Brasile 2014

E ora la sfida: Europa contro Sudamerica

dall'inviato MAURIZIO CROSETTI

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BELO HORIZONTE  -  Mezzo mondo è europeo, mezzo sudamericano, così nessuno si lamenta. Dunque sarà proprio Messi a sfidare domenica i tedeschi in finale, ma per riuscirci ha dovuto aspettare i rigori contro gli olandesi, dopo essere stato in campo molto poco per 120 minuti. Prende forma, per duecento milioni, di persone l'incubo di dover consegnare il trofeo proprio agli odiati argentini, e per mano della presidentessa della repubblica, per di più. La Germania opporrà molta resistenza a questo brutto sogno collettivo, dopo avere procurato al Brasile quell'altro, eterno. Europa e Sudamerica si affronteranno al Maracanà come in due edizioni successive del mondiale: nell'86 vinse l'Argentina, nel '90 la Germania. Nessuna squadra europea è mai riuscita a prendersi il trofeo in terra sudamericana, e i tedeschi sono gli unici a poterlo fare: l'Argentina è quasi soltanto Messi, loro una formidabile potenza collettiva con moltissimo talento individuale. Poi, certo, il calcio non sempre segue una logica, ma neppure l'abbandona mai del tutto.

Sembrava quasi che l'Europa potesse essere spazzata via, quando i campioni del mondo della Spagna vennero cacciati subito: peraltro dal Cile, ma soprattutto dalla goleada "europea" dell'Olanda. E dell'Italia è meglio tacere, per carità di patria, così come della Russia mezza italiana di Capello e dell'Inghilterra che si trascina da un mondiale all'altro senza combinare mai niente: non può essere un caso se nella sua storia è riuscita a vincere solo un mondiale, quello organizzato in casa propria nel 1966, e per di più con un clamoroso aiuto arbitrale.

A parte i tedeschi, specialisti in semifinali e finali, anche se poi arrivano quasi sempre a Roma senza vedere il Papa, e a parte gli olandesi geneticamente mutati da Van Gaal, l'Europa è stata rappresentata in Brasile da una grossa novità, il Belgio, e da un atteso ritorno, la Francia. Ha molto stupito la strenua resistenza strenua dell'opaca ma orgogliosa Grecia, fuori soltanto ai rigori contro il Costarica. Tra le otto nazionali arrivate poi nei quarti, la distribuzione nei due continenti era stata equa: quattro europee (Germania, Francia, Olanda e Belgio) accanto a Brasile, Argentina, Colombia e  -  appunto  -  Costarica, sicuramente la grande sorpresa di una Coppa in cui, rigori a parte contro gli olandesi, non aveva mai perso. E se il Brasile ha distrutto un pronostico sudamericano che la vedeva favorita quasi "ad honorem", l'Argentina ha saputo andare avanti come non le accadeva dai tempi di Maradona.

La geografia del mondiale ha infine visto la totale inefficacia dell'Asia, la veemenza anche progettuale degli Stati Uniti (allenati, però, da un tedesco di razza vincente: Klinsmann) e, come sempre, il mancato sviluppo dell'Africa, sparita agli ottavi: la Nigeria ha perso male contro la Francia, mentre l'Algeria ha fatto tremare addirittura la Germania: considerando cosa sono stati poi capaci di combinare i tedeschi, quella piccola grande impresa algerina assume ancora maggior significato.