ROMA - Il silenzio è stato il vero protagonista del volo, Johannesburg-Roma-Malpensa, con cui la peggiore nazionale italiana della storia dei mondiali è tornata a casa. Un silenzio spettrale e tristissimo rotto solamente intorno alle tre, quando dagli oblò del Boeing "Argentario" dell'Alitalia cominciava a intravedersi, l'alba. Dalla cabina della prima classe, chiusa al resto dei passeggeri dalle tende e da un esplicito divieto federale, spunta all'improvviso Simone Pepe. Il giocatore, uno dei più contestati del cosiddetto gruppo di Lippi, è furioso. Ha in mano una copia del Giornale e la brandisce come una spada. "Dov'è l'inviato di questo giornale", chiede. Quando gli spiegano che non è a bordo, il giocatore scuote la testa e lancia la copia "simbolicamente" verso i giornalisti. Che si alzano, lo raggiungono, e gli chiedono spiegazioni. "Fategli sapere che è un becchino e che spero gliela facciano presto a lui, una bara: ovviamente non azzurra ma di colore marrone", dice fuori di sé. Il riferimento, spiega dopo un po', quando si è calmato, era alla vignetta di Forattini pubblicata in prima pagina (undici bare azzurre disposte su un campo da gioco) il giorno dopo la sconfitta.
Dell'episodio ovviamente si continua a parlare per tutto il resto del viaggio e una seconda puntata della querelle va in onda - è proprio il caso di dire - davanti al nastro per il ritiro dei bagagli. In attesa c'è Pepe insieme con l'amico De Rossi, Quagliarella, Cannavaro, Di Natale e Pazzini. Si avvicina un inviato della Rai è chiede a Pepe di ripetere le sue affermazioni, cosa che il centrocampista fa senza problemi, trovando l'assenso e il conforto di tutti gli altri colleghi: "Un conto è criticare - spiega - un conto è insultare".
Arrivano i bagagli e il temuto lancio delle uova ("Non ho fatto venire mio padre a prendermi per evitare problemi", spiega De Rossi) non c'è. Ad attendere metà della compagnia azzurra (la metà proveniente dal centro sud, l'altra ha proseguito fino a Malpensa) ci sono solo due scalmanati due. Che continuano a gridare "Vergogna". Il resto è indifferenza.
Gli azzurri sbarcati a Milano Malpensa hanno da poco lasciato l'aeroporto alla spicciolata a bordo di auto private e monovolume, perlopiù con vetri oscurati: nessuno dei giocatori si è fermato a parlare con i giornalisti.
All'uscita da un varco lontano dal terminal 2 presidiato dalle forze dell'ordine. Occhiali da sole e telefonino all'orecchio, la posa tipo dei giocatori della Nazionale rientrati a Milano dalla sfortunata avventura in Sudafrica, dopo aver fatto tappa a Roma Fiumicino. A Malpensa c'erano una cinquantina tra giornalisti, fotografi e cameramen in attesa del loro rientro. Ad essi si sono aggiunti appena una decina di curiosi, che si sono limitati a fotografare gli azzurri.
Dell'episodio ovviamente si continua a parlare per tutto il resto del viaggio e una seconda puntata della querelle va in onda - è proprio il caso di dire - davanti al nastro per il ritiro dei bagagli. In attesa c'è Pepe insieme con l'amico De Rossi, Quagliarella, Cannavaro, Di Natale e Pazzini. Si avvicina un inviato della Rai è chiede a Pepe di ripetere le sue affermazioni, cosa che il centrocampista fa senza problemi, trovando l'assenso e il conforto di tutti gli altri colleghi: "Un conto è criticare - spiega - un conto è insultare".
Arrivano i bagagli e il temuto lancio delle uova ("Non ho fatto venire mio padre a prendermi per evitare problemi", spiega De Rossi) non c'è. Ad attendere metà della compagnia azzurra (la metà proveniente dal centro sud, l'altra ha proseguito fino a Malpensa) ci sono solo due scalmanati due. Che continuano a gridare "Vergogna". Il resto è indifferenza.
Gli azzurri sbarcati a Milano Malpensa hanno da poco lasciato l'aeroporto alla spicciolata a bordo di auto private e monovolume, perlopiù con vetri oscurati: nessuno dei giocatori si è fermato a parlare con i giornalisti.
All'uscita da un varco lontano dal terminal 2 presidiato dalle forze dell'ordine. Occhiali da sole e telefonino all'orecchio, la posa tipo dei giocatori della Nazionale rientrati a Milano dalla sfortunata avventura in Sudafrica, dopo aver fatto tappa a Roma Fiumicino. A Malpensa c'erano una cinquantina tra giornalisti, fotografi e cameramen in attesa del loro rientro. Ad essi si sono aggiunti appena una decina di curiosi, che si sono limitati a fotografare gli azzurri.