Sud Africa 2010

Il caso

Una presa in giro al Coni

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Il governo del calcio italiano è qualcosa di surreale, non incomprensibile - peggio fanno e più si danno sostegno l'uno con l'altro, questo si capisce benissimo - ma assolutamente lontano dalla realtà e da qualsiasi forma di controllo. Quello del consiglio federale della Federcalcio, di Giancarlo Abete e di tutto il governo del calcio italiano - responsabile del più clamoroso crac della storia azzurra ai mondiali - ha addirittura forma gassosa. Cerchi di stringere qualcosa o qualcuno ma non acchiappi niente, si dissolvono e si ricompongono. Nessuno ovviamente si è dimesso, tutti erano d'accordo a restare. Nessun processo, niente resa dei conti, solo la pantomima di una mezza norma sull'unico extracomunitario tesserabile che non cambierà nulla. I vivai? I giovani? La riforma dei campionati? Gli stranieri? Aria. Buone per far scena il giorno dopo l'eliminazione azzurra: poi tutti si dimenticano, si stancano, e quelli nel frattempo si fanno attraversare tranquillamente dall'esplosione. Sono fatti d'aria del resto.
Intanto fa qualcosa il presidente del Coni Gianni Petrucci, che vedeva il calcio nella palude e aveva avute garantite soluzioni vere? Per caso bussa all'ufficio di Abete e gli dice: "Scusa, ma tu così mi prendi in giro"? Certo che no. Fa qualcosa il sottosegretario allo sport Crimi, che vorrebbe programmi concreti, ma a sua volta passa da una chiacchiera all'altra? Certo che no. Qualcun altro fa qualcosa? No. Servono a qualcosa Coni e ministero? No. Aria anche quella...