JOHANNESBURG - Il calcio Fifa è così: prendete un secolo, un pallone, e non cambiate più niente. Anzi immergete tutto in una soluzione Medioevo e lasciate lì a depositare. L'uomo va sulla luna? Il calcio resta al triciclo. Con fierezza, non con vergogna. Quando al suo zar Blatter gli chiedono se non sia il caso di modernizzare un po', lui batte i tacchi e urla no, giammai. E rivendica: "Io vado in bicicletta". Il nonno che a 74 anni comanda il calcio e che non ha voglia di smettere, per cui presto, altri quattro anni di mandato, non vuole cambiare tipo di pedalata. Che fretta c'è? I neonati oggi giocano alla Wii, i bambini all'asilo vanno con il Nintendo, ma Blatter grida no. "La tecnologia non è sportiva, il calcio è bello perché è umano". Gli altri sport hanno cercato di difendersi dagli errori, si sono dati: sensori, telecamere, replay, audio, occhi in più, il calcio invece ha cercato solo di difendere i suoi errori. Con mutismo, testardaggine e no comment. Con l'aria nobile dei cavalieri della Tavola Rotonda, in questo caso Rettangolare. Sapete come si chiama in gergo l'International Board, chiamato a decidere sulle innovazioni? The Guardian of the laws of the game.
Il Guardiano delle regole del gioco. Proprio così: ci sono i guardiani della rivoluzione e quelli della tradizione. Volete evitare i gol fantasma, magari con il pallone con un chip? Quelli fanno finta di provarlo (nel mondiale under 17 nel 2005) e poi tutti contenti dicono no. "Il chip si deteriora". Perché le vostre teste, no? L'ex arbitro Gigi Agnolin, con la Figc e con il Cnr di Bari, prova per una stagione (2007) a Udine, un sistema di telecamere a circuito chiuso che inquadrano la linea delle porta, i due pali, con una prospettiva utile, e presenta le conclusioni ai soliti guardiani. Dice Agnolin: "Costava 100 mila euro a impianto, risolveva molto, e funzionava anche da strumento didattico". Bocciato e ribocciato. Il talebano Blatter non ci casca in questo effetto modernità, è così bello sbagliare in maniera naturale, anzi dà più gusto al calcio, i tifosi si scazzottano, la gente litiga, i giocatori si picchiano, i paesi si detestano, le federazioni si odiano.
Intanto il mondo gira, e tutti a parlare del gol: c'era il fuorigioco oppure no? E' questo che piace a Blatter, lui sta sul trono, e sotto il popolino che si scanna. Perché rovinare questa perfezione provvisoria? E poi la giustificazione da falsa democrazia: nel Sahara la tecnologia costa troppo, meglio non ce l'abbia nessuno. Sarebbe come a dire: l'anestesia è roba per ricchi, quindi soffriamo tutti. Però si sa, qualcosa ai guardiani sfugge sempre, e sui tabelloni degli stadi si sono subito riviste azioni che agli arbitri erano sfuggite, come il fuorigioco di Tevez. E allora lo zar ha ordinato: niente più replay sui tabelloni. Da oggi vietatissimi. Non interessa la verità, solo oscurare l'errore. I guardiani non sopportano che gli si sfili l'autorità. Ma allora perché ce l'hanno messi i tabelloni? In 106 anni di vita l'impero del calcio (Fifa) ha avuto solo 8 presidenti.
Dal giornalista Guerin a Blatter. Quasi come il grande impero comunista russo che in 80 anni ha avuto 7 segretari. Ma stavolta il mondo davanti all'immobilismo non si è divertito. La Fifpro, sindacato mondiale dei calciatori professionisti, ha chiesto alla Fifa di riconsiderare il suo no alla tecnologia. E Blatter con la faccia crucciata è andato alla Cnn a dire: "Se fosse disponibile un sistema di tecnologia-video con una precisione assoluta, io sarei favorevole". E la modernità che è imperfetta, mica Blatter. Ricordate Comma 22? "Bisogna essere pazzi per chiedere la tecnologia. Chiunque chiede le tecnologia non è un pazzo".
Il Guardiano delle regole del gioco. Proprio così: ci sono i guardiani della rivoluzione e quelli della tradizione. Volete evitare i gol fantasma, magari con il pallone con un chip? Quelli fanno finta di provarlo (nel mondiale under 17 nel 2005) e poi tutti contenti dicono no. "Il chip si deteriora". Perché le vostre teste, no? L'ex arbitro Gigi Agnolin, con la Figc e con il Cnr di Bari, prova per una stagione (2007) a Udine, un sistema di telecamere a circuito chiuso che inquadrano la linea delle porta, i due pali, con una prospettiva utile, e presenta le conclusioni ai soliti guardiani. Dice Agnolin: "Costava 100 mila euro a impianto, risolveva molto, e funzionava anche da strumento didattico". Bocciato e ribocciato. Il talebano Blatter non ci casca in questo effetto modernità, è così bello sbagliare in maniera naturale, anzi dà più gusto al calcio, i tifosi si scazzottano, la gente litiga, i giocatori si picchiano, i paesi si detestano, le federazioni si odiano.
Intanto il mondo gira, e tutti a parlare del gol: c'era il fuorigioco oppure no? E' questo che piace a Blatter, lui sta sul trono, e sotto il popolino che si scanna. Perché rovinare questa perfezione provvisoria? E poi la giustificazione da falsa democrazia: nel Sahara la tecnologia costa troppo, meglio non ce l'abbia nessuno. Sarebbe come a dire: l'anestesia è roba per ricchi, quindi soffriamo tutti. Però si sa, qualcosa ai guardiani sfugge sempre, e sui tabelloni degli stadi si sono subito riviste azioni che agli arbitri erano sfuggite, come il fuorigioco di Tevez. E allora lo zar ha ordinato: niente più replay sui tabelloni. Da oggi vietatissimi. Non interessa la verità, solo oscurare l'errore. I guardiani non sopportano che gli si sfili l'autorità. Ma allora perché ce l'hanno messi i tabelloni? In 106 anni di vita l'impero del calcio (Fifa) ha avuto solo 8 presidenti.
Dal giornalista Guerin a Blatter. Quasi come il grande impero comunista russo che in 80 anni ha avuto 7 segretari. Ma stavolta il mondo davanti all'immobilismo non si è divertito. La Fifpro, sindacato mondiale dei calciatori professionisti, ha chiesto alla Fifa di riconsiderare il suo no alla tecnologia. E Blatter con la faccia crucciata è andato alla Cnn a dire: "Se fosse disponibile un sistema di tecnologia-video con una precisione assoluta, io sarei favorevole". E la modernità che è imperfetta, mica Blatter. Ricordate Comma 22? "Bisogna essere pazzi per chiedere la tecnologia. Chiunque chiede le tecnologia non è un pazzo".