Il ritorno di Socrates: "Il Brasile?
E' una squadra burocratica"
dal corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
"Il dottore" brasiliano, ex giocatore Botafogo, Corinthians, Flamengo, Santos e anche Fiorentina, è a Londra per il Brazil Festival e non si sottrae alle domande sui mondiali: "La nostra è una squadra poco brasiliana, perché Dunga viene dalla parte più reazionaria del Paese. Ma noi siamo fantastici"
LONDRA - Il dottore è tornato. E' tornato a Londra, per partecipare al Festival Brazil, che comincia il 18 luglio al Southbank Centre: era stato in Inghilterra l'ultima volta nel 2004, quando venne ad allenare per un po', un po' sul serio e un po' per scherzo, una squadretta inglese del campionato dilettanti, il Garforth Town. Ed è tornato a occuparsi di calcio, per tivù e giornali brasiliani, in occasione dei mondiali in Sudafrica. Socrates Brasileira Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, meglio conosciuto col suo primo nome, o come "il dottore", perché è laureato in medicina e un po' anche per lo stile con cui giocava - divinamente - a pallone, fa anche un mucchio di altre cose: seminari sulla leadership, consulenze sullo sport, un progetto per il teatro, un romanzo sul football. Un romanzo? "Sì, ambientato nei mondiali del 2014 in Brasile", racconta, intervistato dall'Observer. "Posso già dirvi come finiscono …
LONDRA - Il dottore è tornato. E' tornato a Londra, per partecipare al Festival Brazil, che comincia il 18 luglio al Southbank Centre: era stato in Inghilterra l'ultima volta nel 2004, quando venne ad allenare per un po', un po' sul serio e un po' per scherzo, una squadretta inglese del campionato dilettanti, il Garforth Town. Ed è tornato a occuparsi di calcio, per tivù e giornali brasiliani, in occasione dei mondiali in Sudafrica. Socrates Brasileira Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, meglio conosciuto col suo primo nome, o come "il dottore", perché è laureato in medicina e un po' anche per lo stile con cui giocava - divinamente - a pallone, fa anche un mucchio di altre cose: seminari sulla leadership, consulenze sullo sport, un progetto per il teatro, un romanzo sul football. Un romanzo? "Sì, ambientato nei mondiali del 2014 in Brasile", racconta, intervistato dall'Observer. "Posso già dirvi come finiscono quei mondiali, nel mio libro: con una finale Brasile-Argentina, vinta dall'Argentina, 2-0, con una doppietta di Messi. Ma non vi dico come va a finire tutto il resto che ci ho messo dentro".
L'ex-centrocampista di Botafogo, Corinthians, Flamengo, Santos e, per una sola stagione, Fiorentina, uno dei migliori giocatori che il Brasile abbia mai avuto, non ha mai vinto un mondiale: ha partecipato a due, ma i "cariocas" in quelle occasione non ce la fecero. Ce la farà il Brasile, in Sudafrica? "E' una squadra molto burocratica", risponde. "Molto conservatrice. Avranno dei problemi. C'è un nuovo ragazzino al Santos, si chiama Paulo Henrique, è eccezionale, è già diventato il miglior giocatore del Brasile, gioca straordinariamente bene, ma Dunga non ha voluto portarlo ai mondiali. E non ha portato neanche Ronaldinho. Ha scelto solo centrocampisti difensivi, giocatori che marcano, che corrono. Se Kakà non è in forma, il Brasile sarà in seri guai".
Di che cosa avrebbe avuto bisogno, invece la nazionale del suo paese? "Di giocatori con creatività, estro. Il problema è che Dunga è un gaucho. Viene dall'estremo sud del Brasile, una regione che è la più reazionaria di tutto il Brasile. Ha messo insieme una squadra molto coerente, capisco il ragionamento che c'è dietro la formazione che ha scelto. Penso però che non sia una squadra molto brasiliana".
A Socrates, è notorio, i conservatori non piacciono, nel calcio come in politica. Una volta disse che i suoi eroi erano Che Guevara e Fidel Castro. Al Corinthias portò una sistema di autogestione democratica da parte dei giocatori praticamente rivoluzionario. Cosa pensa del presidente brasiliano Lula, un uomo di sinistra, che sta per concludere il suo secondo e ultimo mandato? "Il suo governo è stato il migliore nella storia del Brasile. La qualità della vita è migliorata per molta gente. La sua politica estera è stata fantastica. E il nostro paese è fantastico. Abbiamo energie rinnovabili, abbiamo più acqua di chiunque altro, l'unica cosa che non abbiamo è una popolazione con buone maniere. Ma col tempo avremo anche questa. E siamo il popolo più sexy della terra".
Tornando al calcio, l'Observer gli chiede chi vincerà i mondiali sudafricani. "Nemmeno Dio lo sa. Ma un gruppo di paesi hanno quello che serve per vincerli: Spagna, Brasile, Olanda, Inghilterra e Argentina". Da notare l'assenza dell'Italia. Pensa davvero che anche l'Inghilterra può vincere? "Dipende da come gioca Rooney. Senza Rooney al meglio, la squadra è molto meno buona".
Ai suoi tempi, anche quando giocava, Socrates aveva fama, tra le altre cose, di grande bevitore e fumatore, non proprio abitudini che normalmente si associano con i campioni di calcio. Adesso, a 56 anni, fuma ancora? "Sì, certo, forse perfino un po' più di prima".
L'ex-centrocampista di Botafogo, Corinthians, Flamengo, Santos e, per una sola stagione, Fiorentina, uno dei migliori giocatori che il Brasile abbia mai avuto, non ha mai vinto un mondiale: ha partecipato a due, ma i "cariocas" in quelle occasione non ce la fecero. Ce la farà il Brasile, in Sudafrica? "E' una squadra molto burocratica", risponde. "Molto conservatrice. Avranno dei problemi. C'è un nuovo ragazzino al Santos, si chiama Paulo Henrique, è eccezionale, è già diventato il miglior giocatore del Brasile, gioca straordinariamente bene, ma Dunga non ha voluto portarlo ai mondiali. E non ha portato neanche Ronaldinho. Ha scelto solo centrocampisti difensivi, giocatori che marcano, che corrono. Se Kakà non è in forma, il Brasile sarà in seri guai".
Di che cosa avrebbe avuto bisogno, invece la nazionale del suo paese? "Di giocatori con creatività, estro. Il problema è che Dunga è un gaucho. Viene dall'estremo sud del Brasile, una regione che è la più reazionaria di tutto il Brasile. Ha messo insieme una squadra molto coerente, capisco il ragionamento che c'è dietro la formazione che ha scelto. Penso però che non sia una squadra molto brasiliana".
A Socrates, è notorio, i conservatori non piacciono, nel calcio come in politica. Una volta disse che i suoi eroi erano Che Guevara e Fidel Castro. Al Corinthias portò una sistema di autogestione democratica da parte dei giocatori praticamente rivoluzionario. Cosa pensa del presidente brasiliano Lula, un uomo di sinistra, che sta per concludere il suo secondo e ultimo mandato? "Il suo governo è stato il migliore nella storia del Brasile. La qualità della vita è migliorata per molta gente. La sua politica estera è stata fantastica. E il nostro paese è fantastico. Abbiamo energie rinnovabili, abbiamo più acqua di chiunque altro, l'unica cosa che non abbiamo è una popolazione con buone maniere. Ma col tempo avremo anche questa. E siamo il popolo più sexy della terra".
Tornando al calcio, l'Observer gli chiede chi vincerà i mondiali sudafricani. "Nemmeno Dio lo sa. Ma un gruppo di paesi hanno quello che serve per vincerli: Spagna, Brasile, Olanda, Inghilterra e Argentina". Da notare l'assenza dell'Italia. Pensa davvero che anche l'Inghilterra può vincere? "Dipende da come gioca Rooney. Senza Rooney al meglio, la squadra è molto meno buona".
Ai suoi tempi, anche quando giocava, Socrates aveva fama, tra le altre cose, di grande bevitore e fumatore, non proprio abitudini che normalmente si associano con i campioni di calcio. Adesso, a 56 anni, fuma ancora? "Sì, certo, forse perfino un po' più di prima".