DURBAN - Il mondo sarà una lotta tra van Gogh e Picasso. E tra due tavolozze: piene di arancione e di rosso. Va in finale per la prima volta la Spagna, la nuova Olanda. Rivoluzionata da Almodovar, Zapatero, e dalla matura movida di Barcellona. Più libera con la mente, con il cuore, e anche con il sesso. E grazie ad un capellone di 33 anni, a Carles Puyol, che è il Cannavaro spagnolo, e che sembra il fratello di Franco Califano. Nella città dove Gandhi, giovane avvocato, fece pratica delle prime ingiuste (fiscali) verso la comunità indiana e inventò la resistenza passiva, poi adottata da Mandela e dal suo movimento, la Spagna ha fatto altrettanto. Per poi colpire di testa. Vanno in finale i vivai di Real Madrid e Barcellona, perché sugli undici dello schieramento iniziale, solo due giocatori erano del Valencia e del Villarreal (Villa e Capdevila). E va in finale una squadra che gioca tutta in Spagna, già capace di vincere l'europeo e di far crescere i suoi giovani. Un gruppo affiatato, forse un po' troppo egoista, ma un prodotto moderno del calcio del vecchio continente. E di una società che se anche in crisi ha saputo rinnovarsi. Bella e scanzonata come l'Olanda di una volta. Cantava Ivan Graziani: "L'Olanda è lontana dai nostri confini e sento i campi e i fiori ed i mulini a vento girare dentro me".
Era l'Arancia meccanica. Troppa libera per noi: la prostituzione legalizzata dal 1988, l'omosessualità dal 1811, la droga tollerata dagli anni '70, la legge sull'aborto approvata dall'81-84. E le facce bianche di Cruyff, Neeskens, Rensenbrink. Precisi come impiegati del catasto in campo, scanzonati come rock star fuori, gente che sapeva godersi la vita, il calcio, il sesso. Infatti il loro allenatore Rinus Michels insisteva perché tutti trattassero la palla con confidenza, perché certi passaggi sono manuali di democrazia. In 11 si va avanti, in 11 si torna indietro. Una sana trasgressione. Quei capelloni avevano imparato a giocare sui marciapiedi di Amsterdam, a calcolare bene il rimbalzino della strada, slalom stretti, palla bassa, poca libertà di sbagliare. Ma i fanatismi consumano e fanno disastri. Due sconfitte mondiali in finale, nel '74 e '78, sempre contro i padroni di casa. E il titolo di Grande Incompiuta. E poi le facce divennero nere, con le treccioline rasta, l'Olanda si apriva al mondo, dava asilo, prendeva in prestito altri muscoli: Gullit, Rijkaard, Seedorf, Davids, Kluivert. Fisici splendidi, da ammirare. Non freddi e ossuti come quelli di Van Basten e di Dennis Bergkamp. L'Olanda dava spettacolo, ma non vinceva. Da qui altro titolo: i dominatori che perdono.
Capita: ti riesce l'eccezionale, ma non l'ordinario. Tu fai la meringa, gli altri ti fregano con un buon tozzo di pane. Ma intanto il gusto per l'originalità si perdeva e l'Olanda, 16,3 milioni di abitanti, 19% di immigrati, diventava più realista e più chiusa. Soprattutto dopo l'assassinio di Theo van Gogh, avvenuto il 2 novembre 2004 alle 8.45 di mattina: il suo sicario, in possesso di doppia cittadinanza marocchina e olandese, vestito con una djellaba, indumento tradizionale arabo, gli sparò otto colpi di pistola e poi gli tagliò la gola in pieno centro di Amsterdam per eseguire una fatwa legata alla pubblicazione del suo cortometraggio "Submission". Così dal 2006 il "Civic Integration Examination", impone a chi vuol diventare immigrato permanente, corsi di olandese e di orientamento sociale. In più bisogna essere disponibili a vedere un video che include scene di nudo etero ed omosessuale.
E tutto questo prima di trasferirsi nei Paesi Bassi. L'asilo politico si ottiene in 48 ore, ma poi bisogna avere un atteggiamento attivo e ricambiare con 5 anni di volontariato. Oggi va di moda il leader populista Geert Wilders che ha proposto la chiusura totale per gli immigrati provenienti da paesi islamici. E il gruppo bianco the "Big Four": Van der Vaart-Sneijder-Robben-Van Persie. Deciso a chiudere ogni speranza agli altri.
Era l'Arancia meccanica. Troppa libera per noi: la prostituzione legalizzata dal 1988, l'omosessualità dal 1811, la droga tollerata dagli anni '70, la legge sull'aborto approvata dall'81-84. E le facce bianche di Cruyff, Neeskens, Rensenbrink. Precisi come impiegati del catasto in campo, scanzonati come rock star fuori, gente che sapeva godersi la vita, il calcio, il sesso. Infatti il loro allenatore Rinus Michels insisteva perché tutti trattassero la palla con confidenza, perché certi passaggi sono manuali di democrazia. In 11 si va avanti, in 11 si torna indietro. Una sana trasgressione. Quei capelloni avevano imparato a giocare sui marciapiedi di Amsterdam, a calcolare bene il rimbalzino della strada, slalom stretti, palla bassa, poca libertà di sbagliare. Ma i fanatismi consumano e fanno disastri. Due sconfitte mondiali in finale, nel '74 e '78, sempre contro i padroni di casa. E il titolo di Grande Incompiuta. E poi le facce divennero nere, con le treccioline rasta, l'Olanda si apriva al mondo, dava asilo, prendeva in prestito altri muscoli: Gullit, Rijkaard, Seedorf, Davids, Kluivert. Fisici splendidi, da ammirare. Non freddi e ossuti come quelli di Van Basten e di Dennis Bergkamp. L'Olanda dava spettacolo, ma non vinceva. Da qui altro titolo: i dominatori che perdono.
Capita: ti riesce l'eccezionale, ma non l'ordinario. Tu fai la meringa, gli altri ti fregano con un buon tozzo di pane. Ma intanto il gusto per l'originalità si perdeva e l'Olanda, 16,3 milioni di abitanti, 19% di immigrati, diventava più realista e più chiusa. Soprattutto dopo l'assassinio di Theo van Gogh, avvenuto il 2 novembre 2004 alle 8.45 di mattina: il suo sicario, in possesso di doppia cittadinanza marocchina e olandese, vestito con una djellaba, indumento tradizionale arabo, gli sparò otto colpi di pistola e poi gli tagliò la gola in pieno centro di Amsterdam per eseguire una fatwa legata alla pubblicazione del suo cortometraggio "Submission". Così dal 2006 il "Civic Integration Examination", impone a chi vuol diventare immigrato permanente, corsi di olandese e di orientamento sociale. In più bisogna essere disponibili a vedere un video che include scene di nudo etero ed omosessuale.
E tutto questo prima di trasferirsi nei Paesi Bassi. L'asilo politico si ottiene in 48 ore, ma poi bisogna avere un atteggiamento attivo e ricambiare con 5 anni di volontariato. Oggi va di moda il leader populista Geert Wilders che ha proposto la chiusura totale per gli immigrati provenienti da paesi islamici. E il gruppo bianco the "Big Four": Van der Vaart-Sneijder-Robben-Van Persie. Deciso a chiudere ogni speranza agli altri.