RIO DE JANEIRO - C'è stato un momento, a metà del secondo tempo, in cui chiunque nei suoi panni si sarebbe un po' depresso. Era il 18', fallo di Besic su Aguero: punizione per l'Argentina, da posizione centrale. Tutto il Maracanà lo chiama, urla "Messi". Invece il suo tiro finisce miseramente alto sulla traversa e il campione è coperto dai fischi dei tifosi bosniaci e dei tanti brasiliani presenti. Forse non è serata. E' proprio nell'azione successiva invece che Messi fa davvero il Messi, che il pallone si illumina, che tutto il resto sembra dimenticato e lontano. Scambia con Higuain al limite dell'area e se ne va sereno, mandando in confusione due difensori bosniaci. Tira leggermente a rientrare: palo, gol. Delirio. Ha festeggiato, urlato Messi: aspettava da otto anni questo momento, quel gol.
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Nel 2006 Leo era ancora un bambino, con un grande avvenire davanti a sé, e fece un gol al suo esordio, nel 6-0 contro Serbia e Montenegro: sarà l'ultimo gol mondiale. Ai Mondiali del 2010 si presenta già da campione riconosciuto, ma l'Argentina se ne va agli ottavi, travolta dalla Germania e Lionel, il campione più atteso, diventa l'emblema negativo di quella disfatta. Negli anni ha fatto collezione di palloni d'oro come mai nessuno prima di lui, ha conquistato tutti i trofei possibili con il Barcellona, e il suo rapporto, non sempre facile, con i tifosi del suo paese è basato su una richiesta legittima: nel Barça hai vinto tutto, ora fai vincere la coppa all'Argentina. In altre parole: diventa, definitivamente, il nuovo Maradona. Se lo facesse poi in Brasile, riuscirebbe addirittura fare quello che Diego non ha potuto. Ma ci sarà bisogno anche dell'aiuto di qualche compagno che ieri ha reso meno del previsto, a partire da Di Maria: "Dobbiamo migliorarci", è stato il messaggio di Sabella in conferenza stampa. Perché se non ci fosse stato Leo ad accendere la luce oggi l'esordio dell'Argentina avrebbe avuto parecchi problemi in più.
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Nel 2006 Leo era ancora un bambino, con un grande avvenire davanti a sé, e fece un gol al suo esordio, nel 6-0 contro Serbia e Montenegro: sarà l'ultimo gol mondiale. Ai Mondiali del 2010 si presenta già da campione riconosciuto, ma l'Argentina se ne va agli ottavi, travolta dalla Germania e Lionel, il campione più atteso, diventa l'emblema negativo di quella disfatta. Negli anni ha fatto collezione di palloni d'oro come mai nessuno prima di lui, ha conquistato tutti i trofei possibili con il Barcellona, e il suo rapporto, non sempre facile, con i tifosi del suo paese è basato su una richiesta legittima: nel Barça hai vinto tutto, ora fai vincere la coppa all'Argentina. In altre parole: diventa, definitivamente, il nuovo Maradona. Se lo facesse poi in Brasile, riuscirebbe addirittura fare quello che Diego non ha potuto. Ma ci sarà bisogno anche dell'aiuto di qualche compagno che ieri ha reso meno del previsto, a partire da Di Maria: "Dobbiamo migliorarci", è stato il messaggio di Sabella in conferenza stampa. Perché se non ci fosse stato Leo ad accendere la luce oggi l'esordio dell'Argentina avrebbe avuto parecchi problemi in più.
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