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Una partita apertissima

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LA BANDA di tricoteurs di Del Bosque mette in mostra tutto il campionario di ricami: punto Assisi, punt'erba, punto croce. Una delizia, ma si continua a non passare. Poi arriva, su corner, una craniata pazzesca di Puyol e per la Spagna si spalancano le porte della prima finale mondiale. Puyol è uno stopper simpatico, catalano più che spagnolo, col sogno di finire la carriera al Milan.

Vederlo decidere, in mezzo a tanti fini dicitori, è un po' come immaginarsi un cavernicolo con la clava interrompere un balletto Fracci- Nureyev, ma anche così va il calcio, e comunque non va dalla parte sbagliata. La partita la fa per larghissimi tratti la Spagna. Che ha il merito, notevole, di non rinunciare di una virgola alle sue caratteristiche. Piacciano o non piacciano. L'unica precauzione del ct è di partire con una punta, Pedro, più incisiva di Torres, e i fatti gli danno ragione, anche se Pedro non segna e nel finale meriterebbe di essere tolto perch&ea…
LA BANDA di tricoteurs di Del Bosque mette in mostra tutto il campionario di ricami: punto Assisi, punt'erba, punto croce. Una delizia, ma si continua a non passare. Poi arriva, su corner, una craniata pazzesca di Puyol e per la Spagna si spalancano le porte della prima finale mondiale. Puyol è uno stopper simpatico, catalano più che spagnolo, col sogno di finire la carriera al Milan.

Vederlo decidere, in mezzo a tanti fini dicitori, è un po' come immaginarsi un cavernicolo con la clava interrompere un balletto Fracci- Nureyev, ma anche così va il calcio, e comunque non va dalla parte sbagliata. La partita la fa per larghissimi tratti la Spagna. Che ha il merito, notevole, di non rinunciare di una virgola alle sue caratteristiche. Piacciano o non piacciano. L'unica precauzione del ct è di partire con una punta, Pedro, più incisiva di Torres, e i fatti gli danno ragione, anche se Pedro non segna e nel finale meriterebbe di essere tolto perché in due contro uno s'accartoccia per egoismo. Anche la Germania cambia un uomo, obbligata dalla squalifica di Muller, ed è qui probabilmente che perde la partita. Non sembra, ma l'assenza di questo trequartista atipico, alto ma anche veloce, riesce contemporaneamente a indebolire sia il centrocampo sia l'attacco. Quasi addomesticati Klose e Podolski, molto al di sotto di quello che avevano fin qui mostrato i centrocampisti, da Ozil a Schweinsteiger. Con queste carenze, la Germania si limita a una partita di contenimento difensivo, rischiando molto, ma neanche troppo. Perché le trame fini e fitte degli spagnoli trovano sempre un polpaccio, un gluteo, un piede o una nuca che sbrogliano la situazione. Che la Germania non sia quella spavalda ammirata con Inghilterra e Argentina lo dice la scarsa pericolosità in contropiede. Lascia fare la partita alla Spagna, ma non ne approfitta. È una strana semifinale. Nel primo tempo, l'arbitro fischia solo cinque falli. Il primo, se non sbaglio, dopo 25'.

La famosa importanza della posta in palio condiziona, non si capisce perché, più la Germania, alla terza semifinale mondiale consecutiva. C'è una logica, a volte non evidente, nel calcio. Questa partita era anche la finale degli Europei 2008, e aveva vinto la Spagna. Non è una vergogna, per la Germania, e non bisogna cancellare tutto quello di positivo scritto fin qui. I momenti di calcio più bello e moderno li ha dati la Germania. Però, non basta l'assenza di Muller a spiegare il calo. La grande disinvoltura, quasi spavalderia, con cui aveva affrontato, rifilando quattro gol, potenze del calcio mondiale, ieri non s'è vista, se non in un assalto finale abbastanza patetico, più obbligatorio che pericoloso. Chi vincerà è difficile dire. Per come gioca, l'Olanda è più simile alla Germania, mentre la Spagna è un caso a sé. Fin qui, rappresenta un buon modello, che a volte esagera con l'esibizione tecnica fino a risultare stucchevole, buono ma difficilmente imitabile.