Chissà se questo Mondiale calcisticamente bruttino e sghembo, segnato da una valanga di errori nella semifinale da parte di tedeschi e spagnoli che a un certo punto sembravano l'Italia di Lippi per la quantità industriale di facili appoggi sbagliati, di palle perse a centro campo, di passaggi al portiere e di gol fatti e buttati al cane da Pedrito El Drito, servirà almeno a mettere definitivamente a riposo la più stupida e quindi ripetuta delle battute, quella dell'inglese Gary Lineker.
Per i pochi sventurati che non la conoscessero, la frusta citazione dell'attaccante british puntualmente rispolverata a ogni vittoria dei Tedeschi spiega che "il calcio è uno sport giocato da 22 uomini che corrono, guidati da un arbitro che commette una vagonata di errori e nel quale comunque alla fine vince la Germania". Tranne che quando perde, si dovrebbe aggiungere, visto che lo fa spesso, soprattutto con le squadre di carattere latino, euro o americano, che puntualmente gli smontano gli ingranaggi a orologeria fino a ridurli a un mucchio di rotelline fuori posto come ieri e come accadde nel 1970 quando i Tedeschi scioppiati si dimenticarono di Gianni Rivera solo davanti al portiere per il 4 a 3 o nel 2006 quando lasciarono Grosso in perfetta solitudine dentro l'area di rigore, libero di sparare il tiro della vita su passaggio di Pirlo, eliminandoli in casa loro, a Dortmund, altro che arbitri.
Ma già un Mondiale dove soltanto un polpo azzecca i pronostici non può essere preso troppo sul serio. Se Dio vuole, domenica, dopo la solita, inutile, straziante finalina di sabato per un terzo posto che nessun ricorderà 24 ore dopo (chi si classificò terzo nel 2006? Rispondere subito senza ricorrere a Gògol, come farebbe Berlusconi) è finita e il polpo tornerà a essere buono soltanto bollito. Come Lineker, che finì la carriera alla maniera di Cannavaro in Dubai, a raschiare gli ultimi soldi nella squadra aziendale della Toyota, praticamente la Juve giapponese, la galattica "Nagoya Grampus Eight".
(Qualcuno si ricorda ancora di quella video clip ad alto tasso etilico diffusa su You Tube alla vigilia del Mondiale nella quale un gruppo di tedeschi ciucchi persi invocava che "Nur nicht Italien", basta che non vinca l'Italia? Chi gufa sarà gufato. La Germania resta a tre stelle).
Per i pochi sventurati che non la conoscessero, la frusta citazione dell'attaccante british puntualmente rispolverata a ogni vittoria dei Tedeschi spiega che "il calcio è uno sport giocato da 22 uomini che corrono, guidati da un arbitro che commette una vagonata di errori e nel quale comunque alla fine vince la Germania". Tranne che quando perde, si dovrebbe aggiungere, visto che lo fa spesso, soprattutto con le squadre di carattere latino, euro o americano, che puntualmente gli smontano gli ingranaggi a orologeria fino a ridurli a un mucchio di rotelline fuori posto come ieri e come accadde nel 1970 quando i Tedeschi scioppiati si dimenticarono di Gianni Rivera solo davanti al portiere per il 4 a 3 o nel 2006 quando lasciarono Grosso in perfetta solitudine dentro l'area di rigore, libero di sparare il tiro della vita su passaggio di Pirlo, eliminandoli in casa loro, a Dortmund, altro che arbitri.
Ma già un Mondiale dove soltanto un polpo azzecca i pronostici non può essere preso troppo sul serio. Se Dio vuole, domenica, dopo la solita, inutile, straziante finalina di sabato per un terzo posto che nessun ricorderà 24 ore dopo (chi si classificò terzo nel 2006? Rispondere subito senza ricorrere a Gògol, come farebbe Berlusconi) è finita e il polpo tornerà a essere buono soltanto bollito. Come Lineker, che finì la carriera alla maniera di Cannavaro in Dubai, a raschiare gli ultimi soldi nella squadra aziendale della Toyota, praticamente la Juve giapponese, la galattica "Nagoya Grampus Eight".
(Qualcuno si ricorda ancora di quella video clip ad alto tasso etilico diffusa su You Tube alla vigilia del Mondiale nella quale un gruppo di tedeschi ciucchi persi invocava che "Nur nicht Italien", basta che non vinca l'Italia? Chi gufa sarà gufato. La Germania resta a tre stelle).