Elano e di altri calciatori brasiliani - si sarebbe detto disposto a farne il nome, in cambio della concessione della libertà. Più di 100 dei biglietti sequestrati, insieme a denaro e macchinette per il pagamento con le carte di credito, erano riservati alla Fifa e ai suoi sponsor, a clienti delle aree vip e alcuni anche a membri dello staff tecnico della nazionali: tra questi anche una decina assegnati a membri dello staff tecnico della nazionale brasiliana. La banda rivendeva tra l'altro biglietti per la finale del 13 luglio al Maracanà fino a un prezzo di 35 mila reais (12 mila euro), con un profitto che poteva raggiungere il milione di reais a partita. Ma il meccanismo era già collaudato: si presume che funzionasse da ben 4 edizioni e rendeva così tanto agli organizzatori da permettere loro di concedersi una pausa di 4 anni, fino al Mondiale successivo. Tutti gli arrestati devono rispondere dei reati di riciclaggio di denaro, associazione a delinquere e traffico: rischiano fino a 18 anni di carcere.
Finora il personaggio di maggiore spicco è l'algerino Fofana, 57 anni, organizzatore tra l'altro di molti eventi sportivi, tra i quali una festa in un ristorante di Lagoa, quartiere di Rio, con la partecipazione di ex giocatori della Seleçao, tra i quali Carlos Alberto e Jairzinho, campioni nel 1970, mentre due difensori del Mondiale '90, Mozer e Ricardo Gomes, e due campioni del '94, il capitano ed ex ct Dunga e Mazinho, si trovavano nel locale. I primi due dovrebbero essere presto interrogati, così come Roberto de Assis, fratello e manager di Ronaldinho, del quale è stata intercettata una conversazione con Fofana, oggetto di verifiche da parte degli inquirenti. Un altro ex calciatore brasiliano, Junior Baiano, dovrà essere ascoltato per avere affittato a Fofana un appartamento a Barra de Tijuca, dove il faccendiere risiedeva. Di sicuro Fofana era di casa al Copacabana Palace, quartier generale della Fifa al Mondiale. Dove la notizia del suo arresto non è certo passata sotto silenzio. Non è invece indagato, ma dovrà essere anche lui ascoltato, il padre di Neymar, che con un comunicato ha smentito il suo coinvolgimento.
"Abbiamo indizi circa il fatto che almeno un individuo passava i biglietti a Fofana. Si tratta di qualcuno che si trova temporaneamente in Brasile per il Mondiale e la Fifa ci ha promesso che ci aiuterà a identificarlo". Uno degli 11 arrestati - si fa il nome di Josè Massih, ex procuratore del nazionale Elano e di altri calciatori brasiliani - si sarebbe detto disposto a farne il nome, in cambio della concessione della libertà. Più di 100 dei biglietti sequestrati, insieme a denaro e macchinette per il pagamento con le carte di credito, erano riservati alla Fifa e ai suoi sponsor, a clienti delle aree vip e alcuni anche a membri dello staff tecnico della nazionali: tra questi anche una decina assegnati a membri dello staff tecnico della nazionale brasiliana. La banda rivendeva tra l'altro biglietti per la finale del 13 luglio al Maracanà fino a un prezzo di 35 mila reais (12 mila euro), con un profitto che poteva raggiungere il milione di reais a partita. Ma il meccanismo era già collaudato: si presume che funzionasse da ben 4 edizioni e rendeva così tanto agli organizzatori da permettere loro di concedersi una pausa di 4 anni, fino al Mondiale successivo. Tutti gli arrestati devono rispondere dei reati di riciclaggio di denaro, associazione a delinquere e traffico: rischiano fino a 18 anni di carcere.
Finora il personaggio di maggiore spicco è l'algerino Fofana, 57 anni, organizzatore tra l'altro di molti eventi sportivi, tra i quali una festa in un ristorante di Lagoa, quartiere di Rio, con la partecipazione di ex giocatori della Seleçao, tra i quali Carlos Alberto e Jairzinho, campioni nel 1970, mentre due difensori del Mondiale '90, Mozer e Ricardo Gomes, e due campioni del '94, il capitano ed ex ct Dunga e Mazinho, si trovavano nel locale. I primi due dovrebbero essere presto interrogati, così come Roberto de Assis, fratello e manager di Ronaldinho, del quale è stata intercettata una conversazione con Fofana, oggetto di verifiche da parte degli inquirenti. Un altro ex calciatore brasiliano, Junior Baiano, dovrà essere ascoltato per avere affittato a Fofana un appartamento a Barra de Tijuca, dove il faccendiere risiedeva. Di sicuro Fofana era di casa al Copacabana Palace, quartier generale della Fifa al Mondiale. Dove la notizia del suo arresto non è certo passata sotto silenzio. Non è invece indagato, ma dovrà essere anche lui ascoltato, il padre di Neymar, che con un comunicato ha smentito il suo coinvolgimento.