Brasile 2014

"Krul è stato bravo, ma io sono arrivato molto prima di lui". Parola di Spinosa

Il portiere di riserva del Castel di Sangro, ricorda l'episodio che lo vide protagonista 18 anni fa, praticamente identico a quello che ha visto protagoniste il collega olandese. "Tutto nacque nell'ultimo allenamento prima della partita, quando parai o rigori su 10. E Jaconi ebbe l'intuizione"
di FRANCESCO SAVERIO INTORCIA

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ROMA - "Io non credo che Van Gaal lo sapesse, figuriamoci. Però se volete, inconsapevolmente, ha copiato Osvaldo Jaconi e il Castel di Sangro". Piero Spinosa ha 51 anni, fa il preparatore dei portieri nello staff di Mimmo Di Carlo, è stato con lui al Chievo e al Livorno, oggi è svincolato. La storia lo ricorda come numero 12 del Castel di Sangro nella clamorosa promozione del paesino abruzzese in B. Era il 22 giugno 1996, finale play off contro l'Ascoli, campo neutro di Foggia. Al minuto 119, sullo 0-0, Jaconi lo mandò in campo al posto di De Iuliis per parare i rigori e lui neutralizzò quello decisivo di Milana, il settimo della serie. Una favola nella favola.

Spinosa, lei come Krul, ma con 18 anni d'anticipo...

"Non sapete quanta gente mi sta cercando: pensavo a uno scherzo. Stavo guardando la partita su Sky, ero rientrato giusto per i supplementari. Ho sentito Marchegiani parlare di episodio senza precedenti. Eh no, mi son detto, è capitato anche a me di entrare per i rigori. Poi ho saputo che anche la tv si è ricordata di me".
Lei era anche il preparatore di De Iuliis. E non aveva giocato un minuto.
"Solo qualche gara in Coppa Italia di C. Jaconi mi aveva voluto lì per fare il dodicesimo e allenare i portieri: all'epoca non tutti avevano un preparatore specifico, non c'erano tanti soldi. Io, più o meno dai 25 anni, ho sempre fatto entrambe le cose: portiere e preparatore insieme. Quindi i ruoli erano chiari, non dovevo togliere il posto a nessuno. Anzi, a un certo punto della stagione, quando Roberto viveva un momento difficile e prendeva tanti gol senza colpe, Jaconi mi propose di giocare. Gli risposi che non era giusto, l'avremmo bruciato, serviva tempo. Forse il mister apprezzò la mia lealtà, il mio senso del gruppo".
Lei come Krul. Ma era così bravo a parare i rigori?
"No, e non sono neppure alto come lui, solo 1 metro e 80. Credo sia nato tutto nell'ultimo allenamento. Stavamo provando i rigori, ne parai 8 su 10, forse 9. Jaconi ci chiamò a centrocampo e ci disse: "Ragazzi, sabato farò due cambi, il terzo me lo tengo fino alla fine". Nessuno capì. Aveva informato solo il presidente Gravina e il capitano Cei. Jaconi aveva di queste intuizioni geniali: in semifinale aveva sostituito Bonomi, il leader, con un difensore, D'Angelo, ma noi dovevamo vincere. Successe un putiferio. Invece, pochi secondi dopo, D'Angelo segnò il suo unico gol, decisivo".
Poi arrivò la finale con l'Ascoli.
"Primo tempo supplementare. Jaconi si volta e mi dice: "Piero, mi vuoi portare in B?" E io dico: "Sì, mister, cosa devo fare?" E lui: "Se si va ai rigori entri tu". Penso a uno scherzo. Lui si volta di nuovo e fa: "Sei ancora seduto? Scaldati". Vado dalla parte opposta, nascosto fra i carabinieri. Non volevo che De Iuliis, vedendomi, potesse demoralizzarsi. Quando è uscito, l'ha presa malissimo: non mi ha dato la mano, è scappato via, diceva cose irripetibili. Ma l'ho capito: era come togliere la caramella a un bambino in quel momento. Lui poi è stato il primo ad abbracciarmi quando abbiamo vinto. Come Cillessen con Krul. Solo che nel loro caso era una mossa preparata".
E poi i rigori, allora.
"Ero sereno. Chi rischiava di più non ero io, ma Jaconi. Krul rispetto a me è stato più bravo, ne ha presi due. Io, dei primi cinque, nessuno. Uno m'è passato sotto il fianco. Il sesto l'ho mandato sul palo e poi la palla è entrata. Al settimo, arriva Milana: prende una rincorsa dritta, io mi fido dell'esperienza. È un destro, dico, deve incrociare per forza. Ci arrivo con i pugni e la alzo fuori. Abbiamo vinto così".
Ma lei era uno specialista?
"Macché. Jaconi si fidò delle sue intuizioni. Pensava che, essendo anziano, avessi più esperienza e conoscenza degli avversari. Oggi è diverso, noi preparatori abbiamo un archivio, nessun rigorista ha segreti. Quanto a Van Gaal, penso abbia tenuto conto dell'aspetto psicologico. Ha fatto entrare un portiere che in quel momento era più preparato, carico, e magari ha scombussolato i tiratori avversari. E poi nessuno si meraviglia se invece al 119' fai entrare un rigorista, no?".
È rimasto amico con De Iuliis?
"Certo. Io oggi vivo a Fano, con i miei figli Andrea e Ludovica e mia moglie Fabrizia, che, ho scoperto adesso, ha conservato il biglietto di quella partita. Lui è a Pesaro, aveva aperto un bar, ora lavora in un'azienda e allena nei dilettanti. Ogni tanto ci scambiamo i guanti, c'è uno splendido rapporto".
E adesso, da allenatore dei portieri, la farebbe una mossa come quella di Van Gaal?
"Bisogna sempre valutare il materiale umano che hai a disposizione ed entrare nella testa dei giocatori, ma ogni uomo nella rosa ha un suo ruolo, una sua utilità. Cillessen e Krul mi pare non abbiano problemi".