JOHANNESBURG - Gollonzi, papere e paperoni, mezzi autogol, corse a vuoto e manovre d'attacco cigolanti, un pallone che è più imprevedibile del mitico Supertele quando al mare tirava vento, le vuvuzelas che assordano giocatori e tecnici: finora è un Mondiale piuttosto povero, lo spettacolo latita, tecnicamente si vede poco o nulla, le difese prevalgono sugli attacchi, il pressing e la tattica soffocano l'estro. Normale, alla prima partita: tutti sono in rodaggio, e nessuno vuole sbagliare in modo irreparabile. L'unica consolazione è questo clima fresco, quando non freddo, che se non altro tonifica gli atleti e li predispone meglio allo sforzo agonistico. Col passare dei giorni i benefici dell'inverno sudafricano saranno più evidenti, e magari si inizierà a vedere qualche gara davvero spettacolare. Finora, poco o niente. E anche le grandi favorite hanno quasi tutte stentato.
ARGENTINA 7 Un solo gol contro la Nigeria, di Heintze su punizione di Veron, ma un gol in cui si vede la mano del tecnico Maradona: trattasi di schema mandato a memoria e realizzato alla perfezione. Poi però sono arrivate anche un sacco di azioni da rete, Messi è parso libero dai lacci e lacciuoli che di solito lo frenano in nazionale, Higuain si è mosso bene, il centrocampo ha tenuto, la difesa non ha offerto particolari sbavature, o comunque niente di allarmante. Promossa, l'Argentina dell'esordio, con l'unica pecca di aver sbagliato troppi gol. E' una squadra che riesce nella difficile impresa di ospitare forse più talenti dello stesso Brasile, e se continuerà così potrà sollevare l'animo degli esteti.
GERMANIA 7 D'accordo, la difesa australiana è la più ridicola del Mondiale. D'accordo, in Bundesliga giocano con l'inafferrabile Jabulani già dallo scorso dicembre quindi i tedeschi sono abituati. In ogni caso l'esordio della squadra di "Jogi" Low è stato il più frizzante di tutti, con quattro gol e altrettanti che potevano entrare. Squadra giovane, con l'età media tra le più basse in assoluto, multietnica come i tempi suggeriscono e impongono, tutta corsa e palla a terra, col vecchio Klose là davanti a raccogliere frutti prelibati. E i tedeschi, in un modo o nell'altro, si sa che vanno avanti spesso oltre le loro possibilità. Da testare, comunque, contro avversari più attendibili degli australiani: al centro della difesa, affrontando attaccanti bravi e veloci, potrebbero andare in crisi.
INGHILTERRA 6 La fantastica scempiaggine di Robert Green ha riempito i titoli dei giornali inglesi, e non s'è parlato d'altro. Poi è venuto anche il momento delle critiche a Capello, non solo per la scelta del portiere. L'Inghilterra contro gli Usa non ha offerto un calcio gradevole, ma troppo muscolare e con poche variazioni di ritmo. A parte la splendida azione del primo gol, poi Gerrard e gli altri non hanno trovato spazio sulle fasce, dove gli esterni non sono riusciti a saltare l'uomo. E di occasioni da gol ne sono arrivate pochine. Ma si intravedono margini di miglioramento, soprattutto col rientro di Barry davanti alla difesa. Preoccupa la lentezza del reparto arretrato: al fianco di Terry, dopo l'infortunio di Ferdinand, non ci sono alternative all'altezza.
OLANDA 6 Il genio di Robben manca, eccome se manca. Si è visto contro la Danimarca, soprattutto nel primo tempo, quando l'Olanda girava sotto ritmo e senza cambi di passo, nonostante il prodigarsi di Sneijder. Poi quasi tutto è stato risolto dall'autogol danese, tra i più sfortunati nella storia dei Mondiali. E dopo si è vista un'Olanda più vivace, finalmente libera dalle tensioni. La sensazione è che tra Sneijder, Kuyt, Van Persie e Van der Vaart, in attesa del ritorno di Robben, qualcosa di buono si potrà combinare per forza. Anche qui però i problemini potrebbero arrivare, quando si affronteranno avversari di spessore, in difesa, dove il livello non è eccelso.
BRASILE 5,5 Opposti al catenaccione della Corea del Nord, i brasiliani hanno stentato. Sono riusciti ad aprire la scatola solo grazie alle sovrapposizioni sulla fascia di Maicon ed Elano, ma per il resto la manovra si è affossata al centro, senza acuti. Per due motivi: se si aspetta che Kakà accenda la luce in partite simili, quando lo spazio di fatto non c'è, allora si aspetta invano, perché il Kakà 2010 è lontano parente di quello che mostrava meraviglie col Milan. Da due anni non sta bene, Riccardino, e risalire e dura. L'altro motivo è che la squadra di Dunga è costituzionalmente preparata per un gioco di rimessa, non per attaccare difese schieratissime come quella nordcoreana: con due interditori a centrocampo, una seconda punta all'ala (Robinho), un solo centravanti (Luis Fabiano) più Kakà e il cursore Elano, il Brasile sarà mortifero contro le grandi squadre, non contro le piccole.
ITALIA 5.5 La qualità del gioco si vede dalla quantità di tiri in porta, o di occasioni da gol, che si costruiscono. L'Italia contro il Paraguay non è riuscita a organizzare né tiri in porta, né occasioni. Non fosse stato per l'uscita a vuoto del portiere sudamericano, De Rossi non avrebbe mai potuto calciare in rete il gol del pareggio. E' stata un'Italia bruttina e inconcludente. Il problema è che non si capisce come si possa uscire dall'imbuto, visto che mancano centrocampisti offensivi e attaccanti di qualità e di valore assoluto, almeno in rapporto al livello del calcio internazionale di vertice. Lippi ha trascurato gli unici due elementi in grado di spostare gli equilibri (Balotelli forse più di Cassano) e ora deve lavorare con quel che ha. Non sembra moltissimo, visto quello che la serie A offre negli ultimi anni. E la vecchiezza di Cannavaro, unita alle precarie condizioni fisiche di Buffon, paiono segnali più che allarmanti.
SPAGNA 5,5 Clamoroso al Durban Stadium: la Spagna, favorita numero uno, è sconfitta dalla Svizzera. Cose che capitano, quando la sfortuna si accanisce. Il gol svizzero è un inno all'estemporaneità e un omaggio al flipper, mentre per 90 minuti la Spagna ha comunque giocato il calcio più brillante e tecnicamente apprezzabile di questo Mondiale. Non hanno avuto fortuna, i rossi di Del Bosque, né concretezza sotto porta: la parziale assenza di Fernando Torres, entrato solo nella ripresa ma dopo una stagione piena di problemi fisici, toglie furore e potenza alla finalizzazione della manovra. Ma è bello vedere la Spagna, con la sua fiducia cieca nel proprio gioco, nel suo possesso palla prolungato, nella velocità degli scambi stretti tra Xavi e Iniesta. Occhio però agli sbilanciamenti difensivi. Non troverà sempre la sfortuna e la Svizzera tra i piedi, la Spagna, e se continuerà così, senza farsi abbattere dalla sconfitta, ci farà divertire.
FRANCIA 5 Esordio pietoso contro l'Uruguay, e giù il solito florilegio di insulti a Raymond Domenech: gliene sono arrivati anche da Zidane, che del resto al Mondiale 2006 neppure gli rivolgeva la parola e ispirava con Vieira l'autogestione, che fu il segreto francese in Germania. Ora, via i grandi leader di quello spogliatoio e messo ai margini Henry, Domenech ha più voce in capitolo ma i risultati non si vedono. Gourcuff rimane un oggetto misterioso e Ribery ha di fatto steccato la prima uscita. Ma contro il Messico dovrebbe tornare dal primo minuto Malouda, chissà perché in panchina all'esordio. La squadra ha qualità ed esperienza, non è affatto da buttare, ma non sembra avere autostima.
PORTOGALLO 5 Poca roba, contro la Costa d'Avorio. L'immancabile Deco, che ha trascorso un anno ai margini del Chelsea, qui è ancora un leader e occupa la posizione di rifinitore, o di seconda punta, che tanto starebbe a cuore a Cristiano Ronaldo. Che invece si trova relegato sulla fascia e già all'esordio ha inviato segnali di insofferenza. Anche per i portoghesi la prima gara è stata una mezza delusione, però l'avversario era di un certo spessore e l'emozione della prima è sempre una buona attenuante. La squadra sembra solida in ogni reparto, a parte la cronica mancanza di un centravanti di grande valore. E se fosse proprio CR? Ne vedremmo delle belle, chissà.
ARGENTINA 7 Un solo gol contro la Nigeria, di Heintze su punizione di Veron, ma un gol in cui si vede la mano del tecnico Maradona: trattasi di schema mandato a memoria e realizzato alla perfezione. Poi però sono arrivate anche un sacco di azioni da rete, Messi è parso libero dai lacci e lacciuoli che di solito lo frenano in nazionale, Higuain si è mosso bene, il centrocampo ha tenuto, la difesa non ha offerto particolari sbavature, o comunque niente di allarmante. Promossa, l'Argentina dell'esordio, con l'unica pecca di aver sbagliato troppi gol. E' una squadra che riesce nella difficile impresa di ospitare forse più talenti dello stesso Brasile, e se continuerà così potrà sollevare l'animo degli esteti.
GERMANIA 7 D'accordo, la difesa australiana è la più ridicola del Mondiale. D'accordo, in Bundesliga giocano con l'inafferrabile Jabulani già dallo scorso dicembre quindi i tedeschi sono abituati. In ogni caso l'esordio della squadra di "Jogi" Low è stato il più frizzante di tutti, con quattro gol e altrettanti che potevano entrare. Squadra giovane, con l'età media tra le più basse in assoluto, multietnica come i tempi suggeriscono e impongono, tutta corsa e palla a terra, col vecchio Klose là davanti a raccogliere frutti prelibati. E i tedeschi, in un modo o nell'altro, si sa che vanno avanti spesso oltre le loro possibilità. Da testare, comunque, contro avversari più attendibili degli australiani: al centro della difesa, affrontando attaccanti bravi e veloci, potrebbero andare in crisi.
INGHILTERRA 6 La fantastica scempiaggine di Robert Green ha riempito i titoli dei giornali inglesi, e non s'è parlato d'altro. Poi è venuto anche il momento delle critiche a Capello, non solo per la scelta del portiere. L'Inghilterra contro gli Usa non ha offerto un calcio gradevole, ma troppo muscolare e con poche variazioni di ritmo. A parte la splendida azione del primo gol, poi Gerrard e gli altri non hanno trovato spazio sulle fasce, dove gli esterni non sono riusciti a saltare l'uomo. E di occasioni da gol ne sono arrivate pochine. Ma si intravedono margini di miglioramento, soprattutto col rientro di Barry davanti alla difesa. Preoccupa la lentezza del reparto arretrato: al fianco di Terry, dopo l'infortunio di Ferdinand, non ci sono alternative all'altezza.
OLANDA 6 Il genio di Robben manca, eccome se manca. Si è visto contro la Danimarca, soprattutto nel primo tempo, quando l'Olanda girava sotto ritmo e senza cambi di passo, nonostante il prodigarsi di Sneijder. Poi quasi tutto è stato risolto dall'autogol danese, tra i più sfortunati nella storia dei Mondiali. E dopo si è vista un'Olanda più vivace, finalmente libera dalle tensioni. La sensazione è che tra Sneijder, Kuyt, Van Persie e Van der Vaart, in attesa del ritorno di Robben, qualcosa di buono si potrà combinare per forza. Anche qui però i problemini potrebbero arrivare, quando si affronteranno avversari di spessore, in difesa, dove il livello non è eccelso.
BRASILE 5,5 Opposti al catenaccione della Corea del Nord, i brasiliani hanno stentato. Sono riusciti ad aprire la scatola solo grazie alle sovrapposizioni sulla fascia di Maicon ed Elano, ma per il resto la manovra si è affossata al centro, senza acuti. Per due motivi: se si aspetta che Kakà accenda la luce in partite simili, quando lo spazio di fatto non c'è, allora si aspetta invano, perché il Kakà 2010 è lontano parente di quello che mostrava meraviglie col Milan. Da due anni non sta bene, Riccardino, e risalire e dura. L'altro motivo è che la squadra di Dunga è costituzionalmente preparata per un gioco di rimessa, non per attaccare difese schieratissime come quella nordcoreana: con due interditori a centrocampo, una seconda punta all'ala (Robinho), un solo centravanti (Luis Fabiano) più Kakà e il cursore Elano, il Brasile sarà mortifero contro le grandi squadre, non contro le piccole.
ITALIA 5.5 La qualità del gioco si vede dalla quantità di tiri in porta, o di occasioni da gol, che si costruiscono. L'Italia contro il Paraguay non è riuscita a organizzare né tiri in porta, né occasioni. Non fosse stato per l'uscita a vuoto del portiere sudamericano, De Rossi non avrebbe mai potuto calciare in rete il gol del pareggio. E' stata un'Italia bruttina e inconcludente. Il problema è che non si capisce come si possa uscire dall'imbuto, visto che mancano centrocampisti offensivi e attaccanti di qualità e di valore assoluto, almeno in rapporto al livello del calcio internazionale di vertice. Lippi ha trascurato gli unici due elementi in grado di spostare gli equilibri (Balotelli forse più di Cassano) e ora deve lavorare con quel che ha. Non sembra moltissimo, visto quello che la serie A offre negli ultimi anni. E la vecchiezza di Cannavaro, unita alle precarie condizioni fisiche di Buffon, paiono segnali più che allarmanti.
SPAGNA 5,5 Clamoroso al Durban Stadium: la Spagna, favorita numero uno, è sconfitta dalla Svizzera. Cose che capitano, quando la sfortuna si accanisce. Il gol svizzero è un inno all'estemporaneità e un omaggio al flipper, mentre per 90 minuti la Spagna ha comunque giocato il calcio più brillante e tecnicamente apprezzabile di questo Mondiale. Non hanno avuto fortuna, i rossi di Del Bosque, né concretezza sotto porta: la parziale assenza di Fernando Torres, entrato solo nella ripresa ma dopo una stagione piena di problemi fisici, toglie furore e potenza alla finalizzazione della manovra. Ma è bello vedere la Spagna, con la sua fiducia cieca nel proprio gioco, nel suo possesso palla prolungato, nella velocità degli scambi stretti tra Xavi e Iniesta. Occhio però agli sbilanciamenti difensivi. Non troverà sempre la sfortuna e la Svizzera tra i piedi, la Spagna, e se continuerà così, senza farsi abbattere dalla sconfitta, ci farà divertire.
FRANCIA 5 Esordio pietoso contro l'Uruguay, e giù il solito florilegio di insulti a Raymond Domenech: gliene sono arrivati anche da Zidane, che del resto al Mondiale 2006 neppure gli rivolgeva la parola e ispirava con Vieira l'autogestione, che fu il segreto francese in Germania. Ora, via i grandi leader di quello spogliatoio e messo ai margini Henry, Domenech ha più voce in capitolo ma i risultati non si vedono. Gourcuff rimane un oggetto misterioso e Ribery ha di fatto steccato la prima uscita. Ma contro il Messico dovrebbe tornare dal primo minuto Malouda, chissà perché in panchina all'esordio. La squadra ha qualità ed esperienza, non è affatto da buttare, ma non sembra avere autostima.
PORTOGALLO 5 Poca roba, contro la Costa d'Avorio. L'immancabile Deco, che ha trascorso un anno ai margini del Chelsea, qui è ancora un leader e occupa la posizione di rifinitore, o di seconda punta, che tanto starebbe a cuore a Cristiano Ronaldo. Che invece si trova relegato sulla fascia e già all'esordio ha inviato segnali di insofferenza. Anche per i portoghesi la prima gara è stata una mezza delusione, però l'avversario era di un certo spessore e l'emozione della prima è sempre una buona attenuante. La squadra sembra solida in ogni reparto, a parte la cronica mancanza di un centravanti di grande valore. E se fosse proprio CR? Ne vedremmo delle belle, chissà.