RUSTENBURG - "La vuvuzela l'abbiamo inventata noi". Non è un'azienda concorrente ad aprire la guerra a Neil van Schalkwyk, al "presunto" creatore della diabolica tromba di plastica da 20 decibel (max), travolgente emblema del nuovo calcio da discoteca, a colui che ha ufficialmente dichiarato di sentirsi molto dispiaciuto per il chiasso provocato ma che poi ha anche aggiunto che tutto sommato se ne frega perché intanto sta diventando ricco. No, a mettere la vuvuzuela fra le ruote di van Schalkwyk è il leader della Chiesa Battista Shembe (Nazareth Baptist Church): "Il brevetto è nostro", proclama il portavoce dell'organismo religioso Enoc Mthembu. Anche se non depositato, anche se solo affidato all'uso tramandato da generazioni di fedeli, guai insomma a chi tocca il simbolico "trademark" della vuvuzela ai seguaci di Shembe. Dopo i vigilantes potrebbero scendere in piazza anche i padri battisti.
Pagine di storia sarebbero lì a testimoniare la legittimità delle loro pretese: il primo a usare una vuvuzela degna di chiamarsi tale sarebbe stato il profeta Isaiah Shembe. E non una settimana fa, ma nel 1910. Da quel momento, lo strumento divenne un elemento stabile nelle funzioni della Chiesa. Senza perdere troppo tempo, la stirpe di Shembe ha minacciato di portare davanti a un giudice sia la Fifa che il Comitato organizzatore dei mondiali: "Noi contiamo poco, ma loro ci devono molto".
Guerra? Ci sono troppi soldi di mezzo per scatenare una guerra: "Siamo arrivati a un accordo che verrà perfezionato nelle prossime settimane, a mondiali conclusi". Nella stretta di mano (per ora solo verbale), fra van Schalkwyk e Shembe ci sarebbe la garanzia che van Schalkwyk confermerà per iscritto quando già ammesso a parole: che la confraternita di Shembe è venuta prima di lui e della sua Masincedane Sport Company. A giorni i legali e gli esperti economici delle parti sistemeranno la situazione così da evitare che qualcuno ci perda qualcosa. E possibilmente ci guadagnino tutti.
Alla Fifa Shembe chiederà, a quanto pare, il permesso di suonare la vuvuzela in pubblico come viene usata durante i servizi religiosi ("così che la gente capisca da dove viene"). Ma dai laici vertici del pallone ancora nessuna replica. Quanto a Van Schalkwyk, stia pure tranquillo. Magari gli chiederanno di andare ogni tanto a messa, ma diventerà lo stesso milionario.
Pagine di storia sarebbero lì a testimoniare la legittimità delle loro pretese: il primo a usare una vuvuzela degna di chiamarsi tale sarebbe stato il profeta Isaiah Shembe. E non una settimana fa, ma nel 1910. Da quel momento, lo strumento divenne un elemento stabile nelle funzioni della Chiesa. Senza perdere troppo tempo, la stirpe di Shembe ha minacciato di portare davanti a un giudice sia la Fifa che il Comitato organizzatore dei mondiali: "Noi contiamo poco, ma loro ci devono molto".
Guerra? Ci sono troppi soldi di mezzo per scatenare una guerra: "Siamo arrivati a un accordo che verrà perfezionato nelle prossime settimane, a mondiali conclusi". Nella stretta di mano (per ora solo verbale), fra van Schalkwyk e Shembe ci sarebbe la garanzia che van Schalkwyk confermerà per iscritto quando già ammesso a parole: che la confraternita di Shembe è venuta prima di lui e della sua Masincedane Sport Company. A giorni i legali e gli esperti economici delle parti sistemeranno la situazione così da evitare che qualcuno ci perda qualcosa. E possibilmente ci guadagnino tutti.
Alla Fifa Shembe chiederà, a quanto pare, il permesso di suonare la vuvuzela in pubblico come viene usata durante i servizi religiosi ("così che la gente capisca da dove viene"). Ma dai laici vertici del pallone ancora nessuna replica. Quanto a Van Schalkwyk, stia pure tranquillo. Magari gli chiederanno di andare ogni tanto a messa, ma diventerà lo stesso milionario.