SALVADOR - Signore e signori abbiamo trasmesso la "partita senza centravanti" in cui un "finto nueve" ha realizzato una tripletta. Due squadre concepite senza una punta di ruolo. Con una leggerissima differenza: i tedeschi hanno scelto e per calcolo e per un profondo cambiamento culturale di non averlo, il centravanti classico, mentre i portoghesi sono storicamente costretti a farne a meno. E ciò a prescindere dalle enormi qualità della Germania e degli evidenti limiti strutturali del Portogallo.
La ragione che ha spinto Joachim L?w a non schierare un centravanti è sotto gli occhi di tutti: la Germania aveva cominciato con sei giocatori del Bayern in campo (Neuer, Boateng, Lahm, Kroos, Müller, G?tze) e uno, forse il più carismatico, in panchina (Schweinsteiger): il modulo adottato dal ct, quasi per emanazione, non certo per banale emulazione, ricalcava quello del Bayern di quest'anno, il 4-1-4-1 con Lahm davanti alla difesa. Col movimento a frullatore senza palla nella metà campo avversaria dell'intero reparto offensivo, è quasi inevitabile non considerare vitale, prioritario, l'impiego di una punta classica come terminale della manovra. Infatti là davanti ha giocato, esattamente come spesso succede nel Bayern, Thomas Müller, simbolo degli "universali" così amati da Guardiola e praticamente inventati da Ferguson, giocatori che possono liberamente prendere uno spazio e lasciarlo, occuparsi del taglio e dei ripiegamenti, aspettare, fare da perno o partire a loro volta. Così come nel Bayern (o come accadeva nel Barcellona quando tutto funzionava) nella Germania diventa centravanti chi ci si trova, sapendo che l'altro lo sta rimpiazzando sulla corsia. La rosa tedesca ha soltanto Klose (Podolski non è più un centravanti da quando è andato via da Colonia): Klose farà spezzoni, gli daranno modo di diventare il più prolifico di sempre ai Mondiali, perché a questa Germania uno come lui di fatto non serve. La modestia del "pensiero" lusitano (è una squadra che manca anche di un uomo che faccia gioco e detti i ritmi) ha peggiorato le cose e la confidenza da club assicurata dal numero di bavaresi in campo ha spaccato la partita.
La questione "centravanti" è ben diversa, se la guardiamo con gli occhi di Cristiano Ronaldo. Detto che forse l'unica soluzione a disposizione del ct Bento (il Portogallo non è ancora spacciato) sarebbe proprio quella di posizionare il Pallone d'Oro da ultimo uomo (altrimenti se lo dimenticao e lui finisce per calciare punizioni sfibrate), il match di ieri ha riproposto un dramma che va in scena da decenni: il Portogallo non ha mai prodotto attaccanti veri, gente che vede la porta appena si alza dal letto, uomini d'area, rapinatori. Un'anemia inguaribile. Triste doversi presentare con i 30 anni portati male di Hugo Almeida, ancora più triste vederlo uscire per infortunio ed essere rimpiazzato da Eder, "vendemmia tardiva" dello Sporting Braga, inadatto. Un Inzaghi di Portogallo, un Van Nistelrooy, uno Ian Wright. Niente. Mai esistiti. E' vero che Ronaldo segna tanto (non così tanto in nazionale), che Eusebio era un diluvio, ma nessuno dei due fa o faceva di mestiere il centravanti. Fece sperare Helder Postiga, si sopravvalutò, per necessità, Nuno Gomes, non è mai stato chiaro il bilancio qualità/rendimento di Fernando Gomes, macchinosa e goffa Scarpa d'oro del Porto nel 1983 e nel 1985.
Sotto il peso di questo fardello genetico, il Portogallo è sempre un passo indietro rispetto agli altri. Vanno pertanto considerate miracolose le volte in cui il Portogallo s'è affacciato ai piani alti, a inedite finestre: la finale degli Europei in casa nel 2004, la semifinale del 2012 contro la Spagna (persa ai rigori), la semifinale europea dell'84, persino l'exploit del '66 (ma c'era Eusebio). Loro del centravanti ne avrebbero bisogno come un fiore dell'acqua. Invece non nasce, non lo producono. Generano svariati Quaresma, Simão, Nani, ma nessuna punta di qualità. Certo, se giocano contro la Germania avranno l'impressione di sbagliarsi, penseranno che è possibile anche farne a meno. Ma è pura illusione. Sull'1-0 Coentrao ha calciato debolmente davanti a Neuer. Ci fosse stato un centravanti forse si sarebbe buttato sul pallone vagante e magari avrebbero pareggiato. Chi lo sa. Quando non hai un robusto sistema di gioco, una filosofia condivisa che ti sostiene, una modernità di fondo, il centravanti ti serve eccome. Sei una mano senza dita che pretende di scrivere a macchina. O afferrare un bicchierino di porto.
La ragione che ha spinto Joachim L?w a non schierare un centravanti è sotto gli occhi di tutti: la Germania aveva cominciato con sei giocatori del Bayern in campo (Neuer, Boateng, Lahm, Kroos, Müller, G?tze) e uno, forse il più carismatico, in panchina (Schweinsteiger): il modulo adottato dal ct, quasi per emanazione, non certo per banale emulazione, ricalcava quello del Bayern di quest'anno, il 4-1-4-1 con Lahm davanti alla difesa. Col movimento a frullatore senza palla nella metà campo avversaria dell'intero reparto offensivo, è quasi inevitabile non considerare vitale, prioritario, l'impiego di una punta classica come terminale della manovra. Infatti là davanti ha giocato, esattamente come spesso succede nel Bayern, Thomas Müller, simbolo degli "universali" così amati da Guardiola e praticamente inventati da Ferguson, giocatori che possono liberamente prendere uno spazio e lasciarlo, occuparsi del taglio e dei ripiegamenti, aspettare, fare da perno o partire a loro volta. Così come nel Bayern (o come accadeva nel Barcellona quando tutto funzionava) nella Germania diventa centravanti chi ci si trova, sapendo che l'altro lo sta rimpiazzando sulla corsia. La rosa tedesca ha soltanto Klose (Podolski non è più un centravanti da quando è andato via da Colonia): Klose farà spezzoni, gli daranno modo di diventare il più prolifico di sempre ai Mondiali, perché a questa Germania uno come lui di fatto non serve. La modestia del "pensiero" lusitano (è una squadra che manca anche di un uomo che faccia gioco e detti i ritmi) ha peggiorato le cose e la confidenza da club assicurata dal numero di bavaresi in campo ha spaccato la partita.
La questione "centravanti" è ben diversa, se la guardiamo con gli occhi di Cristiano Ronaldo. Detto che forse l'unica soluzione a disposizione del ct Bento (il Portogallo non è ancora spacciato) sarebbe proprio quella di posizionare il Pallone d'Oro da ultimo uomo (altrimenti se lo dimenticao e lui finisce per calciare punizioni sfibrate), il match di ieri ha riproposto un dramma che va in scena da decenni: il Portogallo non ha mai prodotto attaccanti veri, gente che vede la porta appena si alza dal letto, uomini d'area, rapinatori. Un'anemia inguaribile. Triste doversi presentare con i 30 anni portati male di Hugo Almeida, ancora più triste vederlo uscire per infortunio ed essere rimpiazzato da Eder, "vendemmia tardiva" dello Sporting Braga, inadatto. Un Inzaghi di Portogallo, un Van Nistelrooy, uno Ian Wright. Niente. Mai esistiti. E' vero che Ronaldo segna tanto (non così tanto in nazionale), che Eusebio era un diluvio, ma nessuno dei due fa o faceva di mestiere il centravanti. Fece sperare Helder Postiga, si sopravvalutò, per necessità, Nuno Gomes, non è mai stato chiaro il bilancio qualità/rendimento di Fernando Gomes, macchinosa e goffa Scarpa d'oro del Porto nel 1983 e nel 1985.
Sotto il peso di questo fardello genetico, il Portogallo è sempre un passo indietro rispetto agli altri. Vanno pertanto considerate miracolose le volte in cui il Portogallo s'è affacciato ai piani alti, a inedite finestre: la finale degli Europei in casa nel 2004, la semifinale del 2012 contro la Spagna (persa ai rigori), la semifinale europea dell'84, persino l'exploit del '66 (ma c'era Eusebio). Loro del centravanti ne avrebbero bisogno come un fiore dell'acqua. Invece non nasce, non lo producono. Generano svariati Quaresma, Simão, Nani, ma nessuna punta di qualità. Certo, se giocano contro la Germania avranno l'impressione di sbagliarsi, penseranno che è possibile anche farne a meno. Ma è pura illusione. Sull'1-0 Coentrao ha calciato debolmente davanti a Neuer. Ci fosse stato un centravanti forse si sarebbe buttato sul pallone vagante e magari avrebbero pareggiato. Chi lo sa. Quando non hai un robusto sistema di gioco, una filosofia condivisa che ti sostiene, una modernità di fondo, il centravanti ti serve eccome. Sei una mano senza dita che pretende di scrivere a macchina. O afferrare un bicchierino di porto.