Sud Africa 2010

Commento

Montolivo, timido e senza calore

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CITTA' DEL CAPO - Si poteva affogare dentro la profondissima pozzanghera, e invece alla fine l'Italia ha trovato i braccioli per restare a galla. Li ha trovati grazie alla papera di Justo (mica tanto) Villar, un portiere che va ad allungare la lista degli sciagurati in questo bizzarro inizio di mondiale, una iattura per chiunque porti i guantoni senza essere un pugile. Ma se Villar ha bucato, De Rossi ci ha creduto: proprio uno dei reduci mondiali più tosti permette agli azzurri di evitare la tremenda sconfitta del debutto, un evento sempre funesto anche in un girone facile come il nostro. Girone che l'uno a uno ci permette ancora di vincere, e questo sarà vitale per non tornare a casa troppo presto.
L'Italia era quasi un esperimento, soprattutto da centrocampo in avanti. E le ombre sono state più delle luci. Ha fallito del tutto Marchisio, colui che nella squadra senza fantasisti (e con Pirlo infortunato) doveva metterci il fosforo e il guizzo; però il bianconero ha galleggiato a lungo tra i reparti, in evidente difficoltà in un ruolo pressoché sconosciuto. Tanto che Lippi lo ha quasi tolto per disperazione (ma Camoranesi, al suo posto, non ha fatto niente di più).
Appena sufficiente Pepe, invisibile Iaquinta e totalmente solo Gilardino: ecco perché gli azzurri non hanno mai tirato in porta. Le cose non sono migliorate nel finale, quando le patrie sorti sono state affidate a Totò Di Natale, il capocannoniere della serie A. Però la solitudine degli attaccanti è dipesa anche dalla scarsissima vena dei cosiddetti creativi: Montolivo, eletto "vice Pirlo" anche per mancanza di alternative, ha giocato  in modo  timido e pallido, come troppo spesso gli accade. Ha talento, ma zero calore. In difesa, bene Cannavaro anche se il gol del Paraguay è tutto suo, mentre Buffon è stato appiedato dalla sciatica come un nonnetto, ed è rimasto nello spogliatoio tra un tempo e l'altro.
Tra le grandi viste finora, non  enormi per la verità, l'Italia è una delle più piccine e lo si temeva. Ora il cammino ravvicinato è facile, ma per andare davvero avanti serve molto di più. Questa Italia, se giocasse in campionato, sarebbe una squadra da metà classifica.