Argentina

Argentina, primo allenamento beffa in Brasile. Applausi per Messi: "Voglio vincere"

(afp)
Iniziato tra gli applausi l'allenamento aperto al pubblico previsto dalla Fifa, ma gli argentini rimangono in campo solo 45 minuti e finiscono tra i fischi dei tifosi brasiliani. Spettacolare rovesciata per la stella argentina
dal nostro inviato EMANUELE GAMBA
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BELO HORIZONTE - Nel suo primo giorno veramente brasiliano, Lionel Messi ha respirato amiocizia e ammirazione, magari individia, di sicuro non ostilità malgrado questa terra dovrebbe essergli nemica, visto che la Pulce ha il progetto, dichiarato, di sbriciolare i sogni mondiali dei brasiliani e di vincere l'unica cosa che gli manchi per non sentirsi sempre un millimetro meno di Maradona, che è nel sangue degli argentini come invece Messi non ha ancora saputo essere. Ieri verso sera, quando a Belo Horizonte era già buio (qui è inverno e il sole tramonta prima delle sei), si è messo in testa all'Argentina nel primo (e unico: è un  obbligo di legge imposto dalla Fifa) allenamento pubblico della Selecciòn, cominciato tra applausi e i gridolini isterici che negli anni Sessanta si riservavano ai Beatles e che però poi è andato in vacca, perché dopo 45 rapidissimi minuti di quasi niente (due giri di campo e un po' di calcio-tennis), i giocatori se ne sono andati senza neanche salutare per sfuggire a una decina di solitari invasori - qualche ragazzino con la maglia albiceleste e una specie di sosia di Ronaldinho - che cercavano un abbraccio, o anche solo una carezza.

I placcaggi della polizia militare, schierata in tenuta antisommossa ma piuttosto sonnacchiosa, non hanno raggiunto il bersaglio ed è sembrato del tutto fuori luogo l'elicottero che per tutto il tempo ha ronzato sopra il quartiere Sagrada Família, tra strade povere come favelas di lusso, villette di una certa eleganza e attraenti churrascherie da strada. La gente ha fischiato e urlato qualche buuh di delusione, ma poi è rimessa a cantare in allegria, mentre la Selecciòn era già sulla via di Vespasiano, dove si trova in ritiro.

Il finale, e la brevità dell'evento, hanno guastato il feeling che s'è instaurato tra Messi e la gente (il solo altro argentino osannato è stato Higuain). Leo è entrato in campo per primo, ha salutato con la mano sollevando ovazioni, ha dato felicità con una schiacciata in rovesciata (difficile spiegarla, provate a immaginarla) nella partitella di calcio-tennis. In tribuna, molti indossavano la sua maglia, anche tra i brasiliani (c'era qualche bandiera verde-oro), sappur in tanti avessero scelto di vestirsi con la divisa dei tre club locali: l'Atletico Mineiro, il Cruzeiro e l'América, che è di casa nella stadio Independência, dove ieri c'era l'Argentina e che è famoso soprattutto perché nel 1950 ospitò la clamorosa sconfitta dell'Inghilterra contro gli Stati Uniti. Gli inglesi, che si sentivano una razza superiore, avevano snobbato i Mondiali precedenti, ma quando scelsero di mescolarsi a quella che loro consideravano plebaglia calcistica le presero dai dilettanti americani. Per la cronaca, il vetusto Independência è un impianto migliore dei tre quarti della nostra serie A.