JOHANNESBURG - Brasile di questi tempi e di questo mondiale. E' Brasile che accede agli ottavi. Non bello, con tanti talenti mascherati, è il Brasile dei risparmiosi fenomeni di Dunga che nel finale, contro una triste Costa d'Avorio, coraggiosa soltanto quando non c'era quasi più niente da fare, riescono pure a perdere un po' la testa facilitati dalla distrazione dell'arbitro francese Lannoy. Che non vede e non decide in alcune situazioni cruciali del match rilanciando il tema direttori di gara (all'altezza o no?): prima non si accorge del quasi doppio fallo di mano sul secondo gol di Luis Fabiano, poi nel finale caccia Kakà ma in realtà è Keita a buttarsi per terra in uno pantomima da anni Venti.
Partita non bella. Che si è accesa ogni tanto. Le divinità del pallone avevano pure tolto Johannesburg dal frigorifero. Tuttavia non è bastato a scaldare le anime in campo. Solo sugli spalti. Gioco spesso assente, lunghi tratti di latitanza generale, in cui il comune denominatore è stato il gusto sadico del rimpiattino, dell'attesa. Eriksson non si è nemmeno accorto di averla presa, la Costa d'Avario, che già è quasi a casa. Drogba ha fatto quello che poteva col braccio dolente. Kakà è stato l'emblema di questo Brasile. Elegante solo a momenti, però anche nervoso. L'espulsione non era giusta, ma lui è stato spesso lì a guardarsi in cagnesco con gli avversari anche prima essere buttato fuori. E a sbagliare molto anche con la palla ai piedi. Elano si è fatto male. Contro il Portogallo, con in gioco eventualmente soltanto il primo e il secondo posto nel girone, Dunga dovrà trovare altre soluzioni. A questo punto potrebbe non essere una scomodità.
Partita non bella. Che si è accesa ogni tanto. Le divinità del pallone avevano pure tolto Johannesburg dal frigorifero. Tuttavia non è bastato a scaldare le anime in campo. Solo sugli spalti. Gioco spesso assente, lunghi tratti di latitanza generale, in cui il comune denominatore è stato il gusto sadico del rimpiattino, dell'attesa. Eriksson non si è nemmeno accorto di averla presa, la Costa d'Avario, che già è quasi a casa. Drogba ha fatto quello che poteva col braccio dolente. Kakà è stato l'emblema di questo Brasile. Elegante solo a momenti, però anche nervoso. L'espulsione non era giusta, ma lui è stato spesso lì a guardarsi in cagnesco con gli avversari anche prima essere buttato fuori. E a sbagliare molto anche con la palla ai piedi. Elano si è fatto male. Contro il Portogallo, con in gioco eventualmente soltanto il primo e il secondo posto nel girone, Dunga dovrà trovare altre soluzioni. A questo punto potrebbe non essere una scomodità.