Sud Africa 2010

VOTI AI GIOCATORI

Gerrard promosso
Delusione Torres

Le stelle non hanno brillato. Nelle 16 partite del primo turno nessuno dei protagonisti annunciati del mondiali ha entusiasmato. Anzi, sono state più numerose le delusioni

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JOHANNESBURG - E' un mondiale senza stelle. I protagonisti annunciati, almeno nel primo turno della fase eliminatoria, non hanno brillato. Ecco le pagelle dopo le prime 16 partite: per ora sufficienza piena solo per il capitano inglese Steven Gerrard

GERRARD 6

Tra tutti i Jabulani contestabili Heskey gliene serve uno di prima che guarda caso (ma non è un caso) pare un vecchio Mikasa, tondo e perfettamente aderente all'erba. Il controllo in velocità di Stevie G e il tocco di punta esterna per l'1-0 sono fra i pochi gesti tecnici degni di queste prime sedici partite di mondiale. Fa il possibile per evitare che la sua Inghilterra si manifesti per quel che è e per ciò che possiede: dei mostri della lacuna sugli esterni (i vacui Lennon, Milner e Wright-Phillips). Cosa che basta e avanza per far rientrare con merito gli Stati Uniti nel match. E' sempre Gerrard che negli ultimi venti minuti sveltisce la manovra, pur confusa. L'unica stella a non diventare un mezzo buco nero.

MESSI 5.5
Dice di aver finalmente scoperto che Barcellona e Argentina "per lui pari sono". Ora si tratta di stabilire quanto lo siano. Inizia bene. Due accelerazioni, un grande calcio a giro sul secondo palo. Ma poi, lentamente, suscita le consuete impressioni/apprensioni. Il sospetto è sempre quello e non è tutta colpa sua: con la maglia della nazionale non trova quasi mai qualcuno con cui riuscire a capirsi non tanto col pallone ai piedi quanto prima, per via telepatica, come accade al Barcellona. Per strane smanie di protagonismo che lo assalgono soltanto in nazionale, Tevez più che sostenerlo tende a pestargli i piedi (come farebbe probabilmente anche Aguero) e l'Higuain attuale è il fratello scarso del giocatore che si è distinto nel Real sino a due mesi fa: per questo non riesce a garantire sponde miracolose. A meno che non entri Milito, Messi deve fare tutto da solo. E non sempre è possibile.

RONALDO 5.5
Agli Europei, due anni fa, Scolari diceva ai suoi: "Non fissatevi con Ronaldo". Si è visto. Queiroz dice: "Dategliela". Ma che Portogallo ha intorno Cristiano? Uno dei tre gesti tecnici della prima fase (gli altri sono il gol di Gerrard e l'assist di Robinho per Elano) è comunque suo: dribbling su Yaya Toure e destro che si schianta sul palo come un meteorite (stanno ancora rimettendo a posto la porta). Fa ammonire avversari a profusione, calcia punizioni non trovando mai equilibrio sul piede d'appoggio (non c'entra Jabulani), ha sempre un paio d'ivoriani che decidono a turno di offrirsi come guardie del corpo (pagate però dal nemico). La sua storia nelle grandi manifestazioni è prevalentemente storia di club. Però sembra  in condizioni fisiche eccellenti.

SNEIJDER 5.5
Condannato ormai a stupire ogni volta (come solo a pochi grandi vien richiesto), il trequartista da tasca campione d'Europa vive contro la Danimarca una giornata scialba, intristita dalle due punizioni peggio calciate della sua carriera e da una serie di incomprensioni con se stesso e con i compagni dovute alla mancanza di fluidità del gioco olandese. Dovrebbe essere lui a scioglierne i nodi, soprattutto in assenza di Robben. Però fatica perché i danesi, Poulsen o addirittura Jorgensen, lo trattano da star e non lo perdono mai di vista. E sta troppo per terra mostrando più i contro del suo essere minuto che i pro. Bello nel finale il taglio che innesca Elia per il 2-0 di Kuyt. 

ROONEY 5
Scusabile perché i suoi ultimi due mesi si sono tradotti in un congestionato entra ed esci dalle infermerie di mezza Europa. Non sta ancora bene: è mobile come uno di quei torelli di plastica con cui si fa fare il rodeo ai bambini nei luna park, fatica a scattare, non cerca di prendersi gli spazi tagliando da una parte all'altra del campo e soprattutto è molto poco rapido sul breve, come fosse ancora preoccupato della caviglia e non se la sentisse di effettuare spinte massimali. Un tiro moscio è la quintessenza del suo stato psico-fisico. L'ultima volta che fu visto in queste precarie condizioni di "confidence" era a Roma, finale di Champions 2009. Sappiamo com'è andata. Gli resta l'intelligenza del giocatore universale che ha costruito Ferguson e per fortuna, visto che non la prende mai (perché quasi mai va a cercasela) tenta almeno, finché ha energie, di far spazio agli altri.

ETO'O 5
Deve succedergli qualcosa dentro, perché è ormai chiaro che questo fatto di dover indossare i panni del "lider maximo" della sua nazionale, e quindi del suo paese, gli provoca un blocco. La fascia da capitano è una macchia scura e il capitano che la indossa uno sbiadito portabandiera. Eto'o suda come un forsennato ma non incide perché gioca esattamente come nell'Inter, a tutto campo, ma per generosità non per un preciso disegno tattico. Forse sarebbe meglio facesse il centravanti e basta. In Coppa d'Africa lo avevano accusato di non mettere la gamba sotto suggerimento di se stesso e di Mourinho. Qui non ci sono consigli occulti. Bisogna donare il sangue alla causa. Ma forse la causa del Camerun che si è visto contro il Giappone è troppo pallida.

RIBERY 5
Il problema di Ribéry è doppio. Lo hanno caricato del peso di essere il dopo-Zidane, il fuoriclasse della Francia. E già questo non gli garba perché a lui, che non è un cuor di leone, piace emergere dalla mota della fascia sinistra. Secondo elemento: come può un giocatore, anche di alto livello, esprimersi in "questa" Francia? Il debutto con l'Uruguay di Ribéry è stato in perfetta, malinconia sintonia con quello della sua nazionale: un vago senso di impotenza condisce ogni manovra, il ricordo di ciò che è stato rende tutto più difficile di quanto già non sia, il timore che Gurcouff non rappresenti abbastanza e che le scelte di Domenech siano state mediamente errate chiude il discorso. Potrà mai Ribery isolarsi e diventare un lampo nella luce di questo generale tramonto?

KAKA' 5
Il Brasile che vince e lui che perde un po' (del suo carisma). Quasi un riflesso dell'anno appena concluso, e decisamente malvissuto, al Real Madrid, il debutto mondiale di Ricky passa quasi inosservato, avvolto da una serie di domande senza risposta. Dicono che il Milan sapesse che non era più integro. Dicono che il Real sta per liberarsene perché, dicono, Ancelotti lo rivorrebbe con sé (al Chelsea). Kakà è una valigia. E purtroppo lo è anche in campo. Si muove disperatamente, tenta serpentine, effettua prove di dialogo, ma non c'è una sola azione che abbia un senso compiuto o un degno finale. Un trolley vuoto che alla fine, per quanto possa essere leggero, diventa un peso se poi a centrocampo i rubapalloni sono un "anziano" come Gilberto Silva e un giocatore di medio livello come Melo.

TORRES 4,5
La dimostrazione di come un campione possa arrivare a un mondiale dopo aver vissuto un'annata disgraziata. Problemi fisici, insicurezza personale (lo scaramantico taglio dei celebri capelli pare che dietro abbia motivazioni particolari), il crac del Liverpool, la paura che la cartilagine del ginocchio non gli dia più tregua e adesso anche le follie presunte del nuovo presidente del Barcellona, Rosell, che avrebbe offerto ottanta milioni ai Reds per portarlo al Camp Nou al fianco di Villa. Tutto per consegnare al torneo un campione più che dimezzato. Del Bosque non si fida di lui e con la Svizzera lo tiene in panchina. Quando entra si capisce perché: il "Nino" è talmente stranito che sbaglia le cose più semplici e soprattutto sembra non potersi muovere come sa.